NO DAL MOLIN INVADE IL CANTIERE USA

Ieri mattina 50 attivisti del presidio permanente No Dal Molin di Vicenza sono entrati all'interno del cantiere della nuova base Usa. I vicentini contrari alla base si sono incatenati alle gru srotolando dall’alto dei macchinari una grande bandiera della pace per chiedere lo stop immediato dei lavori... Il cantiere al Dal Molin si deve fermare».

 

È questa la richiesta del presidio permanente No Dal Molin di Vicenza il giorno dell’ingresso di 50 attivisti all’interno dell’area dove si sta costruendo la nuova base militare statunitense.

 

L’azione del presidio permanente è scattata domenica mattina: i vicentini contrari alla base sono entrati nel cantiere incatenandosi alle gru e srotolando dall’alto dei macchinari una grande bandiera della pace per chiedere lo stop immediato dei lavori. «Oggi il cantiere si deve fermare – hanno detto i No Dal Molin – Prima di procedere nei lavori, deve essere realizzato uno studio approfondito sullo stato attuale della falda acquifera che coinvolga tecnici comunali, delegati dell’autorità di bacino e personalità indipendenti».

 

Un’azione pacifica, che non ha fatto scattare alcun fermo da parte delle forze dell’ordine. «È un’azione che scatta in un momento di cambiamento della questione Dal Molin – spiega Francesco –: il ritrovo dei reperti paleoveneti all’interno del cantiere fa del Dal Molin un sito di interesse culturale e archeologico inaspettato». Dopo l’annuncio fatto dalla sovrintendenza per i beni archeologici del Veneto e la denuncia del presidio permanente No Dal Molin sulla presenza dei reperti nell’area del cantiere, i lavori per la costruzione della nuova base militare sono stati bloccati sul 30 per cento dell’area, per permettere di mettere in salvo i beni archeologici.

 

«Non solo vogliono compromettere il nostro futuro e il presente militarizzando il territorio in cui abitiamo, ma vogliono anche distruggere il nostro passato, compromettendo il patrimonio che si trova nell’area del cantiere della nuova base Usa», avevano detto i No Dal Molin nel diffondere un appello – «Difendiamo la storia di Vicenza», che si può leggere e sottoscrivere sul sito www.nodalmolin.it] – per la salvaguardia del patrimonio archeologico al Dal Molin.

 

Entrando al Dal Molin i presidianti hanno potuto notare come buona parte del cantiere sia allagata. «A maggio 2009 il livello della falda acquifera era pari a 55,70 metri sul livello del mare. Oggi l’altezza è scesa a 51,40 metri – fa notare Guglielmo, ingegnere del presidio – Tuttavia, nonostante la falda generale sia più bassa, le fondamenta del cantiere sono allagate perché in questi mesi è entrata in funzione la battipali: i pali che sono stati messi nel cantiere a sostegno delle costruzioni della futura base comprimono il terreno e la falda e provocano così delle esondazioni a livello locale».

 

«Da dentro abbiamo attraversato circa un quarto dell’area del cantiere, di cui circa la metà è allagata – conferma Francesco – Le conseguenze che potrebbe avere la costruzione della nuova base su un bacino idrico come quello che sta sotto al Dal Molin non tardano a farsi vedere: in questo modo, la falda potrebbe essere danneggiata seriamente».

 

«Con questa azione volevamo creare uno shock per rimettere in moto la battaglia sul Dal Molin, a partire dalla città: anche per questo, domani sera [oggi, ndr] torneremo in piazza con una fiaccolata attraverso il centro storico per mostrare alla città le foto che abbiamo scattato all’interno del cantiere e raccontare quello che abbiamo visto e per chiedere lo stop immediato dei lavori e l’avvio di uno studio sullo stato attuale della falda acquifera». Ricomincia da qui una nuova campagna per Vicenza e contro la nuova base militare, una nuova fase di mobilitazione a partire da tre parole chiave, «le tre s», come le hanno chiamate i presidianti: «salute, sicurezza ambientale e storia».

 

«Questa iniziativa ci offre nuovi strumenti per riattraversare la città con argomenti forti, e ci permette di aprire una nuova discussione politica che incalzi l’amministrazione comunale», dice Olol. «Dobbiamo tornare a indignarci e a informare i cittadini di quello che sta succedendo – continua Martina –: organizziamoci per fare dei volantinaggi e mostrare a tutti le foto del cantiere. La nostra mobilitazione sarà ancora lunga: da oggi ci sono nuovi obiettivi e nuove cose da fare per fermare la costruzione della nuova base militare».

 

Sarà ancora lunga – «sarà lònga!», dicono in dialetto veneto i No Dal Molin, richiamando il motto dei valsusini No Tav «sarà dura!» –: chi pensava che la lotta contro il Dal Molin militare fosse ormai finita si sbagliava, e la determinazione delle donne e degli uomini del presidio apre qualche nuova speranza.

 

Oggi alle ore 12 i No Dal Molin hanno convocato una conferenza stampa in Comune per mostrare alla stampa le foto scattate ieri all’interno del cantiere: le foto saranno poi consegnate anche al sindaco di Vicenza, Achille Variati. Stasera, l’appuntamento per la fiaccolata per chiedere lo stop del cantiere della nuova base statunitense è alle ore 20,30 in piazza Castello, nel centro storico della città

 

di Chiara Spadaro

 

1 febbraio 2010

 

Fonte: Carta