LE PREVISIONI SUL PROSSIMO COP16

I buoni impegni di riduzione delle emissioni sono rimasti dove li abbiamo lasciati circa sei settimane fa: a Copenaghen. Sperando che quello che il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha definito “un essenziale primo passo” verso un accordo più giuridicamente vincolante

 

per affrontare il problema del clima, sia corretto, attendiamo con ansia il nuovo incontro, il cosiddetto COP16, in cui si tenterà di trovare le soluzioni per evitare un aumento della temperatura che superi i 2° C.

 

Le aspettative sono alte, e dovranno concretizzarsi durante i colloqui che si terranno in Messico il 10 dicembre prossimo. Il capo dei negazionisti è l’ex ministro britannico e attuale Vice Presidente del Consiglio d’Europa, relatore sul clima John Prescott, che ha dichiarato al The Guardian: Non mi importa se si tratta di ministri del governo o di ONG, se pensano che si possa ottenere un accordo giuridico firmato da tutti in Messico, io non ci credo.

 

Nella stessa pubblicazione il segretario nazionale del Brasile per il cambiamento climatico Suzana Kahn dice al contrario che vedremo un certo successo nel 2010, ma un accordo definitivo sarà “molto difficile”. Un fattore chiave per ottenere una misura del successo, secondo la Kahn, è che un impegno giuridicamente vincolante di riduzione delle emissioni deve essere emanato prima di tutto negli Stati Uniti, e con tagli delle emissioni reali.

 

Ricordiamo infatti che, rispetto al valore di riferimento più comunemente utilizzato internazionalmente sui tagli, si prendono come riferimento i livelli del 1990 entro il 2020, mentre l’impegno degli Stati Uniti, stabilito anche a Copenaghen, era del 17% riferito al 2005, così se lo riferiamo al 1990 scende effettivamente a meno del 5%, quando quello che sarebbe necessario è il 40%.

 

E poi c’è l’impegno della Cina, che si impegna a ridurre l’intensità di carbonio della sua economia, ma non a riduzioni effettive. Yvo de Boer, commissario sui cambiamenti climatici dell’Unione Europea, citato dalla Reuters, è stato più ottimista, dicendo: Se siamo in grado di raggiungere [un accordo giuridicamente vincolante] in Messico o se avremo bisogno di un po’ più di tempo resta da vedere e diventerà più chiaro nel corso dell’anno [...]

 

Una delle lezioni di Copenaghen è stato non avere fretta, prendere il tempo necessario per ottenere un pieno impegno di tutti i Paesi e assicurarsi che le persone siano sicure di ciò che è stato concordato. Fino al COP16, che inizia alla fine di novembre, potranno succedere tante cose, ma sembra altrettanto chiaro che abbiamo ancora davvero molto da fare prima che ciò che dice la scienza, e ciò che dice la politica, riusciranno a combaciare

 

3 febbraio 2010

 

di Marco Mancini