IN DIFESA DI MADRE TERRA

In difesa di Madre Terra.

Mentre gli organismi internazionali come la Fao affrontano la fame nel mondo solo in termini numerici, proponendo improbabili soluzioni tecnologiche, le comunità rurali del Pianeta si sono incontrate a Roma per creare una piattaforma comune in fatto di accesso alla terra e cibo locale.

 

A volte possiamo pensare che ci sia qualcosa di molto soggettivo nelle nostre convinzioni. A volte possiamo immaginare che il mondo della globalizzazione abbia ormai raggiunto un grado di complessità che costringe l'individuo ad un ripiego sulla sua tessera di mosaico. Oppure possiamo pensare, come qualcuno ha scritto, che il treno impazzito della crescita sia una forza colossale che ci tocca contrastare a mani nude se intendiamo ancora difendere il Pianeta.

 

A mani nude, operando su scala globale e locale al contempo, con rinnovata dolcezza e senza perdere la speranza. Più o meno ciò per cui si sono allenati 642 donne e uomini che rappresentavano 450 associazioni e comunità rurali di ben 93 paesi diversi, nelle quattro giornate svoltesi a Roma lo scorso novembre, in parallelo ed in contrappunto al vertice Fao sulla sicurezza alimentare.

 

Il legame con la terra

Quello di novembre è stato il secondo Forum Mondiale per la Sovranità Alimentare. La differenza tra sicurezza e sovranità alimentare la sottolinea Neto, un delegato del gruppo giovani del movimento Sem Terra.

 

La fame nel mondo, che colpisce oggi oltre un miliardo di persone, è lo sfondo dell'intero evento: mentre gli organismi internazionali trattano il tema in termini quantitativi, incoraggiando improbabili sistemi tecnologici che garantiscano maggiori raccolti, le comunità rurali si trovano ad affrontare problemi quali l'accesso alla terra, la disponibilità di cibo locale, la modalità di approvvigionamento delle città, e soprattutto si trovano da soli a difendere un sistema di produzione ecologico, che rispetta Madre Terra. Non a caso, come gli incontri di Via Campesina, il Forum viene inaugurato dalla Mistica, una cerimonia simbolica di ringraziamento a Madre Terra di sentore sciamanico.

 

Sulla piazza del Campidoglio, ci sono Maori, indiani d'America e indiani dell'Asia che si rivolgono al pubblico con parole di fratellanza, ed intonano un canto tradizionale. (…) Poco importa se questi capi tribali appaiono ingenui in questa sede, perché hanno l'umiltà di riconoscere la loro subordinazione ai cicli naturali. Sono altresì determinati e maestosi durante il lavoro dei successivi 4 giorni, sotto la bandiera comune «Sovranità alimentare ora!», che porta il sottotitolo in lingua «Uno no vende la tierra por la cual camina su pueblo».

 

E sconvolgente ascoltare con quale chiarezza, concretezza e semplicità esprimono le priorità che li accomunano. Un team internazionale ha provveduto ad organizzare questo incontro, sulla modalità dei Forum Sociali. Ci sono popoli indigeni, pescatori, agricoltori e pastori che provengono da zone diverse del pianeta: Islanda, Canada, Sahara, Indonesia, Cina... Vivono problemi quali l'invasione della gambericoltura industriale, la mancanza d'acqua, l'accaparramento delle terre o dei beni comuni, la costruzione di complessi turistici sui tracciati di transumanza. Si dividono in quattro gruppi tematici («Chi decide ed in quali istanze i destini del cibo e dell'agricoltura?»; «Chi controlla le risorse per la produzione di cibo?»; «Come viene prodotto il cibo?»; «Chi necessita o ha accesso al cibo?») e tre gruppi sociali (donne, giovani, indigeni) con l'assistenza di una quarantina di interpreti simultanei professionali volontari.

 

Si parla come si mangia

Nella loro infinita diversità culturale, discutono tutti sistematicamente, con passione, dolcezza, allegria e pazienza ed ogni gruppo vede formarsi sotto i suoi occhi una dichiarazione finale che è condivisa nei minimi particolari, pur essendo densa di contenuti, attuale, incisiva. E la prima volta che vedo la metodologia del consenso all'opera su scala... globale! Inoltre, regna nel Forum un'atmosfera di serietà per nulla burocratica, con ampi spazi di dialogo trasversale e di convivialità.

