La conferenza COP21 ( #decrescitapercop21) *

Stati Uniti e Cina, i maggiori produttori di gas serra del pianeta, hanno annunciato l’impegno per una significativa riduzione delle emissioni nel corso della conferenza COP21 di Parigi. Si tratta senza dubbio di un passo in avanti importante rispetto a quanto accaduto sei anni fa a Copenaghen quando, prima ancora di iniziare le trattative sul clima, le due potenze si accordarono preventivamente per impedire l’applicazione di qualsiasi accordo vincolante. Meglio tardi che mai, ma non bisogna sopravvalutare i proclami sia perché, in concreto, le proposte non sembrano adeguate per porre un argine al paventato aumento di 2°C della temperatura media del pianeta rispetto all’era preindustriale, sia perché ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di strumentalizzazione del problema ecologico camuffata da preoccupazione ambientale.

 

L’Isis e la risorsa petrolio

di Maria Rita D’Orsogna*

 

E così sono iniziati i raid statunitensi sui depositi petroliferi controllati dall’Isis.

A differenza di Al-Quaeda che finanziava le proprie operazioni con donazioni di ricchi fanatici, l’Isis è capace di produrre petrolio da sé, di vendere le sue risorse e di guadagnarci anche 50 milioni di dollari al mese. Ci sono via vai di migliaia di camion al giorno, il cui valore può anche arrivare a 10mila dollari ciascuno. Dai campi della Siria e dell’Iraq vengono pompati circa 40mila barili al giorno, poi venduti fra i venti e i quarantacinque dollari sul mercato interno e tramite contrabbando. Una “Bonanza” petrolifera per controllare e gestire il Califfato.

Clima, teenager portano Usa in tribunale: “Non fanno abbastanza per l’ambiente”

Giovani e arrabbiati, gli adolescenti americani denunciano le politiche del governo. A Washington l'iniziativa è stata presa da ragazzi tra i 10 e i 15 anni. "Siamo noi quelli che dovranno vivere con gli oceani acidi, la temperatura della terra sempre più calda e i ghiacci che si sciolgono"

 

Sarà la loro la generazione che più subirà gli effetti disastrosi dei cambiamenti del clima: così i teenager americani portano in tribunale gli Stati Uniti e il governo federale, accusati di distruggere il pianeta.

Ecco quanto ci costano i rifiuti non differenziati

  L’Italia non differenzia i suoi rifiuti e perde oltre un miliardo di euro. A confermarlo l’analisi di Althesys sulle percentuali di raccolta differenziata raggiunte dalle regioni italiane.

 

Solo due superano gli obiettivi previsti. Mentre la legge di stabilità del governo Letta introduce nuove tasse sui rifiuti, uno studio di Althesys – società di consulenza strategica che opera nel settore dell’ambiente – rivela che l’Italia nel 2012 ha perso 1,2 miliardi di euro per i mancati benefici da raccolta differenziata. Le uniche due regioni ad aver raggiunto gli obiettivi previsti sono Veneto e Trentino Alto Adige.

 

10 motivi per cui il patto sul clima sarà una corazzata Potëmkin

 Una analisi della bozza di trattato globale (da rinnovabili.it )

Così la coalizione ambientalista che protesterà alla COP 21 analizza il testo diffuso dall’ONU che sarà la base del negoziato ONU sul clima.

Il testo base dell’accordo globale sul clima, diffuso dalle Nazioni Unite il 5 ottobre, è inaccettabile. Lo dice chiaro e tondo Maxime Combes, economista e membro di Attac France, organizzazione che insieme a 350.org ha promosso l’appello contro i crimini climatici. I due presidenti e facilitatori del negoziato, Ahmed Djoghlaf e Dan Reifsnyder, hanno rilasciato il documento 15 giorni dopo l’ultima sessione negoziale di Bonn, preparatoria alla COP 21. Il testo, 10 pagine, è suddiviso in 26 capitoli: molto più breve, dunque, delle bozze circolate dopo la COP 20 di Lima, tutte intorno alle 80 pagine. Secondo Combes, un accordo basato su di esso metterebbe in grave pericolo l’umanità, poiché non scioglierebbe i grandi nodi che da anni bloccano l’azione dei governi sul riscaldamento globale. L’economista e attivista ha spiegato il perché in 10 punti.


 

Energie rinnovabili: chi ne sminuisce la crescita?

 di Mario Agostinelli  *

L’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) è stata creata nel 1974 da parte dei Paesi che avevano appena vissuto la crisi petrolifera per raccogliere e condividere informazioni su energia, modelli e tendenze future e contribuire a mitigare gli impatti negativi (o evitare) crisi energetiche successive. Da allora, la Iea è diventata una fonte ampiamente rispettata di dati energetici e analisi di scenari futuri. Il suo annuale World Energy Outlook (Weo) è considerato il “gold standard” nelle previsioni di energia: ha una copertura mediatica enorme ed è come una bibbia per i governi di tutto il mondo. Stupisce allora che quasi dormisse quando si diffondevano inaspettatamente sul pianeta l’eolico e il solare.
 

IEA: proiezioni sottostimate rinnovabili vs. realtà
 

L’agonia dei diritti umani in Messico

  ( Michela Giovannini da unimondo.org )

 

Il 26 settembre scorso si è celebrato l’anniversario della scomparsa dei 43 studenti della scuola rural normal di Ayotzinapa. E’ passato infatti un anno da quando vennero attaccati i due autobus su cui viaggiavano gli studenti che raccoglievano fondi per partecipare alla manifestazione di città del Messico in memoria di altri studenti, quelli che nel 1968 vennero massacrati da polizia ed esercito mentre manifestavano.

