Oggi, a Parigi, la sinistra italiana, greca e francese lancia la sfida agli euro-tecnocrati di Bruxelles.

( di  Sergio Di Cori Modigliani  -12 settembre 2015 )

Questo pomeriggio, a Parigi, nel corso della Fete de l’Humanitè, diversi esponenti politici europei della zona euro si incontreranno per lanciare un progetto e un piano politico progressista in alternativa a questa Europa che non funziona. Qui di seguito, vi propongo la lettura di un comunicato scritto dai rappresentanti greco, francese e italiano che in Italia è stato messo a disposizione e diffuso dal sito web Huffington post. Si parte da dove Beppe Grillo si è fermato per scelta, il 31 Maggio 2014, dopo le elezioni europee.
 
Nel testo, firmato da Stefano Fassina, Jean Luc Melenchon, e Yannis Varoufakis  infatti, vengono fatte alcune specifiche proposte che nascono da una riflessione comune e necessaria tra i popoli del Mediterraneo. Sono le stesse che avevamo elaborato (il “noi” sta per coloro che allora pensavano che il M5s intendesse andare in Europa per dar battaglia) nella primavera del 2014, quando, su invito di Grillo e Casaleggio, scrissi il libro “La voce dei 5 stelle” per loro volontà modificato in “Vinciamo noi”, nel quale si chiamava a raccolta la parte pensante e ribelle dell’Europa, con la prospettiva di andare a proporre la discussione dei trattati, la loro rinegoziazione e, in seconda istanza, un’alleanza tra i paesi del mediterraneo per una politica comune e la proposta di un modello immediatamente operativo di moneta alternativa momentanea per dare inizio a una forma collettiva di economia circolare e funzionale per l’intera collettività. Il libro si concludeva con il manifesto di Ventotene. E’ stato un momento di grande entusiasmo, quando il M5s era ancora visto come modello di aggregazione di un diverso e avanzato approccio alle questioni squisitamente politiche dell’Europa. Finite le elezioni e chiuse le urne, per motivi che rimarranno, per il sottoscritto, avvolti in un insondabile mistero, molto vicino a un dichiarato suicidio movimentista, è stata scelta l’opzione “uscita dall’euro” tout court. Poiché, da noi, in Italia, non è mai accettabile discutere con serenità (ancorché intinta di forte passione) di questioni politiche, non vi è stata alcuna possibilità di confrontarsi, discutere, dibattere su quella scelta che ha condannato il M5s alla totale irrilevanza politica in Europa, degradando se stesso a una banale piattaforma di lancio con finalità elettorali. Quella scelta ha prodotto un vuoto sociale molto grande. Grazie all’impegno di una robusta personalità forte, molto strutturata, come Yannis Varoufakis, da oggi, in Europa, si riapre il dibattito, il confronto, la proposta.
Ciò che più conta: si lancia un progetto chiaro e netto per una alternativa reale, realistica, fattibile. Buona lettura.
 
Sostengono Melenchon, Varoufakis, Fassina:
 
 Il nostro piano per rompere con questa Europa
 Il 13 luglio scorso, il governo democraticamente eletto di Alexis Tsipras è stato messo in ginocchio dall’Unione europea. “L”accordo” del 13 luglio è stato in realtà un coup d’état, messo in atto attraverso la chiusura delle banche greche indotta dalla Banca centrale europea, con la minaccia che non sarebbero state riaperte finché il governo non avesse accettato una nuova versione di quel fallimentare programma. Il motivo? L’Europa ufficiale non poteva tollerare che un popolo prostrato dalle sue politiche di austerità auto-distruttiva osasse eleggere un governo determinato a dire “No!”.
Ora, con più austerità, più svendite di beni pubblici, con politiche economiche sempre più irrazionali e politiche sociali improntate ad una sfacciata misantropia di massa, il nuovo Memorandum può servire solo a peggiorare la Grande Depressione in Grecia e a consentire che la ricchezza della Grecia sia saccheggiata a vantaggio di interessi privati interni ed esterni.
Da questo golpe finanziario dobbiamo trarre una lezione. L’euro è diventato uno strumento di dominio economico e politico da parte di un’oligarchia europea che si fa schermo del governo tedesco, ben contenta di lasciare alla cancelliera Merkel il lavoro sporco che gli altri governi non sono capaci di compiere. Questa Europa genera soltanto violenza nei paesi e tra di essi: disoccupazione di massa, brutale dumping sociale e insulti contro la periferia europea, attribuiti alla leadership tedesca ma in realtà ripetuti a pappagallo da tutte le élite europee, incluse quelle della stessa periferia. In questo modo, l’Unione europea è divenuta portatrice di un ethos di estrema destra e mezzo per rendere impossibile in Europa il controllo democratico sulla produzione e la distribuzione.
 