 

Una donna africana, dopo aver concesso un'intervista lapidaria e rigorosa quanto sorridente, ha piacere a spiegarmi come produce il latte fermentato, lasciandolo riposare fino a 6 mesi in delle zucche chiamate «gourd», e trattate con piante medicinali, che permettono al latte di conservarsi e di fermentare fino a diventare denso e dolce come uno yogurt, nonostante il caldo. Contrariamente alle grandi messe mediatiche, si parla come si mangia, guardandosi negli occhi in una dimensione umana e diretta. E diversamente dalle grandi fiere, la complessa trama organizzativa funziona, ma sfuma per lasciare spazio alla fluidità della partecipazione.

 

La dichiarazione finale

Il mondo della terra esprime così le sue priorità per il futuro dell'alimentazione [1]:

"La Sovranità Alimentare richiede la trasformazione del sistema alimentare attuale per garantire ai produttori di alimenti un accesso equo ed un controllo della terra, delle acque, delle sementi, della pesca e della biodiversità agricola. Ciascuno ha il diritto e la responsabilità di partecipare alle decisioni che riguardano le modalità diproduzione e distribuzione del cibo. Gli stati devono rispettare, proteggere e soddisfare il diritto al cibo, come diritto a disporre di alimenti adeguati, disponibili, accessibili, culturalmente accettabili e nutrienti.

 

Le ‘misure di emergenza’ devono mobilitare risorse al livello più locale possibile e ‘non devono servire a costringere i paesi ad accettare gli Ogm’. Istanze decisionali e governance: Insistiamo sull'importanza fondamentale del ‘nuovo Comitato di Sicurezza Alimentare mondiale’ [2] in quanto è l'istanza politica internazionale più aperta tra tutte quelle delle Nazioni Unite che si occupano di cibo ed agricoltura, ma rimarremo vigili nel verificare il suo lavoro. Siamo estremamente preoccupati dal programma agricolo globale e di sicurezza alimentare della Banca Mondiale, i cui meccanismi di governance non appaiono democratici né trasparenti e condurranno a riprodurre gli errori del passato.

Approvvigionamento alimentare ecologico: Riaffermiamo che ‘il nostro sistema di approvvigionamento ecologico nutre la maggioranza degli abitanti del Pianeta (oltre 75%)’, sia nelle aree rurali che in quelle urbane. Le nostre pratiche sono finalizzate all'alimentazione dei popoli e non all'arricchimento dell'industria. Sono di natura sana, diversificata e localizzata, e possono ridurre il cambiamento climatico. Insistiamo sulla necessità di escludere l'alimentazione e l'agricoltura dal mercato dei diritti di emissione del carbonio. Rivendichiamo una moratoria mondiale sugli organismi geneticamente modificati. I governi devono proteggere i mercati interni.

 

Le nostre pratiche richiedono delle politiche di gestione dell'offerta che garantiscano la disponibilità di cibo, dei redditi dignitosi e dei prezzi giusti. Siamo disposti a discutere nuove disposizioni giuridiche che inquadrino le nostre pratiche. Riabilitiamo le sementi, le razze e le specie acquatiche locali più adatte al clima. Chiediamo che la ricerca scientifica venga riposizionata secondo obiettivi condivisi. Intanto promuoveremo le nostre innovazioni con mezzi di comunicazione propri attraverso programmi formativi, di educazione e divulgazione. Rifiuteremo di partecipare alle riunioni scientifiche dominate dalle lobby industriali.

 

Rafforzeremo le reti alimentari che collegano le città con le campagne. Forgeremo delle alleanze nell'ambito di un ‘Complex Alimentarius’, che riunisca i piccoli produttori, i trasformatori, i ricercatori, le istituzioni ed i consumatori, e ‘sostituisca l'approccio riduttivo del Codex Alimentarius’. Ci impegniamo a ridurre le distanze tra produttori e cittadini. Sosterremo i movimenti di attori urbani interessati al cibo, l'agricoltura urbana e periurbana. Ci riapproprieremo del concetto di «cibo» ponendo l'accento sulla nutrizione e sulla diversità delle ‘diete che permettono di escludere la carne proveniente dal regime alimentare industriale’.

