USA: Nei movimenti tutte le strade portano a Bernie Sanders

 

di Marina Catucci *

Primarie Usa. Occupy e Black Lives Matter, la sinistra Usa scende in piazza e ha scelto il proprio candidato per la Casa bianca. La lotta all’«1%» non è più uno slogan per pochi «radical» ma è il vero punto della campagna democratica.


Un matrimonio scritto in cielo, questo è l’incontro tra Bernie Sanders, il «socialista» in corsa per la Casa Bianca e Occupy Wall Street, il movimento nato nel 2011 sui temi della diseguaglianza sociale ed economica; OWS, che nel 2012 non aveva pubblicamente sostenuto Obama (anche se di certo non ha remato contro), ora sta attivamente collaborando all’ascesa di Sanders, che da parte sua ha abbracciato gli slogan del movimento e non manca di citare «l’1%» in ogni comizio. Sabato scorso a New York, città natale di Sanders, c’è stato un corteo di qualche migliaio di persone dal percorso a dir poco simbolico: partenza da Union Square (la piazza del sindacato) e arrivo a Zuccotti Park, da dove Occupy aveva cominciato. Nella piazza, che non era così piena da tanto tempo, gli slogan di Occupy e a quelli sostegno di Sanders si mischiano, anche perché sono stati creati dalle stesse persone. OWS ha mostrato dal primo giorno la propria capacità di comunicazione, tratto distintivo di un movimento che in pochissimo tempo ha acquisito un’identità immediatamente riconoscibile e che ha marcato un prima e un dopo nelle modalità di protesta.


L’hashtag #FeelTheBern, che è diventato lo slogan della campagna di Sanders è opera degli Occupier, e a Des Moines, in Iowa, l’ex quartier generale di Occupy è ora quello di Sanders. Ma com’è successo che un movimento che è sempre stato slegato dalla politica istituzionale appoggi ora un candidato per la presidenza? «Occupy resta un movimento leaderless, senza un capo, ma come ogni movimento è per sua stessa natura in costante evoluzione – spiega Marcus, che nel 2011 era parte del primo nucleo di Occupy Wall Street – con Sanders condividiamo l’idea che la disparità economica causata da Wall Street porti un indotto di disparità sociali non più ignorabile, e Sanders non potrebbe essere dove si trova oggi, staccato da Hillary Clinton di soli pochi punti nei sondaggi, se Occupy cinque anni fa non avesse aiutato a focalizzare l’attenzione degli americani sulle idee che sono ora al centro della sua campagna».


Un terreno preparato dal movimento, quindi, quello sul quale sta fiorendo Sanders. In effetti fino all’occupazione di Zuccotti Park argomenti ora popolari e quasi luoghi comuni erano narrativa per cellule di ultra radicali e non trovavano spazio altrove, mentre ora il concetto che una piccolissima percentuale della popolazione fiorisca a scapito della maggior parte della popolazione è una nozione comune e in pochi credono al modello americano per cui se sei ricco è merito tuo e se sei povero è solo colpa tua, perché tutti hanno pari possibilità. Gli Stati Uniti sono cambiati. Il termine «socialista», che solo dieci anni fa era un’offesa pari a fascista, è completamente sdoganato. New York, ad esempio ha un sindaco fieramente socialista, unico altro politico ad aver ricevuto l’appoggio di Occupy durante la sua candidatura.


«Io ho 70 anni – dice Maggie – negli anni ’60 per la prima volta ho pensato che il mondo potesse cambiare radicalmente e ne sono ancora convinta, per questo sono in piazza con Occupy Wall Street ad appoggiare Sanders. Quello che ho capito è che il mondo non si può cambiare in un giorno, in un unico movimento. Cambiare il mondo è un percorso, ora una parte di questa strada la può fare la Casa Bianca. Io ho sempre votato democratico ma nessun presidente può fare la rivoluzione, quella la deve fare il popolo, un presidente, però, può non sopprimerla. Obama non ha mai represso Occupy, sarebbe stato uguale con Romney? Non credo proprio». Tra le facce note c’è anche quella di uno dei simboli di OWS, Ray Lewis, capitano della polizia di Philadelphia in pensione che indossando la sua vecchia divisa ha sempre sfilato con i movimenti, incluso quello di Black Lives Matter a Ferguson. Sì, perché le strade si intrecciano, e come molti militanti di OWS sono andati in Missouri per dare lezioni di comunicazione a BLM, così Sanders ha chiesto a Black Lives Matter di istruirlo sulle specifiche istanze della comunità afro-americana. «Se il movimento è forte – dice il reverendo Osagyefo Sekou, figura nota di BLM – la politica istituzionale non può ignorarlo. Occuparsi di chi è al potere e ci rappresenta è un nostro compito».


«Sanders si occupa di ambiente, ha definito l’attuale minimo sindacale di $ 7,25 un “salario da fame” e ha chiesto che venga raddoppiato a $15 l’ora – dice Ben, 24 anni, neo laureato in agraria — Mentre Clinton stava portando la campagna presidenziale a livello mainstream, Bernie l’ha interrotta per tornare a Washington e fare ostruzionismo a un disegno di legge che senza dirlo ai cittadini accelerava il controverso Trans-Pacific Partnership attraverso il Congresso. Ecco, queste sono alcune ragioni per cui i movimenti sperano che il prossimo presidente sia Bernie Sanders».

 

Nella foto: la manifestazione per Bernie Sanders a Zuccotti Park, New York

 

* ( da ilmanifesto.it – 2 febbraio 2016 )