Dalla Spagna all’ Italia ? : nuova musica vuole nuovi suonatori

di Massimo Marino

 
Domenica 24 maggio si sono svolte le elezioni amministrative in Spagna, sia per le Comunità autonome ( tutte le regioni ad eccezione dell’Andalusia dove le elezioni si sono svolte il 22 marzo, della Catalogna che voterà il 27 settembre, dei Paesi Baschi e la Galizia che voteranno nel 2016 ), sia in centinaia di comuni fra i quali tutti quelli principali. Il movimento di Podemos ha guadagnato molti seggi a scapito dei partiti tradizionali come il Partito popolare e soprattutto il Partito socialista. Anche Ciudadamos, nuovo movimento anticasta ma di stampo moderato, ha avuto un discreto risultato. Hanno vinto insomma i nuovi suonatori che suonavano una nuova musica invece delle note stonate del vecchio bipolarismo di PP e PSOE.
 

Fonti fossili: 10 milioni di dollari di sussidi al minuto. Lo studio shock del FMI

di Francesca Mancuso *

Le sovvenzioni a favore delle fonti fossili nel 2015 sono state superiori alla spesa sanitaria totale di tutti i governi del mondo. Una cifra scioccante, pari a 5,3 trilioni di dollari pari al 6,5 per cento del PIL mondiale. Due anni fa, nel 2013 erano 4,9 trilioni. Si parla di 10 milioni di dollari di sussidi al minuto.
Un bel salto in avanti. Tutto questo accade mentre si parla di trovare soluzioni per salvare il clima e mentre si attende la conferenza delle Nazioni Unite di Parigi, alla fine di quest'anno.

A rivelare le amare cifre è stato uno studio del Fondo Monetario Internazionale, dal titolo “How Large Are Global Energy Subsidies?”, secondo cui a favore di petrolio e carbone si spende più denaro di quello destinato alla salute.
La vasta somma è in gran parte dovuta a chi inquina non pagando le imposte ai governi, legate alla combustione di carbone, petrolio e gas. Questi includono il danno causato alle popolazioni locali per l'inquinamento atmosferico, nonché alle persone colpite da eventi estremi come inondazioni, siccità e tempeste, strettamente legate ai cambiamenti climatici. Per approfondire: Tsunami e terremoti, colpa della deforestazione. I disastri in una mappa. Sono soprattutto gli Usa a sovvenzionare le più grandi aziende di combustibili fossili del mondo. Secondo Nicholas Stern, economista della London School of Economics “questa analisi è molto importante e frantuma il mito che i combustibili fossili siano a buon mercato, mostrando quanto siano enormi i loro costi reali. Non vi è alcuna giustificazione per questi enormi sussidi a favore dei combustibili fossili, che distorcono i mercati e danneggiano le economie, soprattutto nei paesi più poveri”…
da   greenme.it     leggi
   

Spese militari crescono nonostante gli annunci: 13 miliardi in armi in 3 anni

Il Documento programmatico pluriuennale della Difesa per il 2015-2017 smentisce gli annunci di riduzione. Quest'anno le forze armate - carabinieri esclusi - ci costeranno 17 miliardi, di cui 4,7 per acquisto di materiale bellico. E a quest'ultima voce l'importo per il prossimo triennio basterebbe a coprire il buco delle pensioni. Nessun taglio agli F35


Contrariamente agli annunci della Difesa, la spesa militare italiana non accenna a diminuire, in particolare quella per l’acquisto di nuovi armamenti. Da un approfondito esame delle cifre contenute nel nuovo Documento programmatico pluriennale della Difesa (Dpp 2015-2017), di cui il fattoquotidiano.it ha ottenuto una copia in anteprima - dove diverse pagine sono dedicate a lamentare i tagli di budget – risulta che le forze armate italiane – Carabinieri esclusi – ci costeranno anche quest’anno 17 miliardi di euro, di cui ben 4,7 miliardi per l’acquisto di aerei e navi da guerra, carri armati, missili e fucili: la stessa cifra spesa nel 2014. Per rinnovare l’arsenale bellico nazionale, il governo Renzi programma di spendere almeno 13 miliardi in tre anni, una cifra enorme che consentirebbe la restituzione integrale delle pensioni illegalmente decurtate da Monti.
 

