Cinque Terre

I polli che possono far fronte al caldo

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"Questa cultura di morte può immaginare soltanto soluzioni sanguinarie”

(Diane di Prima)

Ecco un piccolo esempio di come l'industria globale e l’allevamento agricolo (allevamenti intensivi, la dieta a base di latticini, carne, ecc.) influenzano il nostro ecosistema comune:

Essi consumano e avvelenano un terzo della superficie terrestre del pianeta; questo contribuisce direttamente allo sfruttamento del terreno, alla deforestazione, alla pesca eccessiva, all’estinzione delle specie, ecc.; e ciò è la principale fonte di gas serra creato dall'uomo, il quale si traduce in cambiamenti climatici.

Sulla base di questo elenco incompleto di alimenti a base di eco-devastazione, dovrebbe sembrare dolorosamente ovvio che si deve fare qualcosa per porre fine a questa situazione. Beh, non temete, le soluzioni sono in fase di costruzione.

 

"Abbiamo bisogno di un approccio razionale" 

"Gli scienziati americani", scrive Edward Helmore nel Guardian, "fanno a gara per sviluppare i polli che possono far fronte al caldo torrido come parte di una serie di programmi finanziati dal governo, i quali cercano un adattamento o una mitigazione degli effetti causati da condizioni climatiche estreme sull’alimentare . " 

Jul 28 11:00

LARGHE INTESE CONTRO L'ACQUA PUBBLICA

*di Corrado Oddi

1. L'allarme lanciato venerdì dal manifesto sull'intenzione politica di far tornare l'acqua di Napoli in mano ai privati è più che giustificato. La proposta di legge della giunta Caldoro, nel ridisegnare i confini degli ambiti territoriali ottimali in cui è suddiviso il servizio idrico in Campania e quindi l'affidamento dello stesso, appare esattamente congegnata per provare ad affossare la prima esperienza di ripubblicizzazione definitivamente completata dopo i referendum di 2 anni fa, quella che si è costruita attorno alla nuova Azienda speciale Abc di Napoli.

Quello che però va rimarcato non è solo la gravità di questo disegno, ma che esso è ben lungi dall'essere un fatto isolato ed estemporaneo. In realtà, dopo il periodo che va dalla fine dell'anno scorso alla primavera di questo, in cui l'esempio di Napoli stava contagiando altre importanti realtà territoriali del Paese, da Reggio Emilia a Vicenza, da Palermo a Torino e altre ancora e si stava delineando un quadro che faceva balenare come possibile la ripubblicizzazione del servizio idrico nel Paese procedendo per progressive "conquiste" territoriali, da un po' di tempo in qua ( da quando è nato il governo Letta, potrebbe pensare qualche persona maliziosa come il sottoscritto) l'aria sembra improvvisamente cambiata.
 
C'è in corso un tentativo di isolamento del percorso di Reggio Emilia in quella regione, dove assistiamo ad una sempre più marcata titubanza del comune di Piacenza ad incamminarsi sulla strada della ripubblicizzazione, cosa che pareva assodata qualche mese fa e che ora, invece, sembra nuovamente propendere per la ricerca di un partner privato e dove il comune di Rimini, altra situazione dove la concessione è scaduta e dove la ripubblicizzazione è possibile, pare orientarsi per costituire una società mista con l'ingresso di un soggetto privato.
 
In Sicilia il governo Crocetta ha deciso di mettere da parte la proposta di legge di iniziativa popolare promossa a suo tempo dal Forum siciliano per l'acqua, sostenuto da più di 135 amministrazioni locali e da 35.000 siciliani, per approdare ad una soluzione "gattopardesca" che, nella sostanza, lascerebbe inalterato il quadro di gestione privatistica lì esistente. A Mantova da lungo tempo, ancora da prima del referendum, era iniziata e poi si era fermata la procedura di gara per la scelta di un socio privato nella gestione del servizio idrico e ora, invece, proprio in questi giorni, siamo in presenza di una fortissima accelerazione per giungere a quell'esito. Potrei continuare ancora in quest'elenco che inizia ad essere troppo lungo per essere considerato un fatto casuale. 
 
