Gruppo Cinque Terre

A partire da oggi il Gruppo Cinque Terre sospende la propria attività e la pubblicazione dell'Ecolettera quindicinale

Auguri a tutti noi !

Nessun accordo su Cipro, il «sultano» punta all’annessione


di Dimitri Deliolanes *

Non ci sono segreti nel progetto politico di Erdogan. Egli stesso lo ha rivelato molte volte pubblicamente: è la «grande Turchia», non in termini ideali ma molto, moltissimo, materiali, cioè territoriali. Al sultano di Ankara non basta l’ambizione di diventare la guida dei musulmani sunniti. Vuole anche ridare alla Turchia quella dimensione imperiale che aveva in epoca ottomana. Per ottenere questo duplice obiettivo egli deve guadagnarsi il titolo di gazi, cioè del conquistatore di terre infedeli.

Ecco perché Erdogan si agita in maniera scomposta alle sue frontiere: ha invaso la Siria e l’Iraq e ora minaccia apertamente le frontiere esistenti con la Grecia. Le frontiere «del nostro cuore», come ha detto, comprendono Mosul, Kirkuk, Aleppo, ma anche Salonicco, la Tracia e un bel po’ di isole dell’Egeo. Erdogan apre un fronte dietro l’altro, convinto di potersi destreggiare nelle pieghe del contrasto tra Mosca e Washington e di ricattare spudoratamente un’Europa incapace di gestire in maniera solidale l’ondata di profughi. Si crede l’unico furbo e potente, circondato da leader confusi e codardi.

 

La foresta è agli sgoccioli e il business del legno rischia il crollo

Secondo il WWF, la domanda globale di legname potrebbe triplicare entro il 2050. La domanda di prodotti in legno e carta continua aa crescere, così come l'uso aumento del legno come materia prima per la bioenergia.

 

E - ecco la notizia scioccante - non abbiamo più tutto questo legno. Ai paesi leader delle esportazioni di legname restano pochi anni, poi tutto sarà finito, se non saranno attuate immediatamente misure di protezione al Brasile restano solo 16 anni di foreste da legname, al Sudafrica 7 anni, alla Colombia 12 anni, il Messico 9 anni, alla Nigeria 11 anni, alla Thailandia 9 anni e ia Pakistan 10 anni. Le foreste primarie sono in via di esaurimento a un ritmo allarmante, gli esempi più estremi che sono la Nigeria, che ha perduto il 99 per cento delle foreste primarie, e il Vietnam che ne ha perduto l’80 per cento in soli 25 anni.

 

 

Usa: La fine dell’illusione democratica

 di Fabrizio Tonello *

 

In un raro momento di sincerità durante la campagna elettorale Hillary Clinton ha detto: «I am not a born politician, like my husband and president Obama», non sono un politico nato, come mio marito e Obama. In effetti è vero: sia Bill Clinton che Barack Obama sono due leader che entrano immediatamente in sintonia con le folle, piccole o grandi, che lo ascoltano: di cosa siano capaci lo abbiamo visto infinite volte. Hillary Clinton non ha questo talento ma è una che ci prova, che non molla mai, che lavora 16 ore al giorno e che, presentandosi come il candidato della continuità in un anno in cui il 53% degli americani voleva il cambiamento, ha comunque preso più voti del suo avversario. Solo l’antidemocratico sistema elettorale, non la volontà della maggioranza degli elettori, ha consegnato la presidenza a Trump sottraendola a lei.

 

Checché ne dicano molti commentatori, il problema non era il candidato ma il partito. E il partito, oggi, non ha leader, non ha programma, non ha una visione del mondo su cui riconquistare la maggioranza degli americani.

 

Un Mediterraneo croce e delizia…. di plastica e di rumore

  di Enza Plotino *

 

Il Mediterraneo, un “piccolo mare” che conserva e nasconde grandi bellezze e tante sorprese nei due mondi, quello sommerso e quello scaldato dal sole. Il Mare Nostrum, chiuso tra Europa, Asia e Africa, su cui si affacciano coste, penisole abitate da tanti popoli diversi e isole come la Sardegna per la quale rappresenta una culla, una protezione, ma anche una via di comunicazione con il resto del mondo. E gli abitanti di queste terre hanno sempre sfruttato a piene mani le risorse che il Mediterraneo ha benevolmente ceduto. Un mare buono infatti, è il Mediterraneo. Mai nessuno nei millenni passati né ha parlato con spavento o paura. Chi lo ha attraversato e lo attraversa tutt’ora, così come chi vive sulle sue coste, lo guarda con affetto, mai con angoscia.

 

Ma questo amore sconfinato non ha impedito l’aggressione, quella sì spaventosa, che ne ha fatto la pattumiera di tutti i Paesi che lo abitano, inclusa l’Italia che è, secondo un rapporto dell’Unep, il 3° paese inquinatore dopo la Turchia e la Spagna. Inquinamento da plastiche: di questo è gravemente malato il nostro mare. Ogni giorno finiscono nel Mar Mediterraneo 731 tonnellate di rifiuti di plastica. Nelle zone costiere, comprese le isole, e la Sardegna tra le altre, vivono 208 milioni di persone che producono 361.000 tonnellate di spazzatura al giorno, il 10% plastica, di cui il 2% si riversa nel Mare Nostrum.

