internazionali

Quelle perspective pour le Movimento5Stelle et l’Ecologisme Européen?

   Maurizio Di Gregorio

 ( Gruppo Cinque Terre - Fiori Gialli www.gruppocinqueterre.it  Italy )


1) Bien que j’aurais plutôt tendance à me fier à l’intuition et à la créativité du duo Grillo-Casaleggio, je dois avouer qu’en ce qui concerne la proposition de création d’un groupe commun au Parlement Européen, en s’associant avec l’Ukip de Farage, je ne suis vraiment pas d’accord.
Ceci n’est pas, de ma part, motivé par le fait que j’estime que Farage est comme le décrivent certains, qui sont bien souvent prêts à critiquer Grillo et Casaleggio - soit parce que ce sont des dissidents politiques ou psychologiques, soit parce qu’ils font partie des forces sous-terraines à l’œuvre et qui participent à cette tentative pérenne qui cherche toujours à provoquer l’implosion ou l’érosion progressive du M5Stelle.
Non, ma motivation tient par contre au fait qu’avec l’entrée du M5Stelle au Parlement Européen, une nouvelle voie s’ouvre pour la toute prochaine et possible diffusion des idées et des objectifs de ce même Mouvement, et ce, à l’échelle du continent européen : cela exige, devant les difficultés des choix à effectuer, une vision à long terme et un rêve (une projection globale) qui soient en mesure de dessiner les contours et de compléter un projet politique homogène et global.
 

Comme cela apparaît de façon si évidente et est également signalé par un grand nombre, le groupe politique le plus en affinité avec le M5Stelle est le groupe composite des Verts Européens, qui est une entité bien distincte et à ne pas confondre avec leurs insignifiants et inconséquents représentants italiens.
 

 

Spagna (1): Podemos, una breccia è aperta. Ora possiamo allargarla

di Josep Maria Antentas *                  ( da www.communianet.org )

  Pubblichiamo in questi giorni una serie di articoli e interviste sull'esperienza di Podemos in Spagna, esperienza innovativa, nata nel vivo del movimento degli Indignados, le cui caratteristiche e prospettive pensiamo siamo molto utile approfondire anche nel nostro paese e in tutta Europa. [Nella foto Teresa Rodrìguez, una dei cinque eletti da Podemos all'europarlamento]

 
Sono passati quasi sei anni dall’inizio “ufficiale” della crisi con il fallimento di Lehman Brothers del settembre 2008. Quattro dall’annuncio del primo grande “pacchetto” di tagli alla spesa pubblica del maggio 2010 con il governo Zapatero. Tre dall’inizio del 15M [Indignados]. Due dalla grande manifestazione indipendentista in Catalogna del 11S del 2012.
In questi anni la crisi economica e sociale è sfociata in una crisi politica e di regime, il malessere contro il sistema politico e le istituzioni ha raggiunto livelli inauditi dal tempo della Transizione [il passaggio dal franchismo all’attuale monarchia costituzionale, ndt]. Le elezioni del 25M hanno segnato la prima traslazione elettorale a livello nazionale di un ciclo di lotte sociali, discontinuo ma reale ed intenso, durato tre anni. Con una partecipazione simile a quella del 2009 (44,9% di voti allora e 44,84% oggi) è molto chiaro che il bipartitismo nello Stato Spagnolo si sta sgretolando a tappe forzate. Nel 2009 il Partido Popular (PP) ottenne 6.670.377 voti (42,12%) e 24 seggi ed il Partido Socialista Obrero Espanol (PSOE) 6.141.784 (38,78%) e 32 seggi. Questo per dire che i due partiti insieme presero 12.812.161 di voti (80’9%) e 47 eurodeputati. Oggi la situazione è molto differente: 4.070.643 (26,06%) e 16 seggi per il PP e 3.593.300 (23%) e 14 deputati per il PSOE. Insieme arrivano oggi a 7.663.943 voti (49,06%) e 30 seggi, il 60% dei risultati raggiunti nel 2009. È finita l’epoca del turn over al potere per i due partiti. Quando uno dei due governava perdeva consenso mentre l’altro all’opposizione lo recuperava. Ora entrambi, sia il PP che il PSOE, al governo o all’opposizione perdono consensi.

