Messico, le cifre di uno stato fallito

Migranti. Oltre 200.000 arrestati

di Geraldina Colotti *

 

Il Messico chiude l’anno con un altro record negativo: l’arresto di almeno 200.000 migranti, sui circa 300.000 che, secondo gli esperti, hanno cercato di attraversare la frontiera per raggiungere gli Stati uniti. Cifre ufficiali del governo, secondo le quali il 92% degli arrestati proviene dai paesi del Centroamerica, soprattutto dal Guatemala (45%). In compenso, sta arrivando a soluzione la crisi provocata dagli oltre 7.000 cubani, diretti negli Usa e fermi dal 14 dicembre in Costa Rica, dove aspettano di entrare altri 900.

 

Nel 2016 ne sentirete parlare: Marisa Matias che vuole cambiare il Portogallo e l’Europa

 di Tiziana Barillà *

Una donna di sinistra si aggira per l’Europa, garofano rosso in mano e bellezza decisa di stampo lusitano. Il 2016, tra i suoi protagonisti, avrà certamente Marisa Matias, candidata alla presidenza del Portogallo. Quarant’anni il 20 febbraio prossimo, Marisa Isabel dos Santos Matias è nata a Coimbra, centro universitario del Portogallo, nel 1976. «Questo è il mio villaggio», racconta Marisa. «È qui che sono cresciuta ed è qui che ho scoperto la mutazione straordinaria del Paese. Ricordo quando l’elettricità arrivò per la prima volta nella casa in cui vivevo. E dell’arrivo dell’acqua, del telefono, della scuola e dell’estensione del diritto alla salute. Ricordo di questo progresso che si basava su un’idea di uguaglianza».

 

La Conferenza di Pace a guida curda è la migliore speranza per la Siria

 di Joris Leverink *

Mentre la guerra in Siria continua ad attirare altre forze esterne, l’opera allo per trovare una soluzione politica a questo conflitto che dura da cinque anni, va avanti. La settimana scorsa, sono state organizzate non meno di tre conferenze separate da diversi gruppi di opposizione. Le conferenze si sono tenute in tre posti: Damasco, Dêrîk – una città nella parte settentrionale della Siria controllata dai Curdi e Riyadh, la capitale Saudita.

Dato che la conferenza di Damasco è ampiamente considerata una finta, organizzata con il permesso e sotto il fermo controllo del regime di Assad, e che la conferenza a Dêrîk è quasi ignorata dai media internazionali, gli occhi del mondo erano fissi sugli eventi di Riyadh. La conferenza nella capitale saudita era sponsorizzata da molti alleati internazionali delle varie fazioni in guerra all’interno della Siria. Il risultato programmato era di unire l’opposizione siriana, in modo che potesse presentare un fronte comune nei negli imminenti negoziati con il regime, come deciso dai colloqui di Vienna svoltisi in novembre.

 

Cop21: c’è l’accordo. E’ storico?

di Anna Maria Merlo *

 

Suspense fino all’ultimo, poi un colpo di martello di Laurent Fabius e di Christiana Figueres dell’Onu alle 19,28, la Tour Eiffel scatenata con lampi di luce: l’accordo di Parigi della Cop21 è approvato. Una “svolta storica”, come afferma Fabius, presidente della Cop21, che parla di accordo “giusto, durevole, dinamico, equilibrato, giuridicamente vincolante”? Addirittura “un messaggio di vita”, come lo ha definito François Hollande dopo un riferimento alla “Francia straziata” dagli attentati? Un compromesso con delle pecche, come ha affermato Kumi Naidoo di Greenpeace, che vede “un accordo che mette le energie fossili nella parte sbagliata della storia”, ma “non risponde alla domanda: come arriveremo a realizzare gli obiettivi”? Un testo che non fornisce “nessuna garanzia di sostegno per i più colpiti dall’impatto del climate change”, come ha commentato Tasneem Essop del Wwf? Una delusione, come affermano molti militanti che hanno manifestato ieri a Parigi, che non fermerà il riscaldamento climatico che corre verso +3° al minimo? “Polvere negli occhi”, nel giudizio degli Amis de la Terre? Comunque, come afferma l’ambasciatore del clima Nicola Hulot, la mobilitazione è stata tale che “più nulla la fermerà”.