 

Atomiche, Italia allucinante

 di Tommaso Di Francesco

 

   ( il manifesto, 28 ottobre 2016 )

Allucinante Matteo Renzi. Allucinante Paolo Gentiloni. Ieri notte era all’ordine del giorno dell’Assemblea generale dell’Onu un voto davvero importante: una risoluzione perché dal 2017 partano i negoziati per un Trattato internazionale che vieti le armi nucleari.

La risoluzione è stata approvata da 123 Paesi, 16 Stati si sono astenuti ma 37 Paesi hanno votato contro, tra cui l’Italia. In compagnia di quasi tutte le nazioni nucleari del mondo e tanti alleati degli Stati uniti che, come l’Italia, hanno sul proprio territorio ogive nucleari.

 

Ecco perché la pericolosità del nucleare è sempre elevatissima

 Nuovi documenti spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è.

 

Alessandro Codegoni *

 

Alcune nuove ricerche spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è. Volendo trovare un lato buono in ogni cosa, si può dire che persino i disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima a qualcosa sono serviti: hanno reso, attraverso controlli, stress test e adeguamenti, il nucleare esistente più sicuro, forse tanto sicuro che disastri di quella portata sono diventati praticamente impossibili. Ma è proprio così? Pare di no.

continua

Riforme democratiche o revisione autoritaria ?

Parte seconda: E’ possibile riformare le regole della politica italiana ?

 

di Massimo Marino


Prima di chiederci se è possibile riformare le regole della politica italiana e in quale direzione è bene chiederci: E’ davvero necessario? Perché ? La modifica proposta di un terzo degli articoli della Costituzione, in particolare quello che riguarda il ruolo degli elettori e degli organismi rappresentativi, è una riforma utile al paese o una revisione delle regole imposta da una minoranza che ritiene necessario fuoriuscire dall’attuale sistema democratico di rappresentanza nato con la Costituzione ? La revisione nel suo insieme proposta ( Senato non più eletto dai cittadini, Camera controllata da una minoranza con l’Italicum, competenze svuotate delle Regioni, Province evanescenti, Comuni alla fame), è tecnicamente in grado di permettere l’istituzionalizzazione di un sistema autoritario. La somiglianza con le proposte della P2 di Gelli degli anni ’80 ( il cosiddetto Piano di rinascita nazionale ) è impressionante. Si propongono regole elettorali oligarchiche paragonabili a quella dell’epoca fascista con la legge Acerbo e alla proposta fallita De Gasperi-Tambroni degli anni ’50 respinta dal paese dopo dure proteste di piazza.

 

E’ utile riformare alcuni aspetti della Costituzione ma soprattutto le regole elettorali e istituzionali che negli anni ne hanno distorto le parti più nobili, più semplici e comprensibili. Fare tutto il contrario del renzismo, ultima versione dei tanti revisori ( non riformatori) degli ultimi 20 anni che non ne hanno combinata una giusta. E’ inutile però nascondere che non esiste un dibattito vero e allargato su un percorso riformatore da opporre al renzismo e nella prima parte di questo intervento si è indicato come sono falliti i modesti e maldestri tentativi di avviarlo. Fra i fautori del NO al referendum e i critici dell’Italicum c’è di tutto, compresi vari pericolosi guastatori ( di destra e di sinistra) le cui confuse idee se attuate peggiorerebbero la situazione. Se dovessimo vincere il referendum e respingere la revisione renzista e si confermasse per l’Italicum l’incostituzionalità del Porcellum ci potremmo trovare nella paradossale situazione di non avere proposte. Urge quindi avere delle idee, avere sedi di dibattito serio, riportare democrazia e partecipazione al centro della scena. Insomma: grande unità, grande partecipazione, serrato dibattito. Altrimenti stiamo semplicemente diffondendo illusioni.


La giustizia climatica non può attendere

 Intervista a Dorothee Häussermann. L’attivista tedesca spiega perché la disobbedienza civile è l’unica arma che abbiamo per fermare il consumo di combustibili fossili. «C’è un enorme lavoro da fare per riorganizzare radicalmente la nostra vita quotidiana e oggi abbiamo la tecnologia per farlo. Bisogna politicizzare il senso comune. Chi punta sul carbone sappia che saremo un costo altissimo per il suo investimento»

di Daniela Balicco °

Lo scorso luglio è stato il mese più caldo di sempre. Le temperature medie mondiali continuano a salire. Sono 360 ormai i mesi consecutivi con una temperatura più alta rispetto a quella media registrata durante tutto il secolo scorso. 360 mesi di fila, 30 anni. E il 2016 si preannuncia già come l’anno che batterà ogni record. Se dai protocolli di Kyoto agli accordi di Parigi qualche passo in avanti è pure stato fatto, la velocità del riscaldamento climatico e soprattutto l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera (dal 2014 siamo ben oltre la soglia dei 350 ppm, ritenuta da molti climatologi, fra cui James Hansen, come la soglia di concentrazione oltre cui la biosfera è a rischio) richiederebbero azioni istituzionali, drastiche e immediate.