   

Euroscettici o Green?


di Andrea Mollica da www.blog.you-ng.it

La dinamica politica che illustravo nel mio articolo di ieri, relativa alla scelta che il M5S deve compiere per la sua collocazione in una famiglia europea, ha subito nelle ultime ore una decisa accelerazione. Bene così, la politica seria non aspetta i pigri e i sonnolenti.
Il dibattito in rete fra gli attivisti è intenso, serrato e si articola sulle tre opzioni che delineavo ieri:

1) La costituzione del gruppo degli euroscettici
 

2) La richiesta formale di adesione agli European Greens

 

3) Il modello Sicilia, nel quale il M5S sostiene di volta in volta i provvedimenti che ritiene più opportuni

Dal momento che la partita è davvero cruciale non solo per il M5S, ma anche per gli assetti europei, proviamo ad approfondire i pro ed i contro di ciascuna di queste opzioni, guardando agli effetti politici che avrebbero sul M5S, sulla sua fisionomia politica e culturale e sulla composizione della base sociale di attivisti, simpatizzanti ed elettori.
 

NUOVI PROTAGONISTI PER UN NUOVA EUROPA

1. La falsificazione dell’idea di Europa Unita
Cosa è l’Europa oggi ? Era un progetto di unione solidale dei popoli, dei territori e delle culture europee, è diventata una unione politica incompiuta, un’ area, in parte  a moneta comune, controllata di fatto da una oligarchia finanziaria che condiziona i sistemi politici nazionali ignorando le esigenze e le necessità dei suoi cittadini. Il nobile progetto originario di una Europa federata è tradito nella realtà dei fatti dallafalsificazione del progetto originario: per la democrazia , per l’economia reale, per la cultura europea. I principali partiti politici europei, conservatori e socialdemocratici, si diceva una volta “ di destra e di sinistra”,  non hanno più differenze sostanziali tra loro e sono subordinati ad élite bancarie, finanziarie, industriali e ad altre lobbies. Non hanno più alcuna visione di insieme. I sistemi elettorali a carattere maggioritario producono una rappresentanza politica falsificata a vantaggio di chi detiene il controllo dei mezzi di informazione ed ha un potente apparato organizzativo, imponendo un fittizio bipolarismo destra/sinistra che provoca una astensione elettorale crescente. Si determina così un sistema governato da caste politiche che sono suddite di altre caste finanziarie e convergenti con “ le larghe intese” vanificando una reale partecipazione democratica dei cittadini.
 
In queste condizioni persino il capitalismo della libera iniziativa si traduce nel suo contrario: nella estrema difficoltà, sacrificio e impossibilità della libera iniziativa. L’egoismo estremo dell’economia finanziaria e il pesante dominio delle caste bancarie e politiche costringono da una parte alla precarietà, dall’altra ad inseguire impossibili e comunque insostenibili obiettivi di continua crescita economica. Delle culture liberali, libertarie, cristiane e socialiste , ridotte a reperti archeologici,  resta una lettura superficiale priva di significato e di sostanza, alibi per giustificare una globale ingiustizia. Nella comunicazione di massa ed anche nelle culture della scuola non vi sono più visioni d’insieme e qualsiasi sogno è abolito. We have no more a dream.. Vige un pensiero unico che trasforma le differenze in indifferenza, ogni idea in una merce da piazzare ed ogni posizione in una carriera da condurre.
 
Lo statunitense Micah White di Occupy Wall Street afferma che siamo davanti ad una catastrofe economica (il capitalismo finanziario ha fallito nel suo compito di distribuire le ricchezze globali), una catastrofe ecologica (l’attuale civiltà moderna è insostenibile e conduce al declino del Pianeta e dei suoi abitanti) ed una catastrofe spirituale (l’insieme della attività umane diventa privo di etica e questo comporta una crescente corruzione). Per affrontare e risolvere le tre catastrofi è urgente un movimento sociale planetario che non pratichi solo manifestazioni nelle piazze ma che sia in grado di unirsi e vincere le elezioni politiche in tutto il mondo. Questo movimento deve battere l’involuzione della società in Caste, combattendo e vincendo contro la corruzione e la finta legalità. Deve battersi per una autentica giustizia sociale restituendo ai cittadini una democrazia autentica e partecipata e la possibilità di gestire le modalità e il frutto del proprio lavoro. Deve battersi per una conversione ecologica dell’economia, della società, della cultura e della tecnologia che eviti il collasso del sistema planetario.
 
