LA PSICOLOGIA OLISTICA

di Luisa Barbato

La psicologia si occupa della mente, del comportamento, dell’attività cognitiva, argomenti oggetto di studi speculativi e filosofici da millenni, ma è solo da circa un secolo, ossia dalla fine dell’ottocento, che è divenuta una disciplina scientifica. Tuttavia, a lungo lo studio scientifico è stato caratterizzato da un dualismo che vede i concetti usati per indagare la mente distinti da quelli usati dai neuroscienziati e dai biologi per studiare il cervello e il sistema nervoso.

 

 

 

In particolare, la psicologia ha sviluppato soprattutto i concetti di ricordo, percezione, sensazione, conoscenza ecc. come capisaldi della sua disciplina. Già Freud, quando iniziò i suoi studi sulla mente, cercò di effettuare un’indagine basata sul versante fisiologico della psicologia secondo un modello naturalistico che trovava un corrispettivo nel sistema nervoso. E questo dualismo mente-corpo, che poi si è articolato soprattutto in mente-neuroscienze, è durato fino ai giorni nostri.

 

E’ negli ultimi decenni che sono gradualmente emerse posizioni antidualistiche e anti-riduzionistiche che sostengono che la base dei fenomeni mentali, comportamentali e cognitivi sono i meccanismi neurali, neurofisiologici e, più in generale, biologici, ma anche che esistono negli essere umani processi che vanno molto al di là del livello puramente biologico, si pensi a tutte le funzioni relative al sentire, all’immaginare, alla complessità del linguaggio, ai comportamenti sociali ecc. che parimenti possono essere oggetto di studi scientifici. Un’altra spaccatura che tradizionalmente esiste nella psicologia occidentale è la separazione tra gli aspetti intellettivi o cognitivi e gli aspetti affettivi o psicodinamici.

 

Questa divisione si è concretizzata, da una parte, nella psicologia cognitiva, che ha cercato di dare spiegazioni cognitive anche alle aree dell’affettività, dell’emozionalità e, in senso più lato, della psicodinamica, e, dall’altra, nei vari orientamenti psicodinamici che spesso si sono chiusi in modelli che rischiano di essere scollegati dalle moderne scoperte scientifiche delle neuroscienze e della biologia. Infine, si può anche accennare a tutta l’area della coscienza, rispetto alla quale esistono ormai molti studi scientifici, soprattutto delle neuroscienze cognitive, ma che da sempre è stata oggetto privilegiato di speculazioni filosofiche e spirituali nelle grandi tradizioni sia occidentali sia orientali e la cui indagine è stata particolarmente sviluppata, tramite le numerose tecniche meditative, soprattutto dalla psicologia orientale che è stata ripresa dalla psicologia occidentale in prevalenza dall’orientamento transpersonale.

 

Negli ultimi decenni la distanza tra coloro che lavorano nel campo scientifico neurologico e biologico, nell’ambito della psicologia e nel campo delle pratiche meditative e spirituali in senso lato si è molto ridotta, avviando un processo integrativo che meglio può essere in grado di spiegare la complessità dell’essere umano. In mancanza di questa integrazione, si continua a restare nelle visioni dualistiche corpo-mente, cognitività-affettività, materialismo-misticismo. Il progetto di una vera psicologia olistica è dunque quello di integrare queste divisioni riconducendosi all’antico, ma sempre valido concetto dell’interezza e unicità dell’essere umano.

 

Se consideriamo questi aspetti più in dettaglio, fanno parte della possibile integrazione le scoperte più recenti delle neuroscienze e in particolare della PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) che dimostrano, in maniera sempre più precisa, lo stretto legame esistente tra la mente, ossia il cervello con i suoi processi cognitivi e di elaborazione di pensieri, emozioni e sensazioni, e il funzionamento del corpo. Questo ultimo risente di tutte le attività mentali, ma a sua volta genera un flusso continuo di informazioni che influenzano costantemente l’attività cerebrale e i processi elaborativi simbolici e di senso effettuati dalla psiche.

 

L’ambizione di Freud era quella di trovare una dimostrazione scientifica ai processi psichici che man mano andava scoprendo e uno dei suoi allievi più brillanti, Wilhelm Reich, il fondatore delle psicoterapie corporee, ipotizzò in modo lungimirante e molto avanzato per l’epoca la stretta relazione esistente tra il corpo e la mente. Ora possiamo dire che assistiamo a un progressivo superamento del dualismo corpo-mente, o corpo-spirito secondo un’accezione più ampia, a favore di un’unitarietà dell’individuo in tutte le sue componenti.

 

Gli elementi chiave di questa unitarietà possono essere identificati:

* nella suddivisone dei tre cervelli rettile, limbico e la neo-corteccia che si collegano allo sviluppo cerebrale pre-natale nel bambino e alla grande suddivisione tra le componenti sensoriale, emotiva-affettiva e cognitiva;

* nella partizione del cervello nei due emisferi che assumono un ruolo diverso nella gestione delle emozioni:

* nel sistema nervoso autonomo nelle sue componenti del sistema simpatico e parasimpatico;

* nel sistema immunitario collegato al sistema nervoso autonomo;

* nell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con la relativa produzione ormonale;

* nel sistema endocrino e la relativa produzione ormonale.

 

Queste varie parti dell’organismo sono unificate dall’informazione che costituisce il collegamento immateriale che conferisce unitarietà al tutto. L’informazione rappresenta il principio organizzatore della materia e dell’energia ad essa collegata e non si possono comprendere appieno i sistemi viventi se non si considerano simultaneamente le interrelazioni tra i tre elementi che ci permettono di comprendere la natura del vivente: la materia, l’energia e l’informazione che sono alle base delle tre grandi rivoluzioni tecnologiche dell’epoca moderna: quella meccanica, quella elettronica e ora quella informatica.

