La peggiore riforma

Questo testo firmato da sei tra i più autorevoli costituzionalisti italiani ( Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Massimo Villone ) può essere sottoscritto scrivendo a costituzione@ilmanifesto.info.

 

Nelle prime ore del 13 ottobre hanno deciso di sottoscrivere molti giuristi e costituzionalisti, tra cui Mauro Volpi, Domenico Gallo, Claudio De Fiores, Fabrizio Amato, Laura Ronchetti, Alfonso Di Giovine e altri, i cui nomi pubblicheremo nei prossimi giorni assieme a quelli dei tanti che ci stanno scrivendo a costituzione@ilmanifesto.info

 


La pro­po­sta di legge costi­tu­zio­nale che il senato voterà oggi dis­solve l’identità della Repub­blica nata dalla Resi­stenza. È inac­cet­ta­bile per il metodo e i con­te­nuti; lo è ancor di più in rap­porto alla legge elet­to­rale già approvata. Nel metodo: è costruita per la soprav­vi­venza di un governo e di una mag­gio­ranza privi di qual­siasi legit­ti­ma­zione sostan­ziale dopo la sen­tenza con la quale la Corte costi­tu­zio­nale ha dichia­rato l’illegittimità del «Por­cel­lum». 

Mol­te­plici for­za­ture di prassi e rego­la­menti hanno deter­mi­nato in par­la­mento spac­ca­ture insa­na­bili tra le forze poli­ti­che, giun­gendo ora al voto finale con una mag­gio­ranza rac­co­gli­tic­cia e occa­sio­nale, che nem­meno esi­ste­rebbe senza il pre­mio di mag­gio­ranza dichia­rato illegittimo. Nei con­te­nuti: la can­cel­la­zione della ele­zione diretta dei sena­tori, la dra­stica ridu­zione dei com­po­nenti — lasciando immu­tato il numero dei depu­tati — la com­po­si­zione fon­data su per­sone sele­zio­nate per la tito­la­rità di un diverso man­dato (e tratta da un ceto poli­tico di cui l’esperienza dimo­stra la pre­va­lente bassa qua­lità) col­pi­scono irri­me­dia­bil­mente il prin­ci­pio della rap­pre­sen­tanza poli­tica e gli equi­li­bri del sistema isti­tu­zio­nale. Non basta l’argomento del taglio dei costi, che più e meglio poteva per­se­guirsi con scelte diverse. Né basta l’intento dichia­rato di costruire una più effi­ciente Repub­blica delle auto­no­mie, smen­tito dal com­plesso e far­ra­gi­noso pro­ce­di­mento legi­sla­tivo, e da un rap­porto stato-Regioni che solo in pic­cola parte rea­lizza obiet­tivi di razio­na­liz­za­zione e sem­pli­fi­ca­zione, deter­mi­nando per con­tro rischi di neo-centralismo. Il vero obiet­tivo della riforma è lo spo­sta­mento dell’asse isti­tu­zio­nale a favore dell’esecutivo.

Una prova si trae dalla intro­du­zione in Costi­tu­zione di un governo domi­nus dell’agenda dei lavori par­la­men­tari. Ma ne è soprat­tutto prova la siner­gia con la legge elet­to­rale «Ita­li­cum», che aggiunge all’azzeramento della rap­pre­sen­ta­ti­vità del senato l’indebolimento radi­cale della rap­pre­sen­ta­ti­vità della camera dei depu­tati. Bal­lot­tag­gio, pre­mio di mag­gio­ranza alla sin­gola lista, soglie di accesso, voto bloc­cato sui capi­li­sta con­se­gnano la camera nelle mani del lea­der del par­tito vin­cente — anche con pochi voti — nella com­pe­ti­zione elet­to­rale, secondo il modello dell’uomo solo al comando. Ne ven­gono effetti col­la­te­rali nega­tivi anche per il sistema di checks and balan­ces. Ne risente infatti l’elezione del Capo dello Stato, dei com­po­nenti della Corte costi­tu­zio­nale, del Csm. E ne esce inde­bo­lita la stessa rigi­dità della Costi­tu­zione. La fun­zione di revi­sione rimane bica­me­rale, ma i numeri neces­sari sono alla Camera arti­fi­cial­mente garan­titi alla mag­gio­ranza di governo, men­tre in senato tro­viamo mem­bri privi di qual­siasi legit­ti­ma­zione sostan­ziale a par­te­ci­pare alla deli­ca­tis­sima fun­zione di modi­fi­care la Carta fondamentale.

L’incontro delle forze poli­ti­che anti­fa­sci­ste in Assem­blea costi­tuente trovò fon­da­mento nella con­di­vi­sione di essen­ziali obiet­tivi di egua­glianza e giu­sti­zia sociale, di tutela di libertà e diritti. Sul pro­getto poli­tico fu costruita un’architettura isti­tu­zio­nale fon­data sulla par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, sulla rap­pre­sen­tanza poli­tica, sull’equilibrio tra i poteri. Il dise­gno di legge Renzi-Boschi stra­volge radi­cal­mente l’impianto della Costi­tu­zione del 1948, ed è volto ad affron­tare un momento sto­rico dif­fi­cile e una pesante crisi eco­no­mica con­cen­trando il potere sull’esecutivo, ridu­cendo la par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, met­tendo il bava­glio al dis­senso. Non basta certo in senso con­tra­rio l’argomento che la pro­po­sta riguarda solo i pro­fili orga­niz­za­tivi.

L’impatto sulla sovra­nità popo­lare, sulla rap­pre­sen­tanza, sulla par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, sul diritto di voto è indi­scu­ti­bile. Più in gene­rale, l’assetto isti­tu­zio­nale è deci­sivo per l’attuazione dei diritti e delle libertà di cui alla prima parte, come è stato reso evi­dente dalla scia­gu­rata riforma dell’articolo 81 della Costituzione.

 

Bisogna dunque battersi contro questa modifica della Costituzione. Facendo mancare il voto favorevole della maggioranza assoluta dei comp¬nenti in seconda deliberazione. E poi con una battaglia referendaria come quella che fece cadere nel 2006, con il voto del popolo italiano, la riforma — parimenti stravolgente — approvata dal centrodestra.

13 ottobre 2015   -  da il manifesto