 
L'ultima citazione, però, se la merita la vicenda torinese: lì il Consiglio comunale, all'inizio di marzo, aveva approvato una delibera, non del tutto convincente, ma che comunque apriva la strada alla possibilità di trasformare il soggetto gestore Smat, SpA a totale capitale pubblico, in Azienda speciale. Qualche giorno fa la Provincia di Torino, con una delibera sostenuta da uno schieramento di larghe intese, sbarra la strada a quest'ipotesi, con una serie di motivazioni inconsistenti e addirittura tenendo a precisare nel testo della stessa delibera (sic!) che " l'approvazione delle presenti linee di indirizzo si pongono in naturale contraddizione con l'approvazione della proposta del Comitato Acqua Pubblica ( noi e il comitato torinese l'avevamo capito bene, ma forse bisognava spiegarlo a qualche consigliere provinciale !). Siamo in "trepida" attesa di conoscere l'intendimento del sindaco Fassino e del Consiglio comunale, con la curiosità di capire se esso confermerà la delibera approvata a suo tempo oppure se si piegherà al diktat dell'Amministrazione provinciale. 

Truman Show 2.0… evvai…!!!

 di Giovanni Chiambretto *

 

A ben riflettere il passaggio dalla prima alla cosiddetta seconda Repubblica non è stato un cambiamento così importante. Gli interessi dei poteri forti sono sempre stati gli stessi. Forse un po’ rimaneggiati con un maggiore peso di Berlusconi e delle sue televisioni, un periodo di crisi e quindi un indebolimento degli Agnelli, qualche parvenu (i capitani coraggiosi o i furbetti del quartierino). Ma poco d’altro. Il problema era che con Mani Pulite la credibilità del sistema istituzionale e di potere era crollato a livelli senza precedenti e la formula che avevamo ereditato dai tempi della guerra fredda si stava ingrippando. La formula “seconda repubblica” non si è risolta in altro che in una geniale reinvenzione pubblicitaria di una rappresentazione mediatica che incanalava aspirazioni, bisogni, stati d’animo, interessi, in un circuito controllabile e sterile. Il genio visionario che ha saputo dare il via a questa nuova sceneggiatura è stato innegabilmente Berlusconi. Gli altri l’hanno seguito.

 

CHI HA UCCISO ALEXANDER LANGER?

di Maurizio Di Gregorio

 

Alex Langer è stato un intellettuale ed un politico assai speciale nel panorama italiano.. Altoatesino di nascita visse in prima persona il contrasto etnico italiani/tedeschi in Alto Adige e si adoperò per un superamento di esso negli stessi anni in cui dirigeva la rivista Die Brucke (Il Ponte).

 

Appartendo alla generazione del ’68 fu in prima fila negli anni di esperienza di Lotta Continua e poi come eco-pacifista fu tra gli ispiratori e i fondatori del Verdi italiani a cui cercò di trasmettere l’insieme di idee, pratiche ed ideali dei Grunen e Alternativen tedeschi.

 

Leader riconosciuto ma non davvero seguito affrontò in prima persona l’orribile vicenda dei genocidi nella ex jugoslavia degli anni 90 dovendo, per rigore morale alla fine schierarsi, (lui ecopacifista integrale e genuino) a favore di un intervento armato che ponesse uno stop a quel bagno di sangue.

 

Il 3 luglio 1995 Alexander Langer si suicidò impiccandosi ad un albero di melo o di albicocco della sua casa nella campagna toscana.

Non potete fermare l’acqua

water-blue-sea-wavesIl 12 e 13 giugno 2011, dopo molti anni, i referendum hanno di nuovo raggiunto il quorum e sono tornati ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce.

La maggioranza assoluta delle italiane e degli italiani si è espresso a favore della sua fuoriuscita dell’acqua e dei servizi pubblici locali da una logica di mercato e di profitto.

 

Il combinato disposto dei due quesiti referendari ha consegnato un quadro normativo che rende possibile la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato in Italia. Infatti, così come sancito nella sentenza della Corte costituzionale di ammissibilità del primo quesito (n. 26/2011) l’abrogazione del cosiddetto Decreto Ronchi rimanda direttamente alla disciplina comunitaria in ordine alla gestione dei servizi pubblici locali, la quale prevede anche la gestione tramite enti di diritto pubblico.