 

All’interno dei nostri organismi come sistemi complessi le informazioni materiali sensoriali si traducono in emozioni e pensieri, ma i pensieri, a loro volta, generano emozioni che si traducono in sensazioni e reazioni fisiche. Si tratta di un processo circolare che ha al centro l’informazione come elemento di connessione-retroazione dei vari sistemi. Una psicologia olistica, che tenga conto dell’unitarietà dell’essere umano (da olos=intero), deve quindi agire su tutti questi livelli simultaneamente così da trovare la connessione profonda che lega la nostra interiorità, la nostra storia personale, i segni incisi del nostro passato fin dalla vita intrauterina, il nostro assetto fisico-emozionale-ormonale e il nostro equilibrio energetico.

 

Nella pratica terapeutica un approccio olistico fa quindi riferimento alla suddivisone tra le componenti fisica, emozionale e cognitiva che rimanda alla partizione dei tre cervelli rettile, limbico e corticale. A ciò si aggiunge il Sé o centro del sistema, ossia la dimensione della coscienza, che unifica e trascende i vari livelli dell’essere. L’ipotesi che si può allora avanzare è che ciascuna esperienza dell’individuo si struttura su questi livelli simultaneamente ed è solo tramite l’elaborazione del vissuto relativo a tutti questi aspetti che la persona riesce ad integrare le proprie esperienze sciogliendo i blocchi che sono simultaneamente fisici, emotivi e cognitivi, per aprirsi alle possibili esperienze dei piani transpersonali.

 

I vari orientamenti della psicologia moderna hanno sviluppato approcci che fanno riferimento principalmente a una o solo alcune di queste aree, con l’obiettivo di permettere alla persona di elaborare il vissuto, il ricordo e la componente simbolica e ideativa delle proprie esperienze. E’ come se ciascuna scuola di pensiero individuasse diverse porte di entrata alla complessità e unitarietà dell’essere umano, enfatizzando alcuni aspetti piuttosto che altri. Diviene allora importante, come obiettivo di una psicologia olistica, integrare il più possibile i vari approcci e le relative pratiche terapeutiche, anche se si tratta di un obiettivo molto ambizioso.

 

Si può partire da un approccio psico-corporeo, dove sono le sensazioni del corpo, le sue contratture, i suoi blocchi che attivano le emozioni e il ricordo delle parte inconsce. In questo modo, ci si rivolge all’unità psico-corporea dell’individuo che riporta al ripercorrere la storia della persona passando dalla dimensione oggettiva (il corpo considerato in quanto tale), alla dimensione soggettiva (il corpo come depositario dei segni incisi del proprio sviluppo) e anche alla dimensione intersoggettiva ovvero analitica e sociale. Il blocco della respirazione e l’irrigidimento fisico rappresentano infatti i principali processi di rimozione e il loro scioglimento, non solo libera energia vegetativa, ma riproduce nella memoria la situazione che si era verificata a livello dello sviluppo personale.

 

Dall’atteggiamento corporeo si entra direttamente nel campo affettivo-emozionale, che rimanda alle modificazioni dei vari sottositemi e nella circolazione dalla carica energetica vitale sottostante. In questo senso, si può parlare di una vera e propria memoria del corpo. Le corazze muscolari e i blocchi energetici determinati dalle esperienze antiche, ma anche da vissuti recenti disfunzionali, possono essere trattati tramite movimenti, respirazioni, massaggi e, più in generale, una percezione consapevole del proprio corpo. Questo rilassa le tensioni liberando l’energia trattenuta nei blocchi e permettendo all’informazione neurologica, ormonale e immunitaria di circolare fluidamente in tutto l’organismo. Occorre poi enfatizzare il grande contributo che forniscono le cosiddette tecniche di svelamento che riportano gli aspetti rimossi, dissociati o alienati dell’essere alla consapevolezza. Questi aspetti inconsci possono essere portati alla consapevolezza e reintegrati nel Sé.

 

Si tratta degli approcci psico-dinamici, come quelli psicoanalitici, della Gestalt, di integrazione dell’ombra junghiana, sistemico-relazionali ecc. Si possono poi considerare gli aspetti cognitivi dei conflitti che portano alle patologie definite cognitive-del copione, in particolare le patologie di ruolo tipicamente indagate dall’analisi transazionale, dai terapeuti della famiglia e dagli psicologi cognitivisti, per citare i principali. In questi trattamenti, l’analisita aiuta a separare, chiarire e integrare gli aspetti comunicativi coinvolti nella patologia personale, secondo l’assunto che l’affetto e il comportamento dell’individuo sono determinati in misura rilevante dal suo modo di strutturare il mondo e quindi dalle alterazioni nel contenuto delle strutture cognitive.

 

A un ulteriore livello possono collocarsi le varie scuole delle terapie umanistico-esistenziali che affrontano le patologie esistenziali sviluppando aspetti introspettivi per la ricerca di un’identità autonoma e autentica liberandosi dagli aspetti egocentrici, di potere o di ruolo sociale. Infine, si possono considerare gli orientamenti transpersonali che mirano ad integrare gli aspetti dell’individuo che si collocano oltre la mente, verso un’esperienza dei diversi piani di coscienza studiati dalle discipline meditative e spirituali.

 

Fonte: Reteolistica.it