Renzi: siamo al voto di scambio

di  Aldo Giannuli

Credo che non ci siano parole per definire e commentare quello che ha fatto il Presidente del Consiglio andando da Gilletti ad annunciare un “bonus” di 500 euro per i pensionati che hanno subito trattenute illegittime. O meglio, una parola c’è: voto di scambio. Probabilmente eccessiva da un punto di vista strettamente giuridico, ma politicamente è perfetto, anzi pecca per difetto.
 
Ragioniamoci su: tre anni fa una legge, che non stiamo qui a commentare, decise un taglio sulle pensioni superiori ad una certa somma e su quella base il governo emanò un decreto attuativo. Uno degli interessati ricorse per via giurisdizionale, sollevando eccezione di costituzionalità. La Corte Costituzionale, relatrice Silvana Sciarra (che mi vanto di aver sostenuto a novembre, permettetemi di rivendicarlo) ha deciso che il ricorrente ha ragione ed ha fatto decadere il decreto connesso alla legge. In presenza di una declaratoria di incostituzionalità, la norma decade, tam quam non esset e cessa di dispiegare ogni effetto, dunque, per i più elementari principi costituzionali, ora il governo è tenuto a restituire per intero la trattenuta illecitamente operata e ci sarebbe da discutere sugli interessi maturati.
 

Elezioni GB: Gli inganni del "Britannicum"

Carlo Clericetti *

Il sistema elettorale inglese è persino peggiore dell'Italicum: puoi prendere più seggi con 180.000 voti che con 4 milioni.

Il cosiddetto "Italicum" come sistema elettorale non mi piace affatto (anche se non è tanto quello ad essere più criticabile, quanto l'insieme del sistema istituzionale che uscirà da queste riforme). Personalmente sono da sempre un proporzionalista e il meno peggio mi è sempre sembrato il sistema tedesco. Ciò detto, di fronte al "Britannicum", cioè il sistema inglese, l'Italicum è un modello di democrazia. Basta guardare l'esito delle elezioni di ieri per convincersene.
 
I giornali italiani, come sembrerebbe ovvio fare, accanto ai seggi conquistati da ciascun partito aggiungono la percentuale di voti ottenuti a livello nazionale. Provate a cercare questo dato sui siti dei media inglesi.  Il Times, ilGuardian, il Telegraph, per citare alcuni dei più autorevoli, non lo mettono, o magari sarà da qualche parte ma di certo non dove è facile trovarlo. Il dato c'è, invece, sia sul Financial Times che sul sito della Bbc, e quest'ultimo riporta anche il numero assoluto di voti ottenuti. Ed è proprio questo dato che è particolarmente istruttivo.
 

Barcellona, una okupa al potere. «Sarà una rivoluzione»

Ada Colau e le elezioni comunali di Barcellona del 24 maggio

di  Luca Tancredi Barone *
 
Nel paese della più grande bolla spe­cu­la­tiva immo­bi­liare euro­pea, dove, per dire, nel 2005 si costrui­vano più case che Ger­ma­nia, Fran­cia e Ita­lia assieme e si sti­mano più di 5 milioni di case vuote, mezzo milione di per­sone sono state but­tate fuori di casa ma man­ten­gono il loro debito con le banche.

E, nel più asso­luto disin­te­resse delle isti­tu­zioni, sono state aiu­tate dalla «Piat­ta­forma vit­time del mutuo» (Pah, dalla sigla in spa­gnolo), nata dalle ceneri del 15M a Bar­cel­lona e dif­fusa in tutto il paese. Che li ha aiu­tati a affron­tare le ban­che e soprat­tutto ha dato un tetto, occu­pando le case vuote delle ban­che, a migliaia di per­sone. Colau ne è stata la por­ta­voce e oggi, secondo alcuni son­daggi, la sua Bar­ce­lona en comú (Bar­cel­lona in comune) sarebbe il par­tito più votato (con circa il 26% dei voti, con­tro i 19% dell’attuale sin­daco, della demo­cri­stiana Con­ver­gèn­cia i Unió e con un con­si­glio comu­nale fram­men­ta­tis­simo).
 