In occasione dell’anniversario, una moltitudine di manifestazioni sono state organizzate in tutto il Messico ed in centinaia di città del mondo, dove messicani e non si sono riuniti nelle piazze, nelle strade, o davanti alle ambasciate per chiedere giustizia e per denunciare lo stato drammatico in cui versano i diritti umani nel paese. Giustizia infatti non è ancora stata fatta e, peggio ancora, la dinamica dei fatti non è ancora chiara, mentre appare evidente la reticenza da parte del governo federale nel fornire una spiegazione plausibile dei fatti avvenuti il 26 settembre 2014.

 

La peggiore riforma

Questo testo firmato da sei tra i più autorevoli costituzionalisti italiani ( Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Massimo Villone ) può essere sottoscritto scrivendo a costituzione@ilmanifesto.info.

 

Nelle prime ore del 13 ottobre hanno deciso di sottoscrivere molti giuristi e costituzionalisti, tra cui Mauro Volpi, Domenico Gallo, Claudio De Fiores, Fabrizio Amato, Laura Ronchetti, Alfonso Di Giovine e altri, i cui nomi pubblicheremo nei prossimi giorni assieme a quelli dei tanti che ci stanno scrivendo a costituzione@ilmanifesto.info

 


La pro­po­sta di legge costi­tu­zio­nale che il senato voterà oggi dis­solve l’identità della Repub­blica nata dalla Resi­stenza. È inac­cet­ta­bile per il metodo e i con­te­nuti; lo è ancor di più in rap­porto alla legge elet­to­rale già approvata. Nel metodo: è costruita per la soprav­vi­venza di un governo e di una mag­gio­ranza privi di qual­siasi legit­ti­ma­zione sostan­ziale dopo la sen­tenza con la quale la Corte costi­tu­zio­nale ha dichia­rato l’illegittimità del «Por­cel­lum». 

Fermate i crimini del clima: l’appello di 100 personalità globali

 La società civile raccoglie le forze per farsi sentire alla COP 21. Da Desmond Tutu a Vivienne Westwood, da Naomi Klein a Noam Chomsky, una chiamata all’azione contro l’immobilismo dei governi sul clima

Cento voci per una chiamata globale sul clima: attivisti, accademici, personalità provenienti dalla società civile di tutto il pianeta hanno lanciato una call to action globale in vista della prossima Conferenza delle Parti dell’ONU sul cambiamento climatico. Tra le loro fila vi sono personaggi come Desmond Tutu, Vivienne Westwood, Naomi Klein e Noam Chomsky. Assieme a molti altri referenti di realtà di movimento invitano i cittadini all’azione per chiedere un vero e proprio cambiamento strutturale nella governance del mondo. «Siamo di fronte a un bivio – si legge nell’appello formulato dalla pubblicazione ‘Stop Climate Crimes‘, prodotta e diffuso dalle ONG 350.org e Attac France

ECOLETTERA 67 del Gruppo Cinque Terre

La foto del giorno: Il campo profughi a Zaatari, in Giordania, a pochi kilometri dal confine siriano. Esiste da più di due anni, non è l’unico,  e ad oggi ospita circa 120mila siriani fuggiti dalla guerra. 

editoriale 1: L’urlo dell’acqua ”Basta!”
 
Il 20 settembre il movimento italiano per la gestione pubblica dell’acqua si è ritrovato  a Napoli per rilanciare con forza la difesa di questo bene fondamentale sempre più sotto attacco nonostante il Referendum del 2011 abbia sancito che l’acqua deve essere sottratta alle leggi del mercato e che non si può fare profitto. L’enciclica Laudato Si’ afferma che “l’accesso all’acqua potabile è un diritto umano essenziale fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”. Nonostante il Referendum e le parole forti di papa Francesco, il governo Renzi (come i precedenti Berlusconi, Monti, Letta), sta perseguendo politiche di privatizzazione dell’acqua, perché i governi sono oggi prigionieri dei poteri economico-finanziari che guardano a questo bene come fonte di enormi guadagni. (Alex Zanotelli su comune-info.net ) leggi 
 
editoriale 2:Trivelle nel mare, dieci Regioni contro: depositati i referendum in Cassazione

I rappresentanti dei Consigli regionali di dieci Regioni - Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise - stanno depositando in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia (e in particolare nell’Adriatico) e sul territorio. Capofila dell’iniziativa è la Basilicata, con il presidente Pino Lacorazza che chiede «che siano ripristinati i poteri delle Regioni». La decisione di presentare i referendum era stata adottata lo scorso 18 settembre. Le proteste riguardano l’articolo 35 del Decreto Sviluppo del governo Monti, che dà il via libera a operazioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi nella fascia tra le 5 e le 12 miglia dalla costa, e l’art. 38 dello Sblocca Italia di Renzi che consente procedure accelerate per queste attività «di interesse strategico» e «di pubblica utilità, urgenti e indifferibili». Su cinque dei sei articoli oggetto dei quesiti è attesa anche la decisione della Consulta, che si pronuncerà da gennaio ad aprile sulla questione trivellazioni. Il presidente Lacorazza ha assicurato che «anche la Sicilia e la Lombardia hanno dimostrato di apprezzare la nostra iniziativa e l’Emilia Romagna ha detto “no” ma Bonaccini ha detto che approva la “carta anti trivelle di Termoli”»( di Redazione Online Corriere della Sera ) leggi