Gruppo Cinque Terre

 

A partire dal 4 dicembre 2016, il Gruppo Cinque Terre sospende la propria attività e la pubblicazione dell'Ecolettera quindicinale con il numero 80 del 16 novembre 2016. In questo sito sono contenuti 1680 articoli e documenti vari a partire dal febbraio 2009.

 

Alcuni dei fondatori del Gruppo Cinque Terre proseguono il loro impegno partecipando al progetto FioriGialli, un sito web ed un progetto ecologista complessivo che intende sviluppare una integrazione armoniosa di coscienza ecologica, responsabilità sociale e consapevolezza spirituale.

Il Team FioriGialli cura l'aggiornamento del portale web tra cui:

 

*i Dossier FioriGialli, 12 riviste-archivio online che costituiscono un luogo di approfondimento e studio delle diverse tematiche 

 

*FioriGialli Eventi e News per conoscere gli eventi sul territorio e le notizie più significative.

 

*Campagne FioriGialli, iniziative culturali nazionali ed internazionali  su specifici temi, che sono anche occasione  di aggregazione ed organizzazione

e molto altro ancora....

 

Dall'ottobre 2017 Le Newsletter Fiorigialli saranno inviate anche agli iscritti alle Newsletter del Gruppo Cinque Terre.

 

Auguri a tutti noi !

Un Mediterraneo croce e delizia…. di plastica e di rumore

  di Enza Plotino *

 

Il Mediterraneo, un “piccolo mare” che conserva e nasconde grandi bellezze e tante sorprese nei due mondi, quello sommerso e quello scaldato dal sole. Il Mare Nostrum, chiuso tra Europa, Asia e Africa, su cui si affacciano coste, penisole abitate da tanti popoli diversi e isole come la Sardegna per la quale rappresenta una culla, una protezione, ma anche una via di comunicazione con il resto del mondo. E gli abitanti di queste terre hanno sempre sfruttato a piene mani le risorse che il Mediterraneo ha benevolmente ceduto. Un mare buono infatti, è il Mediterraneo. Mai nessuno nei millenni passati né ha parlato con spavento o paura. Chi lo ha attraversato e lo attraversa tutt’ora, così come chi vive sulle sue coste, lo guarda con affetto, mai con angoscia.

 

Ma questo amore sconfinato non ha impedito l’aggressione, quella sì spaventosa, che ne ha fatto la pattumiera di tutti i Paesi che lo abitano, inclusa l’Italia che è, secondo un rapporto dell’Unep, il 3° paese inquinatore dopo la Turchia e la Spagna. Inquinamento da plastiche: di questo è gravemente malato il nostro mare. Ogni giorno finiscono nel Mar Mediterraneo 731 tonnellate di rifiuti di plastica. Nelle zone costiere, comprese le isole, e la Sardegna tra le altre, vivono 208 milioni di persone che producono 361.000 tonnellate di spazzatura al giorno, il 10% plastica, di cui il 2% si riversa nel Mare Nostrum.

 

Atomiche, Italia allucinante

 di Tommaso Di Francesco

 

   ( il manifesto, 28 ottobre 2016 )

Allucinante Matteo Renzi. Allucinante Paolo Gentiloni. Ieri notte era all’ordine del giorno dell’Assemblea generale dell’Onu un voto davvero importante: una risoluzione perché dal 2017 partano i negoziati per un Trattato internazionale che vieti le armi nucleari.

La risoluzione è stata approvata da 123 Paesi, 16 Stati si sono astenuti ma 37 Paesi hanno votato contro, tra cui l’Italia. In compagnia di quasi tutte le nazioni nucleari del mondo e tanti alleati degli Stati uniti che, come l’Italia, hanno sul proprio territorio ogive nucleari.

 

Ecco perché la pericolosità del nucleare è sempre elevatissima

 Nuovi documenti spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è.

 

Alessandro Codegoni *

 

Alcune nuove ricerche spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è. Volendo trovare un lato buono in ogni cosa, si può dire che persino i disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima a qualcosa sono serviti: hanno reso, attraverso controlli, stress test e adeguamenti, il nucleare esistente più sicuro, forse tanto sicuro che disastri di quella portata sono diventati praticamente impossibili. Ma è proprio così? Pare di no.

continua

Riforme democratiche o revisione autoritaria ?

Parte seconda: E’ possibile riformare le regole della politica italiana ?

 

di Massimo Marino


Prima di chiederci se è possibile riformare le regole della politica italiana e in quale direzione è bene chiederci: E’ davvero necessario? Perché ? La modifica proposta di un terzo degli articoli della Costituzione, in particolare quello che riguarda il ruolo degli elettori e degli organismi rappresentativi, è una riforma utile al paese o una revisione delle regole imposta da una minoranza che ritiene necessario fuoriuscire dall’attuale sistema democratico di rappresentanza nato con la Costituzione ? La revisione nel suo insieme proposta ( Senato non più eletto dai cittadini, Camera controllata da una minoranza con l’Italicum, competenze svuotate delle Regioni, Province evanescenti, Comuni alla fame), è tecnicamente in grado di permettere l’istituzionalizzazione di un sistema autoritario. La somiglianza con le proposte della P2 di Gelli degli anni ’80 ( il cosiddetto Piano di rinascita nazionale ) è impressionante. Si propongono regole elettorali oligarchiche paragonabili a quella dell’epoca fascista con la legge Acerbo e alla proposta fallita De Gasperi-Tambroni degli anni ’50 respinta dal paese dopo dure proteste di piazza.

