Nessun accordo su Cipro, il «sultano» punta all’annessione


di Dimitri Deliolanes *

Non ci sono segreti nel progetto politico di Erdogan. Egli stesso lo ha rivelato molte volte pubblicamente: è la «grande Turchia», non in termini ideali ma molto, moltissimo, materiali, cioè territoriali. Al sultano di Ankara non basta l’ambizione di diventare la guida dei musulmani sunniti. Vuole anche ridare alla Turchia quella dimensione imperiale che aveva in epoca ottomana. Per ottenere questo duplice obiettivo egli deve guadagnarsi il titolo di gazi, cioè del conquistatore di terre infedeli.

Ecco perché Erdogan si agita in maniera scomposta alle sue frontiere: ha invaso la Siria e l’Iraq e ora minaccia apertamente le frontiere esistenti con la Grecia. Le frontiere «del nostro cuore», come ha detto, comprendono Mosul, Kirkuk, Aleppo, ma anche Salonicco, la Tracia e un bel po’ di isole dell’Egeo. Erdogan apre un fronte dietro l’altro, convinto di potersi destreggiare nelle pieghe del contrasto tra Mosca e Washington e di ricattare spudoratamente un’Europa incapace di gestire in maniera solidale l’ondata di profughi. Si crede l’unico furbo e potente, circondato da leader confusi e codardi.

 

Eppure, è dalla fine degli anni ’30 che la Turchia segue una politica di espansione, quando, in vista della guerra con le potenze dell’Asse, si appropriò in maniera banditesca della provincia siriana di Alexandretta. Qualche decennio più tardi, ecco le rivendicazioni sulla piattaforma continentale del mare Egeo, seguite subito dopo dalla balorda teoria delle «zone grigie»: secondo Ankara, lo status di una serie di isole dell’Egeo «non è ben definito» e va rinegoziato.


Poi c’è un territorio che l’esercito turco occupa illegalmente fin dal 1974 ed è la parte settentrionale di Cipro. Qualche giorno fa il processo negoziale tra i leader delle due comunità dell’isola, quella greca (82% della popolazione) e quella turca (18%), è arrivato su un binario morto. Si punta a un formato federale, con uno «stato costituente» per ogni comunità. Il principale nodo irrisolto è quello della presenza di truppe straniere. Il presidente della Repubblica di Cipro (paese membro dell’Ue) Nikos Anastasiades non vuole che Cipro abbia eserciti stranieri sul suo territorio. Vuole anche abolire ogni trattato che possa in futuro essere sfruttato per permettere invasioni come quella del 1974. Una condizione che Erdogan non intende proprio accettare. Il leader turco-cipriota Mustafa Akinci, un democratico e progressista, viene trattato come un proconsole sull’isola. Il tempo concessogli per arrivare a un accordo scade alla fine dell’anno. Dopo, minaccia Erdogan, i territori occupati di Cipro saranno annessi. Forse sarà questa annessione a dare a Erdogan l’agognato titolo di gazi. Quando le cancellerie europee si indignavano che la povera Grecia spendeva il 3% del suo bilancio in armamenti, facevano finta di non sapere che alle sue frontiere orientali c’era un bullo che minacciava e provocava. Ma allora era un bullo democratico, nostro alleato nella Nato e candidato all’adesione in Europa. La Grecia era sacrificabile nel grande gioco della «stabilità» della regione. Ora il bullo è diventato islamista e autoritario, è sempre più aggressivo, minaccia chiunque gli capiti a tiro e si permette perfino di flirtare con Putin.


Eppure ci sono ancora coloro che teorizzano un approccio soft, magari tenere ancora in piedi la farsa dei negoziati per l’adesione, in modo da «non inasprire» le tensioni e «non lasciare soli i democratici turchi». È evidente che il serial dell’ipocrisia europea non è ancora finito. L’austerità in salsa tedesca sta piegando l’economia dell’eurozona, crescono i movimenti antieuropei, spesso estremisti di destra, i paesi che erigono muri sono lasciati indisturbati e ora è arrivato il nodo della Turchia. Ci dicevano che ci proteggeva dall’«invasione» dei poveri profughi siriani. Ora scopriamo che sta preparando un’altra invasione, vera questa volta, da parte di un potente esercito islamista che già sta tracimando oltre frontiera. In tutti questi anni Cipro è stata lasciata da sola a cercare una difficile soluzione negoziale, come da sola la Grecia affronta quotidianamente gli F16 con la mezzaluna nell’Egeo; le minacce di Erdogan vengono trattate come le sparate di un pazzo che ha alzato il gomito.

Purtroppo, non è così.


* da il manifesto 26 novembre 2016

Nella foto: Cipro, il muro al confine della «buffer zone» di Nicosia sorvegliata dalla Nazioni Unite © Neil Hall / Reuters