IL DOCUMENTO DI 5O COSTITUZIONALISTI SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Di fronte alla prospettiva che la legge costituzionale di riforma della Costituzione sia sottoposta a referendum nel prossimo autunno, i sottoscritti, docenti, studiosi e studiose di diritto costituzionale, ritengono doveroso esprimere alcune valutazioni critiche. Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo. Siamo però preoccupati che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le modalità del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonché della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare, in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione.

 

1. Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo. La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica.

 

L’ossessione delle trivelle

 di Antonio Tricarico*

Sarebbe grave pensare che con le dimissioni della ministra Federica Guidi lo scandalo delle trivelle corrotte rimanga relegato alla Val d’Agri e alle aule processuali. Sin dal suo insediamento il governo guidato da Matteo Renzi è stato ossessionato dalla difesa delle trivelle e dei trivellatori, anche se tinti di corruzione, nazionale o internazionale che sia.

Nel settembre 2014, a pochi mesi dalla sua nomina ad amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi è finito sotto indagine da parte della Procura di Milano per corruzione internazionale nell’ambito della dubbia acquisizione della licenza petrolifera per il gigantesco blocco offshore OPL245 in Nigeria.

Referendum, votare "Sì" per non farsi sfuggire un'occasione

 Il referendum sulle trivellazioni petrolifere in mare può rappresentare l’occasione per avviare un profondo ripensamento della nostra strategia energetica. Il petrolio è il passato, il futuro è fatto di efficienza energetica, rinnovabili, mobilità elettrica. Le ragioni per votare “Sì” domenica 17 aprile.

 

di Gianni Silvestrini *

 

In tutto il mondo si abbandonano progetti di nuove esplorazioni e trivellazioni a causa delle bassissime quotazioni del greggio e del metano. L’ultima notizia viene dalla vicina Croazia dove il nuovo premier, Tim Oreskovic, ha annunciato una moratoria nell'Adriatico. Anche alcune società che volevano esplorare i nostri mari hanno fatto marcia indietro. Il referendum sulle trivellazioni, pur nei tempi strettissimi concessi, può rappresentare un’occasione per analizzare l’evoluzione del mondo dei fossili e per riflettere sulla debolezza della nostra politica energetica, sulle scelte da fare e sugli investimenti da evitare.

 

Riforme e diritti, l’inevitabile unione

di Massimo Villone *

 

Si è tenuta a Roma un’assemblea, affollata e partecipata, dei comitati referendari, per il lancio della campagna per la raccolta delle firme. Un passaggio importante, soprattutto per aver visto insieme i promotori dei referendum istituzionali e di quelli sociali. Perché un forte iniziativa referendaria?

 

 Rodotà ha scritto (su Repubblica) di come le nostre istituzioni siano diventate indisponibili all’ascolto, traendo anche da questo la spiegazione del drammatico calo di fiducia degli italiani. Ha ragione. Perché e come fidarsi di istituzioni indifferenti?

Accordo Usa Canada: giù le emissioni di metano dagli impianti petroliferi e gasieri esistenti

Obama: il cambiamento climatico minaccia più grande del Daesh

 

Il presidente Usa Barack Obama ha detto che la barbarie dello Stato Islamico/Daesh è una minaccia terribile, ma che è il cambiamento climatico la vera minaccia esistenziale per gli Usa, poi ha incontrato il giovane premier canadese Justin Trudeau e ha annunciato che L’Environmental Protection Agency (Epa) limiterà le emissioni di metano dagli impianti petroliferi e di gas esistenti .

 

Blitz del PD, e ciao all’acqua pubblica

 Commissione Ambiente. Ok all’emendamento che apre alla gestione dei privati. M5S e Sinistra Italiana lasciano i lavori per protesta: "Traditi 27 milioni di cittadini che votarono il referendum nel 2011". Lo scontro adesso si sposta in Aula. In tutte le città dove i servizi idrici sono stati privatizzati le tariffe sono cresciute esponenzialmente

 

di Antonio Sciotto *

 

Referendum Trivelle, smascherate le vergognose bugie dei tg

TABELLA. Uno studio del Parlamento europeo ha pubblicato una tabella con alcuni degli incidenti più noti al grande pubblico sul trasporto di greggio in Europa da e verso una piattaforma. Questa è la prova che il Tg2 ha mentito.

