MAGISTRATI ITALIANI SONO MENO E LAVORANO DI PIU'

Magistrati: In Italia sono di meno e lavorano di più Rapporto 2008 stilato dalla Commissione europea per il funzionamento della Giustizia in Europa (Cepej ) C'è una e-mail che gira in questi giorni fra i magistrati. A spedirla è stata Mario Morra, 36anni, giudice in servizio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

 

Procura di trincea, dove si è svolto il mega processo «Spartacus»,dopo sei anni di dibattimento, nei confronti del più potente cartello camorristico: quello dei Casalesi.

 

 

Ha iniziato a spedirla a pochi colleghi, che poi l'hanno girata ad altri colleghi, è rimbalzata sui blog ed è arrivata all'Associazione nazionale magistrati.

 

 

Contiene un riassunto del Rapporto 2008 stilato dalla Cepej, che non è una banda di giustizialisti, ma la Commissione europea per il funzionamento della Giustizia in Europa. L'ha fatto dopo aver ascoltato l'ultima requisitoria di Maurizio Belpietro in televisione contro i magistrati:«Ho provatoun profondo senso di frustrazione sentendo che l'intera categoria veniva accusata di essere l'origine di tutti i mali delle lungaggini della giustizia», racconta Morra. Anche perché a leggere quel Rapporto, steso sui dati relativi al 2006, viene fuori tutta un'altra storia che il giudice ha raccolto in una sorta di «strumento di autodifesa», come lui stesso lo definisce.

 

Intanto partiamo dal numero dei magistrati italiani: sono 14,8 ogni centomila abitanti. Tanti o pochi? Dite voi: in Austria il rapporto è di 22,8 ogni 100mila abitanti; in Germania di 30,7, mentre in Portogallo di 29,9, in Spagna praticamente equivalente al nostro, in Svezia di 23,8. Soltanto il Regno Unito ne conta 11,6. Di fatto il numero dei magistrati rispetto alla popolazione è inferiore a quello di quasi tutti gli altri principali paesi europei. Morra analizza il carico medio di lavoro di ogni magistrato giudicante, partendo dal presupposto che non essendo distinto nel Rapporto il dato sul numero dei giudici penali da quelli civili, il totale delle cause viene spalmato su tutta la magistratura giudicante.

 

In Italia ogni giudice si ritrova come «patrimonio» professionale un carico di ben 438,06 cause civili, contro le 67,96 dell'Austria, le 202,48 del Belgio; le 54,8 della Germania le 153,58 del Portogallo.È superato soltanto dai colleghi olandesi che ne hanno 458,71(ma su questo dato la Commissione ha espresso qualche perplessità). Beati gli svedesi con un popolo che risolve in altro modo i suoi problemi di giustizia civile o forse non ce li ha: 25,6 cause per ogni giudice. Le«sopravvenienze»,come vengono definite tecnicamente, in Italia sono otto volte superiori a quelle di Germania e Austria, 17 rispetto a quelle dei paesi scandinavi. Idem per i reati penali gravi, come le rapine, le estorsioni, quelli a sfondo sessuali, gli omicidi e così via. Ogni giudice in Italia ne ha 190,71, contro gli 80,92 di Francia, i 42,41 della Germania e i 103,94 del Regno Unito.

 

Le toghe italiane ricevono procedimenti pari al doppio di quelli dei colleghi francesi e inglesi, il quadruplo rispetto ai tedeschi, 12 volte di più rispetto agli austriaci. «Già solo questo dato - dice Morra - spiega il motivo per cui da noi ci sono pendenze impressionanti, dal momento che ogni anno, per ragioni diverse, nel nostro paese c'è un numero di cause civili e di processi penali di gran lunga maggiore rispetto a quello degli altri paesi europei». Anche scorrendo la tabella pubblicata sul numero di processi civili e penali di primo grado smaltiti in un anno dai magistrati risulta che «ogni giudice in Italia, in media, definisce un numero di procedimenti civili e penali pari al doppio dei colleghi francesi, spagnoli e portoghesi, e 5 volte superiore al numero di processi smaltiti in Germania». E se sono quelli che lavorano di più, stando al rapporto del Cepej, sono anche quelli che si beccano un discreto numero di «sanzioni disciplinari »: 7,5 ogni 1000 magistrati vengono bacchettati dal loro organo di controllo. In Francia 0,5; in Germania 1 su mille.

 

«Forse ci vorrebbe maggiore cautela nel dire che c'è scarso controllo sul nostro operato», suggerisce Morra. Nessuno nega la lentezza della giustizia, ma secondo il giudice napoletano che ha lavorato a questo manuale di autodifesa, non è scaricando la responsabilità sui magistrati che se ne viene fuori. Né«possiamo assistere senza far nulla al messaggio distorto che arriva all'opinione pubblica». Tra i molti problemi c'è anche questo: la «drammatica e preoccupante desertificazione delle procure», come ha denunciato Luca Palamara, presidente del sindacato delle toghe (l'Anm). Un'emergenza che viene fuori anche dal rapporto della Cepej.