 

Cop21, il rischio di un mini accordo

 Climate change. Il testo finale perde pagine, ai ministri due versioni (sperando che non ce ne sia una terza, ulteriormente ridotta). Il blocco sui finanziamenti e sulla "differenziazione". La manifestazione del 12 dicembre ci sarà

 

di Anna Maria Merlo *

 

Le 80 tonnellate degli enormi blocchi di ghiaccio, che gli artisti Olafur Eliasson e Minik Rosing hanno prelevato dalla disintegrazione della Groenlandia e sistemato in un’installazione suggestiva in place du Panthéon, si stanno progressivamente sciogliendo per le temperature miti di questi giorni a Parigi. Al Bourget, anche il testo dell’eventuale accordo della Cop21 sta sciogliendosi, nel senso che dalla prima versione di 55 pagine, messa a punto a Bonn a metà ottobre, si è ormai passati prima a una proposta di 50 pagine e, ieri sera, a un ulteriore compromesso di 32 pagine. La notizia potrebbe essere anche buona — ci sono meno parentesi quadre, cioè in una settimana di trattative si è passati da 140 punti controversi a 75, mentre le «opzioni» si sono anch’esse dimezzate, da un po’ più di 200 a un centinaio. Il disgelo non dovrebbe però essere esagerato: a Copenhagen, alla Cop fallita del 2009, l’ultima versione era di 3 pagine, ridotta all’osso anche a causa di un blitz della presidenza, cioè una versione alternativa redatta in segreto. Questa tentazione esiste anche alla Cop21.

 

All’Italia piacciono fossili: 3,5 miliardi di dollari all’anno regalati a petrolio, gas e carbone

Questa è una delle stime più conservative. L'Fmi parla di 4,02 mld di dollari solo per il carbone, Legambiente di 17,5 miliardi di euro. Troppi incentivi a trivelle nazionali ed estere, CIP6, consumi di energie fossili nelle isole minori

 

di Umberto Mazzantini *

 

Il nuovo rapporto “Empty promises G20 subsidies to oil, gas and coal production”,diffuso da Oil Change International e Overseas Development Institute a pochi giorni dall’inizio della Cop 21 di Parigi, dedica naturalmente una scheda d’approfondimento all’Italia: il nostro Paese non fa certo la figura del campione ambientale, che vuole davvero ridurre le emissioni di gas serra e lasciare nel sottosuolo i combustibili fossili che provocano il riscaldamento globale. Tra il dire e il fare, tra le promesse al G20 e al G7, il discorso all’Onu di Matteo Renzi e gli impegni europei, ci sono le trivellazioni petrolifere, i CIP6 e perfino i finanziamenti ai consumi di combustibili fossili nelle isole minori, per non parlare di come e dove il nostro governo finanzia l’estrazione e il consumo dei combustibili fossili all’estero.

 

Inquinamento, in Italia record Ue di morti premature: “Nella Penisola 84.400 decessi su 491mila”

 Un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente attribuisce il record negativo a tre agenti killer: le micro polveri sottili, il biossido di azoto e l’ozono presente nei bassi strati dell’atmosfera.

L'area più colpita è quella della Pianura Padana, in particolare Brescia, Monza e Milano ma anche Torino Tra i 28 Paesi dell’Unione europea l’Italia è quello con il più alto numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dell’inquinamento dell’aria.

La conferenza COP21 ( #decrescitapercop21) *

Stati Uniti e Cina, i maggiori produttori di gas serra del pianeta, hanno annunciato l’impegno per una significativa riduzione delle emissioni nel corso della conferenza COP21 di Parigi. Si tratta senza dubbio di un passo in avanti importante rispetto a quanto accaduto sei anni fa a Copenaghen quando, prima ancora di iniziare le trattative sul clima, le due potenze si accordarono preventivamente per impedire l’applicazione di qualsiasi accordo vincolante. Meglio tardi che mai, ma non bisogna sopravvalutare i proclami sia perché, in concreto, le proposte non sembrano adeguate per porre un argine al paventato aumento di 2°C della temperatura media del pianeta rispetto all’era preindustriale, sia perché ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di strumentalizzazione del problema ecologico camuffata da preoccupazione ambientale.

 

L’Isis e la risorsa petrolio

di Maria Rita D’Orsogna*

 

E così sono iniziati i raid statunitensi sui depositi petroliferi controllati dall’Isis.

A differenza di Al-Quaeda che finanziava le proprie operazioni con donazioni di ricchi fanatici, l’Isis è capace di produrre petrolio da sé, di vendere le sue risorse e di guadagnarci anche 50 milioni di dollari al mese. Ci sono via vai di migliaia di camion al giorno, il cui valore può anche arrivare a 10mila dollari ciascuno. Dai campi della Siria e dell’Iraq vengono pompati circa 40mila barili al giorno, poi venduti fra i venti e i quarantacinque dollari sul mercato interno e tramite contrabbando. Una “Bonanza” petrolifera per controllare e gestire il Califfato.

Clima, teenager portano Usa in tribunale: “Non fanno abbastanza per l’ambiente”

Giovani e arrabbiati, gli adolescenti americani denunciano le politiche del governo. A Washington l'iniziativa è stata presa da ragazzi tra i 10 e i 15 anni. "Siamo noi quelli che dovranno vivere con gli oceani acidi, la temperatura della terra sempre più calda e i ghiacci che si sciolgono"

 

Sarà la loro la generazione che più subirà gli effetti disastrosi dei cambiamenti del clima: così i teenager americani portano in tribunale gli Stati Uniti e il governo federale, accusati di distruggere il pianeta.