Che l’euro e l’UE difendano gli europei dalla crisi è oggi un’affermazione pericolosamente falsa. È un’illusione credere che gli interessi dell’Europa possano essere protetti entro la gabbia di ferro delle “regole” di governance dell’eurozona ed entro i Trattati vigenti. Il tentativo del presidente Hollande e del primo ministro Renzi di comportarsi come studenti modello, o piuttosto prigionieri modello, è una forma di resa che non porterà nemmeno alla clemenza. Il presidenza della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, lo ha detto chiaramente: “non può esserci scelta democratica che vada contro i trattati europei”. È la versione neoliberista della dottrina della sovranità limitata inventata da Breznev nel 1968: allora, i sovietici repressero la primavera di Praga con i carri armati; questa estate, l’UE ha represso la primavera di Atene con le sue banche.
Siamo determinati a rompere con questa “Europa”. È la condizione primaria per ricostruire la cooperazione tra i nostri popoli e i nostri paesi su nuove basi. Come possiamo mettere in atto politiche di redistribuzione della ricchezza, di creazione di opportunità di lavoro dignitoso, specialmente per i giovani, di transizione ecologica, di ricostruzione della partecipazione democratica entro i vincoli di questa UE? Dobbiamo sfuggire alla vacuità e disumanità dei trattati europei vigenti e rimodellarli in modo da levarci di dosso la camicia di forza del neoliberismo, abolire il Fiscal compact e opporci al trattato commerciale con gli Stati Uniti, il TTIP.
Viviamo tempi eccezionali. Stiamo affrontando un’emergenza. Gli stati membri hanno bisogno di uno spazio politico che consenta alle loro democrazie di respirare e avanzare politiche a livello nazionale, liberate dal timore di giri di vite da parte di un Eurogruppo autoritario e dominato dai paesi più forti e dai grandi poteri economici, o da parte di una BCE utilizzata come un rullo compressore che minaccia di schiacciare i paesi che non “cooperano”, come è accaduto con Cipro e con la Grecia.
 
Questo è il nostro piano A: lavoreremo nei nostri rispettivi paesi, e insieme in Europa, per una totale rinegoziazione dei trattati europei. Ci impegniamo a sostenere ovunque le lotte dei cittadini europei, con una campagna di disobbedienza civile contro le scelte europee arbitrarie e le “regole” irrazionali, finché tale rinegoziazione non sia ottenuta.
Il nostro primo obiettivo sarà porre fine all”irresponsabilità dell’Eurogruppo. Il secondo sarà rimuovere la finzione di una BCE “apolitica” e “indipendente”, quando in realtà essa è profondamente politica (nella forma più deleteria) e totalmente dipendente dagli interessi delle banche e dei loro rappresentanti politici, pronta come è a reprimere la democrazia con la semplice pressione di un bottone.
Anche i governi che rappresentano gli interessi dell’oligarchia europea, e che si nascondono dietro a Berlino e Francoforte, hanno un loro piano A: non cedere alla domanda di democrazia dei popoli europei e agire in modo brutale per piegare la loro resistenza. Lo abbiamo visto in Grecia lo scorso luglio. Come sono riusciti a strangolare il governo greco, democraticamente eletto? Dotandosi di un piano B: espellere la Grecia dall’eurozona nelle peggiori condizioni possibili, distruggendo il suo sistema bancario e uccidendo la sua economia.
Di fronte a questo ricatto, anche noi abbiamo bisogno di un nostro piano B, da opporre al piano B delle forze più reazionarie e anti-democratiche. Per rinforzare la nostra posizione negoziale di fronte al perseguimento di politiche che sacrificano gli interessi della maggioranza per favorire un’esigua minoranza. Ma anche per riaffermare il semplice principio che l’Europa è per gli europei, e le valute sono strumenti per promuovere la prosperità diffusa, non strumenti di tortura o armi per uccidere la democrazia. Se l’euro non può essere democratizzato, se insisteranno nel volerlo usare per strangolare i popoli, ci leveremo e, guardandoli negli occhi, diremo loro: “fatevi avanti, le vostre minacce non ci spaventano”. Troveremo un modo per assicurare che gli europei abbiano un sistema monetario che operi a loro vantaggio, non contro di loro.
 
Il nostro piano A per un’Europa democratica, supportato da un piano B che mostri ai poteri costituiti che non possono indurci alla sottomissione spaventandoci, è inclusivo e fa appello alla maggioranza degli europei. Ciò richiede un elevato livello di preparazione. Gli aspetti tecnici saranno definiti nel confronto reciproco. Molte idee sono già sul tavolo: l’introduzione di sistemi di pagamento paralleli, valute parallele, digitalizzazione delle transazioni, sistemi di scambio complementari community based, fino all’uscita dall’euro e la sua trasformazione da moneta unica in moneta comune.
Nessun paese europeo può operare per la propria liberazione in modo isolato. La nostra visione è internazionalista. Anticipando ciò che potrebbe accadere in Spagna, Irlanda – forse, a seconda di come evolverà la situazione, nuovamente in Grecia – e in Francia nel 2017, abbiamo bisogno di lavorare insieme concretamente al piano B, tenendo conto delle diverse caratteristiche di ciascun paese.
 
Proponiamo pertanto la convocazione di una conferenza internazionale sul piano B per l’Europa, aperta a chiunque sia disponibile, cittadini, organizzazioni ed intellettuali. La conferenza può aver luogo in tempi ravvicinati, già a Novembre 2015.
 
Inizieremo il percorso sabato 12 settembre, durante la Fête de l’Humanité a Parigi. Unitevi a noi!
Post redatto in collaborazione con:
Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze nel Governo Tsipras
Oskar Lafontaine, ex ministro delle finanze, fondatore del partito Die Linke (Germania)
Jean-Luc Mélenchon, parlamentare europeo, co-fondatore del Parti de Gauche (Francia)