Un EXPÒ tira l’altro

di Guido Viale *

L’Expò 2015 galvanizza la casta (“rimetterà in sesto l’economia”) e ammorba i milanesi. Fare l’Expò è una idea stupida: poteva venire in mente solo a una turista della politica come l’ex sindaco Letizia Moratti. Per Pisapia, il sindaco che l’ha ereditato, è una pietra al collo che porterà a fondo lui, la sua giunta e l’intera cittadinanza.

L’Esposizione Universale aveva senso a metà dell’800, quando non c’era altro modo per mostrare al mondo le “meraviglie” della nuova civiltà industriale. Ma adesso c’è Internet, e prima c’erano già TV e stampa in quadricromia: quelle “meraviglie” le conoscono persino i pinguini del Polo Sud, senza bisogno di mettersi in viaggio per Milano. Le ultime Expò (Lisbona, Hannover, Saragozza, Shanghai) sono state bagni di sangue: metà dei visitatori previsti, una montagna di debiti e, soprattutto, cemento e strutture inutilizzabili e inutilizzate. E’ il destino dell’area (pagata a peso d’oro ai proprietari) e delle installazioni progettate per Expò 2015. Un mercato bloccato azzera l’intento originario di fare sul sito, dopo la sua dismissione, una grande speculazione edilizia.

D’altronde la parte maggiore delle spese previste per l’Expò sono per infrastrutture (Brebemi, Tem, Pedemontana e due nuove linee di metropolitana) che non portano all’Expò; e che non verranno terminate in tempo. Poi c’è la “via d’acqua”: doveva essere un canale navigabile; sarà un rigagnolo di cemento parallelo al Naviglio leonardesco, per alimentare la fontana dell’Expò: 80 milioni.

 

La prospettiva di ritrovarsi una grande “piastra” di cemento abbandonata al posto degli orti della proposta iniziale (“Nutrire il Pianeta”) trasforma il progetto in un incubo. Ma ecco la soluzione: sul sito di Expò abbandonato alla fine della fiera, se ne farà un altro; non proprio un Expò, ma qualcosa di simile. Per esempio le Olimpiadi 2024: altre spese, altre commesse, altre “infrastrutture”, altra mafia, altri esiti fallimentari. Torino, grazie alle Olimpiadi 2006, è la città più indebitata d’Italia. Ma ai suoi cittadini, che ne pagheranno i costi per trent’anni, nessuno lo dice. E Milano già ridimensiona i servizi, o ne aumenta le tariffe, purché non vengano messe in discussione le spese dell’Expò. Ma crescono in città comitati che si riconoscono nella parola d’ordine NoExpò; che ormai non può più portare al blocco del Grande Evento, ma si trasforma, come è accaduto con parole d’ordine come NoTav, NoTem, NoTriv, No Dal Molin, No Ponte, NoNav, non nell’invito a “non fare” niente, come sostiene la casta; ma in una scuola di consapevolezza, di solidarietà e di democrazia per promuovere e rivendicare le cose da cui dipendono difesa e miglioramento della vita cittadina.

 

5 ottobre 2013