La disinformazione è al lavoro. Il Tg2 ha rotto il silenzio della stampa italiana sul referendum anti trivelle del prossimo 17 aprile, ma lo ha fatto in modo vergognoso! Durante l'edizione delle ore 13:00 dell'edizione del 15 marzo il Tg2 trasmette un servizio che si conclude così: "La trivellazione è considerata un'attività sicura. Sulle piattaforme marine italiane non è mai avvenuto alcun incidente". FALSO!! Il centro studi del Parlamento europeo ha realizzato un'indagine in cui si analizzano tutte le conseguenze delle trivellazioni in mare in Europa.

Il debito pubblico e quello verso la biosfera

 di Giovanna Ricoveri *

 

“Finita la festa, gabbato lo santo”. Questo proverbio calza a pennello per l’accordo sul clima raggiunto a Parigi nel dicembre scorso, su cui è calato un silenzio di tomba. Tutti d’accordo a parole, ma nei fatti niente è cambiato: in Italia e in Europa, la politica ruota intorno al debito pubblico, non al debito verso la biosfera. Il debito pubblico fa male ma non è mortale per la popolazione, mentre quello verso la biosfera lo è, perché crea uno squilibrio crescente tra il prelievo di risorse naturali e la capacita di rigenerazione della natura, distruggendo così le condizioni di sopravvivenza delle comunità.

 

La stagione della caccia è finita. Ecco tutte le vittime, tra bambini, animali e ambiente

 di Stefano Carnazzi *

 

La stagione della caccia sta finalmente finendo. Con due costanti. Una, le vittime. Due, secondo l'Eurispes 8 italiani su 10 sono contrari alla caccia.


Tra chiusure anticipate della caccia a diverse specie in Umbria, in Toscana, in Veneto, in Puglia e quasi in Friuli Venezia Giulia e un bollettino di guerra – sedici morti e 64 feriti, tra cui tre minori, da settembre dello scorso anno a gennaio – si conclude la stagione della caccia. Gli EcoRadicali hanno creato una mappa online sugli incidenti in Italia, tanto per capirsi.

 

USA: Nei movimenti tutte le strade portano a Bernie Sanders

 

di Marina Catucci *

Primarie Usa. Occupy e Black Lives Matter, la sinistra Usa scende in piazza e ha scelto il proprio candidato per la Casa bianca. La lotta all’«1%» non è più uno slogan per pochi «radical» ma è il vero punto della campagna democratica.


Un matrimonio scritto in cielo, questo è l’incontro tra Bernie Sanders, il «socialista» in corsa per la Casa Bianca e Occupy Wall Street, il movimento nato nel 2011 sui temi della diseguaglianza sociale ed economica; OWS, che nel 2012 non aveva pubblicamente sostenuto Obama (anche se di certo non ha remato contro), ora sta attivamente collaborando all’ascesa di Sanders, che da parte sua ha abbracciato gli slogan del movimento e non manca di citare «l’1%» in ogni comizio. Sabato scorso a New York, città natale di Sanders, c’è stato un corteo di qualche migliaio di persone dal percorso a dir poco simbolico: partenza da Union Square (la piazza del sindacato) e arrivo a Zuccotti Park, da dove Occupy aveva cominciato. Nella piazza, che non era così piena da tanto tempo, gli slogan di Occupy e a quelli sostegno di Sanders si mischiano, anche perché sono stati creati dalle stesse persone. OWS ha mostrato dal primo giorno la propria capacità di comunicazione, tratto distintivo di un movimento che in pochissimo tempo ha acquisito un’identità immediatamente riconoscibile e che ha marcato un prima e un dopo nelle modalità di protesta.