Barbara Spinelli, addio a lista Tsipras un anno dopo il voto: “Progetto fallito”

A meno di un anno dall'elezione, l'annuncio del’europarlamentare. Resterà come indipendente nel gruppo Sinistra Unitaria Europea-Ngl. "Idea nata per superare frammentazione e coinvolgere anche elettori non di sinistra, ma i risultati non sono stati all'altezza". Nessuna adesione a soggetti politici italiani, ma "alle regionali appoggerò chi lotta contro il Partito della nazione"

Un anno dopo l’elezione, Barbara Spinelli lascia dalla lista l’Altra Europa con Tsipras. L’europarlamentare intende però restare a Bruxelles come indipendente nel gruppo Sinistra Unitaria Europea-Ngl. “Non intendo contribuire in alcun modo a un’ennesima atomizzazione della sinistra fondando o promuovendo un’ulteriore frazione politica” afferma la giornalista e scrittrice, precisando che “in Italia non entrerò in nessun gruppo, se eccettuo la mia militanza nell’associazione Libertà e Giustizia”. E annunciando che si concentrerà “sulle attività parlamentari europee con attenzione particolare a quello che succede in Italia e in Grecia”.

Che succede in Arabia Saudita?

   di  Aldo Giannuli *

Dopo la morte di re Abd Allah, il 23 gennaio scorso, l’Arabia Saudita sembra entrata in una fase di fibrillazione. Le ultime notizie sono di pochi giorni fa: il re Salman ha dichiarato eredi al trono in successione il ministro dell’Interno Mohamed bin Najaef (figlio di un fratello suo predecessore) e il proprio figlio Mohammed bin Salman (”saltando” il suo più anziano fratello Muqrin), contestualmente, ha insediandolo anche come ministro della Difesa ed ha esautorato Saud Al Feisal dal ministero degli esteri, che reggeva dal 1975 e che era uno storico alleato degli Usa, sostituito con Adel al Juber, un tecnico, non appartenente alla casa regnante e già ambasciatore a Washington.

Le elezioni nel Regno Unito: sette cavalli per un Regno

  di   Lorenzo Piccoli *

 La Gran Bretagna si prepara a votare. Tra fine marzo e inizio aprile sono state svolte tutte le procedure costituzionali di rito: il parlamento è stato sciolto, i deputati hanno perso il diritto ad essere chiamati «onorevoli» e il primo ministro David Cameron si è recato a Buckingham Palace per informare la Regina sulla data delle elezioni, previste per il 7 maggio. Ora la campagna elettorale è entrata nella sua fase finale. Ci sono almeno quattro fatti importanti che bisogna conoscere per capire chi potrebbe uscire vincitore da questa tornata elettorale. 

La prima, ovviamente, riguarda il governo uscente. Queste elezioni si tengono a cinque anni di distanza dalle precedenti, svolte nel maggio del 2010. In quella circostanza il Partito Conservatore di David Cameron aveva ottenuto la maggioranza relativa dei voti, senza tuttavia raggiungere la maggioranza assoluta. Si era così eletto il primo hung Parliament della storia inglese dal 1974.
 

Insegnanti, questo è il momento di ribellarsi

di Alain Goussot *

Il disegno di legge del governo Renzi ha un segno chiaramente aziendalistico, autarchico e antidemocratico. È funzionale alla logica dell’economia di mercato e alle esigenze della Confindustria e dei poteri forti della finanza che vogliono trasformare la scuola e l’educazione in un business (leggi anche Non pensare ndr).
 
Cosa lo dimostra?
L’entrata degli sponsor privatinei programmi e nei piani dell’offerta formativa (che diventano triennali senza possibilità di rimodulazione e vera progettualità pedagogica);
la chiamata diretta fatta dai dirigenti scolastici supermanager (modello Marchionne, il nuovo idolo di Renzi-Giannini) e veri gerarchi d’istituto che svuotano il carattere democratico e partecipativo delle decisioni collegiali;
 
la svalorizzazione continua del carattere umanistico della formazione(del tipo aboliamo Manzoni per legge dalla scuola);
 
l’accento continuo messo sulle parole competenze(competere) e efficienza (costo/beneficio e non certo sulla qualità didattica e culturale);
 
la quasi assenza di riferimento alla scuola meticciata culturalmente nonché all’inclusione non come slogan ma come pratica educativa vera che permette la costruzione dell’alleanza pedagogica tra scuole e famiglie;
 
la precarizzazione del mestiere dell’insegnante con l’introduzione delle logiche del Job’s Act nella scuola;