LA MAFIA NON CONOSCE CRISI

di Stefania Zanda

Con la crisi l’usura e la mafia si arricchiscono. La crisi impoverisce e quindi limita l’accesso al credito delle imprese e delle famiglie perché un soggetto che non ha un cospicuo reddito o fatturato non riceve prestiti dal sistema bancario. Quando il sistema economico è debole il sistema criminale cresce. Il problema si fa più che inquietante, dal momento che la crisi economica ha degli sviluppi ancora imprevedibili a livello occupazionale.

 

 

 

Queste semplici considerazioni sono confermate dai dati contenuti nel XII Rapporto prodotto da SOS Impresa. Nel 2009 sono stati 200.000 mila i commercianti colpiti per un giro di affari di 20 miliardi di euro. Esplode l’usura di giornata con soldi prestati il mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera. Emerge una “nuova figura lavorativa” quella del cravattaro davanti alle fabbriche per procacciarsi clienti. Altro giro d’affari è il racket con un fatturato di circa 9 miliardi di euro di cui 6 a carico dei commercianti. Sono a 160 mila unità colpite. Il Rapporto fornisce una mappa del pizzo dove emerge una ramificazione che non coinvolge solo il sud ma si estende anche a regioni prima non interessate.

 

Il pizzo intacca direttamente il sistema economico perché colpisce la concorrenza: un imprenditore che paga è senz’altro meno competitivo. Lo sanno bene i ragazzi di “addio Pizzo” di Palermo che hanno attuato una forma di consumo critico boicottando le imprese che pagano il pizzo. La Mafia spa ha un fatturato complessivo di 135 miliardi e un utile che sfiora 70 miliardi al netto di investimenti e accantonamenti. Si stimano 1300 reati al giorno, 50 all'ora, quasi uno al minuto. Il Rapporto lancia un ulteriore allarme sociale. licenziamenti, la cassa integrazione, la disoccupazione soprattutto in contesti degradati potrebbero avvicinare molti giovani ad attività illecite. Ma quali attività economiche le mafie prediligono? Da un esame del rapporto emerge che la mafia è entrata a pieno titolo nel tessuto economico del paese.

 

Al primo posto degli interessi mafiosi compare l'edilizia in tutte le sue fasi, così come è costante l'attenzione alle attività commerciali e turistiche con particolare riguardo al franchising e alla media e grande distribuzione. Una vera miniera è rappresentata dai mercati ortofrutticoli che, da sempre, hanno rappresentato un luogo naturale per gli affari delle mafie. La criminalità "investe" inoltre su internet: sono, infatti, in costante crescita le frodi informatiche, in particolare la clonazione di carte di credito ed il phishing (truffa informatica che permette, attraverso una e-mail, di carpire i dati personali di accesso ai conti correnti bancari di vittime ignare).

 

La situazione è grave ed è evidente che occorrono misure di sostegno in primo luogo da parte dello Stato affinchè conceda le dovute garanzie al sistema bancario, il quale non può e non deve chiudere la porta ad un imprenditore sopraffatto dal sistema criminale ma che ha avuto il coraggio di denunciare.

 

11 febbraio 2010

 

Fonte: Linkontro