 

Il controllo delle risorse: Stati ed aziende sono complici nelle pratiche allarmanti di ‘accaparramento’. In meno di un anno, oltre 40 milioni di ettari di terre fertili in Africa, Asia, America Latina ed Europa dell'Est sono state usurpate da questi patteggiamenti, sostituendo la produzione alimentare locale con gli interessi di esportazione. Gli stati devono garantire alle comunità il controllo delle risorse naturali. Le riforme devono garantire ai giovani e alle donne ‘pari opportunità’ in merito, ‘correggendo le ingiustizie storiche ed attuali’. ‘

 

L'acqua deve rimanere un bene comune’ e non deve essere subordinata a meccanismi di mercato che regolino il suo uso e la sua gestione. Le riforme acquatiche devono riconoscere, proteggere e mettere in atto, legalmente, i diritti collettivi di accesso e di uso delle ‘acque di pesca’ e delle risorse marittime alle comunità di piccoli pescatori. La chiusura dei ‘corridoi di passaggio pastorali’, l'espropriazione delle terre, delle ricchezze naturali e dei territori a discapito delle comunità locali per concessioni economiche, coltivazioni estensive, agricoltura ed acquacultura industriali, infrastrutture turistiche e grandi opere devono cessare. Gli alimenti derivanti dalla raccolta selvatica sono un'altra fonte di cibo importante per molte comunità e richiedono una specifica tutela.

 

I diritti al territorio dei ‘popoli indigeni’ comprendono la natura come organismo vivente essenziale per la loro identità e cultura. Chiediamo alla Fao di sviluppare una politica in merito riconoscendo i Diritti Territoriali delle Popolazioni Indigene, garantendogli l'accesso ai processi decisionali che riguardano le loro risorse, come lo prevedono gli articoli 41 e 42 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Popolazioni Indigene. Rifiutiamo i diritti di proprietà intellettuale sugli organismi viventi. Dobbiamo mantenere il ‘controllo delle sementi’. Manterremo le nostre pratiche di scambio libero e di salvaguardia delle sementi e delle razze. Continueremo a sviluppare i nostri saperi per nutrire le nostre comunità in modo sostenibile. ‘I nostri canti e le nostre favole esprimono la nostra visione cosmica e sono importanti per veicolare la relazione spirituale con le nostre terre’."

 

Difendere l'agricoltura familiare

Possiamo opportunamente dubitare che queste istanze vengano prese in considerazione nelle sedi decisionali, dove il nostro presidente del consiglio snocciola battute e si richiama al G8, negando di fatto che la società civile possa avere voce in capitolo. Il Brasile invece, nonostante rappresenti il Sud del mondo, è stato l'unico Paese a contribuire finanziariamente all'organizzazione di questo incontro della società civile, che si chiude dunque con l'intervento del ministro brasiliano dello sviluppo rurale Guil-herme Cassel, che fa notare l'influenza culturale che esercitano comunque queste riflessioni.

 

«La difesa dell'agricoltura familiare è entrata a far parte dell'agenda di priorità della Fao»: di fronte alla gravità della crisi ecologica essa diventa l'unica alternativa organica, la sua cultura rimane l'unica fonte d'ispirazione alternativa all'attuale modello di sviluppo. «L'avversario non è la Fao, ma la burocrazia degli organismi internazionali in genere». Che le indicazioni del Forum risalgano ai vertici o meno, intanto noi possiamo fare tesoro del patrimonio politico collettivo che ha avuto l'occasione unica di costituirsi ed esprimersi in questa sede. Voglio meditare sulle parole della dichiarazione finale e portarle con me, poiché essa rappresenta un filo sottile che collega oggi una moltitudine di comunità e di persone dedite alla cura e alla difesa della terra e dei suoi frutti.

 

 

Note: [

1] Cito solo alcuni dei passi più significativi della dichiarazione finale, ricomponendo liberamente una sintesi. Il testo completo, ulteriori documenti e contati sono reperibili assieme ad un video sul sito internet http://peoplesforum2009.fo-odsovereignty.org [

2] Il gruppo dei giovani ha inoltre richiesto di trasformare il Comitato di Sicurezza Alimentare in Comitato di Sovranità Alimentare, per le motivazioni di cui sopra, e suggerito di aggiungere al documento finale la richiesta di una moratoria internazionale sugli agrocarburanti.

 

Tratto da: Terra Nuova - gennaio 2010

 

Fonte: autocoscienza.it