 

E’ utile riformare alcuni aspetti della Costituzione ma soprattutto le regole elettorali e istituzionali che negli anni ne hanno distorto le parti più nobili, più semplici e comprensibili. Fare tutto il contrario del renzismo, ultima versione dei tanti revisori ( non riformatori) degli ultimi 20 anni che non ne hanno combinata una giusta. E’ inutile però nascondere che non esiste un dibattito vero e allargato su un percorso riformatore da opporre al renzismo e nella prima parte di questo intervento si è indicato come sono falliti i modesti e maldestri tentativi di avviarlo. Fra i fautori del NO al referendum e i critici dell’Italicum c’è di tutto, compresi vari pericolosi guastatori ( di destra e di sinistra) le cui confuse idee se attuate peggiorerebbero la situazione. Se dovessimo vincere il referendum e respingere la revisione renzista e si confermasse per l’Italicum l’incostituzionalità del Porcellum ci potremmo trovare nella paradossale situazione di non avere proposte. Urge quindi avere delle idee, avere sedi di dibattito serio, riportare democrazia e partecipazione al centro della scena. Insomma: grande unità, grande partecipazione, serrato dibattito. Altrimenti stiamo semplicemente diffondendo illusioni.


La giustizia climatica non può attendere

 Intervista a Dorothee Häussermann. L’attivista tedesca spiega perché la disobbedienza civile è l’unica arma che abbiamo per fermare il consumo di combustibili fossili. «C’è un enorme lavoro da fare per riorganizzare radicalmente la nostra vita quotidiana e oggi abbiamo la tecnologia per farlo. Bisogna politicizzare il senso comune. Chi punta sul carbone sappia che saremo un costo altissimo per il suo investimento»

di Daniela Balicco °

Lo scorso luglio è stato il mese più caldo di sempre. Le temperature medie mondiali continuano a salire. Sono 360 ormai i mesi consecutivi con una temperatura più alta rispetto a quella media registrata durante tutto il secolo scorso. 360 mesi di fila, 30 anni. E il 2016 si preannuncia già come l’anno che batterà ogni record. Se dai protocolli di Kyoto agli accordi di Parigi qualche passo in avanti è pure stato fatto, la velocità del riscaldamento climatico e soprattutto l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera (dal 2014 siamo ben oltre la soglia dei 350 ppm, ritenuta da molti climatologi, fra cui James Hansen, come la soglia di concentrazione oltre cui la biosfera è a rischio) richiederebbero azioni istituzionali, drastiche e immediate.

Riforme democratiche o revisione autoritaria ?

 Parte prima: La primavera mancata dei referendum e le nebbie dell’autunno istituzionale


di Massimo Marino


Si è’ clamorosamente sgonfiata “la primavera dei referendum” e ci infiliamo in un complicato autunno dove nella nebbia si rischia di non capirci più nulla. In realtà tutto era prevedibile, anzi era già successo. Poiché sbagliare è umano e perseverare non è diabolico ma decisamente sciocco è ora di mettere in fila gli avvenimenti, gli errori, e qualche proposta per uscirne.

L’iniziativa referendaria (12 quesiti), preceduta dall’anomalo avvio del referendum fallito per mancanza di quorum sulle trivelle promosso da varie Regioni (una formula senza raccolta firme che si è mostrata ingestibile) riguardava ben quattro diverse aree d’interesse:

 

Il Kurdistan iracheno e lo scenario di un vero Stato curdo

di Fernando D'Aniello - Mideast Flashpoints *

La guerra contro lo Stato Islamico procede su più fronti: se quello più noto per il mondo occidentale è il conflitto localizzato in Siria, da diversi mesi i miliziani del Califfato vengono respinti anche nel loro confine orientale; nei prossimi mesi la battaglia per la città irachena di Mosul, localizzata nel nord- ovest del paese, verso il confine siriano, sarà decisiva per la sopravvivenza stessa del Califfato.


Il grosso delle forze che sta conducendo gli attacchi contro lo Stato Islamico lungo il confine orientale è costituito dai Peshmerga della Regione autonoma del Kurdistan (per i curdi, il Kurdistan meridionale). Nel 1991, dopo la fine della Prima guerra del Golfo, la parte settentrionale dell’Iraq si liberò della presenza dell’esercito iracheno e cominciò ad autogovernarsi: si tratta della regione intorno alle città di Arbil, Dohuk e Sulaymaniyya e abitata in prevalenza da curdi, che costituivano circa un quinto della popolazione irachena e che erano stati al centro di attacchi brutali dell’esercito di Saddam (tra cui la strage di Halabja del 1988). Fu quello, secondo alcuni osservatori, il tentativo meglio riuscito di costruzione di uno Stato curdo in tempi moderni: nel 1992 fu eletto un Parlamento e le milizie Peshmerga furono trasformate in forze di difesa regionale.

Olimpiadi, la sponda di Malagò per uscire dalla tempesta

 Giovanni Malagò, il numero uno del Coni, tende una mano alla sindaca Virginia Raggi, offrendole la via di fuga olimpica per uscire dalla bufera che si è abbattuta sulla giunta capitolina. La candidatura di Roma per il 2024 infatti non è l’ultimo dei perni attorno a cui ruota la «tempesta perfetta», come l’ha definita l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, che scuote il governo pentastellato della Capitale.