E’ innegabile come questa sia un’indicazione chiara che segnala quale sia la direzione da percorrere nel futuro in tema di garanzie sociali, diritti collettivi e gestione dei beni comuni.

Ad oggi, trascorso due anni dalla vittoria referendaria, il governo attuale così come il precedente non hanno compiuto nessun passo in tale direzione, bensì diversi sono stati i provvedimenti, approvati o proposti, che muovono in direzione opposta. Solo l’intervento della Corte Costituzionale, con la sentenza 199/2012 del 20 luglio scorso, ha ripristinato la volontà espressa dai cittadini sul primo quesito referendario, quello che ha abrogato l’obbligo alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, dichiarando illegittimo l’aricolo 4 del «Decreto di Ferragosto» avanzato dal governo Berlusconi e confermato dal governo Monti.

La tariffa truffa

 

Bologna: la fionda del «comitato 33» contro i giganti dai piedi di argilla

A Bologna aumenta la tensione sul referendum sui finanziamenti alle scuole private  il cui significato di fondo va al di là della dimensione locale.

 

Il referendum consultivo che sta facendo tremare i partiti, specie il gigante dai piedi d'argilla, il PD bolognese, è nato da una decina di volontari riuniti nel «comitato 33», nome ispirato all'articolo della Costituzione che riconosce ai privati il diritto di istituire scuole ma  «senza oneri per lo Stato».

Italia 2.0

Nella valanga di commenti successivi al voto il problema per tutti è capire cosa è successo e non perdere di vista il finale possibile della storia. Berlusconi, Bersani e Monti si somigliano come gocce d'acqua alle quali la luce soffusa dei media dà sfumature diverse. Vorrebbero fare le stesse cose ma se ne contendono la gestione: La tav, gli inceneritori, mille km di nuove autostrade, tutto il cemento ancora possibile, una spartizione dettagliata dei loro portavoce sui media che chiamano pluralismo, una strizzata d’occhi al pezzente capitalismo italiano, uno sguardo distratto verso i gruppi economici collegati alle mafie, un po’ di F35; vengono dopo ambiente, precarietà, giustizia sociale e democrazia. In fin dei conti il governo a tre di Monti è stato questo e tutti fingono di non sapere che la gran parte dei suoi effetti devono ancora arrivare.

Un nuovo documento del Gruppo delle Cinque Terre

Dopo più di due anni dall’appello

“Un'altra Italia è possibile”

esce un nuovo documento del Gruppo delle Cinque Terre.

E’ il prodotto di una lunga riflessione ed esprime le nostre idee e proposte per  un' Italia e un' Europa il cui assetto in due anni è profondamente cambiato.

PER LA CONVERSIONE ECOLOGICA, LA DEMOCRAZIA AUTENTICA, IL RECUPERO DELLA COMUNITA’

1 Siamo in Europa, questo è il campo

2 La crisi e gli anelli deboli

3 Cosa è l’ anomalia italiana?

4 Le ragioni del Gruppo delle Cinque Terre

5 Il Montismo

6 Dalla frammentazione alla riaggregazione

7 I presupposti della Conversione ecologica

8 Le chiavi per la Conversione Ecologica

9 Un nuovo ecologismo

segue: 60 letture per capirsi meglio

GRUPPO DELLE CINQUE TERRE                        novembre 2012

per riceverne una copia scrivi a : info@gruppocinqueterre.it 

Il Nuovo che avanza e la Fine del Tempo

Il voto siciliano ha espresso un sommovimento tale da essere un buon auspicio per la possibilità che i prossimi sei mesi segnino un reale cambiamento di rotta nel nostro paese, anche se la strada è ben più lunga e restano una incognita sia la dimensione dell’astensionismo che i probabili colpi di mano che saranno tentati con la modifica del sistema elettorale per fermare il nuovo. L’Italia chiede di cambiare, ognuno dia il suo contributo.
 
 Fin dalla nascita nel 2009, il Gruppo delle Cinque Terre ha indicato nella conversione ecologica, nel ridimensionamento del sistema dei partiti e delle logiche di casta, e nella rivitalizzazione della partecipazione dei cittadini con nuovi strumenti di democrazia diretta, le chiavi indispensabili per superare l’anomalia italiana e avviare un percorso di cambiamento.