La Conversione Ecologica dell’economia è il passaggio dal miraggio di una impossibile infinita crescita economica esclusivamente quantitativa ad una possibile ed auspicabile decrescita basata sul recupero e la valorizzazione della qualità dei prodotti e che renda i  produttori consapevoli e responsabili del consumo delle risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. La Conversione Ecologica della società è il passaggio dall’egoismo individuale alla responsabilità e solidarietà condivisa, alla esaltazione delle abilità umane dei singoli insieme al recupero di tutte le forme di comunità: famiglia, quartiere, villaggio, bioregione, macroregioni nazionali e cittadinanza planetaria. La Conversione Ecologica della politica è il passaggio dalle caste politiche e da una falsa democrazia rappresentativa ad una reale partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche anche tramite la pratica di forme di democrazia diretta e partecipativa. La Conversione Ecologica della cultura significa il recupero di una visione d’insieme del nostro vivere: ritrovare il sogno che abbiamo perso e che stiamo perdendo come umanità sia in forma collettiva che individuale.
 

Bisogna far uscire l’idea della Conversione ecologica dal limbo delle dichiarazioni astratte e proporre le concrete alternative che sono un po’ alla volta possibili cominciando da agricoltura e alimentazione di prossimità, da nuove abitazioni efficienti, da una nuova mobilità collettiva e razionale, dal pieno uso e recupero urbanistico fermando la cementificazione inarrestabile. Ma anche con nuovi rapporti fra le persone basati su una maggiore solidarietà e spirito di comunità, una rifondazione della scuola atta alla crescita dei giovani e luogo di cura delle abilità umane individuali. Contrastando apertamente questo processo involutivo che invece si è avviato sul piano europeo che si può sintetizzare come perdita dell’idea di Comunità sociale e Comunità ecologica di 500 milioni di persone che vivono sullo stesso continente.


2. Il tramonto   dell’ambientalismo tradizionale e della sinistra radicale
 

 

La natura della guerra è cambiata

di Patrick Cockburn * 

Si  sta sviluppando un nuovo tipo di guerra. E’ molto diversa dal conflitto di massa della Prima Guerra mondiale quando i governi mobilitavano migliaia di persone e enormi risorse industriali. Le guerre sono diventate più piccole, ma sono ugualmente, e in certe occasioni più brutali, che in passato. Non tutte sono identiche, ma i conflitti armati in Cecenia, nei Balcani, in Iraq, Afghanistan, Siria, e Libia hanno molti tratti in comune e non soltanto  perché la gente di queste nazioni è in gran parte musulmana, con l’eccezione dei Balcani.
 

Quell'intreccio di interessi tra lobbisti e politici

  di Anna Maria Merlo *

Democrazia ristretta/Trent'anni fa c'era un migliaio di lobbisti a Bruxelles. Oggi sono circa 15 mila, perché oltre alla Commissione devono influenzare anche l'europarlamento.

Il 14 marzo la Ue adotterà una direttiva di lotta al tabagismo, già approvata dal Parlamento europeo lo scorso 26 febbraio. La storia di questa direttiva illustra bene l'attività incrociata delle lobbies, che con il passare degli anni hanno assunto sempre più peso nelle istituzioni europee. Questa battaglia del tabacco, che si conclude con un compromesso tra lobbies contrapposte, era costata il posto nell'ottobre 2012 all'allora commissario alla sanità, il maltese John Dalli, sospettato di corruzione per aver avuto contatti troppo ravvicinati con un produttore di tabacco svedese. Nel corso della battaglia per questa direttiva si è venuti a sapere che la Philip Morris, per esempio, tra gennaio e giugno 2012 avrebbe speso quasi 1,5 milioni di euro per «riunioni» con eurodeputati, con l'obiettivo di fare pressione sul loro voto.

Francia: Hollande annuncia la fine del nucleare, ma i verdi non entrano nel nuovo governo

  di   Umberto Mazzantini *

 

Dopo la pesante sconfitta alle elezioni municipali, nel suo discorso solenne alla nazione il presidente franceseFrançois Hollande ha fissato 3 obiettivi per il Paese, e il secondo è l’energia, a cominciare del progetto di legge sulla transizione energetica che deve passare in Consiglio dei ministri a giugno. Anche se rimane da sapere cosa conterrà precisamente, quel che si sa è che dovrà preparare la Francia ad un futuro meno dipendente dal petrolio e dal “tutto nucleare”. Hollande ha confermato che entro il 2025 o il 2028  l’elettricità di origine nucleare sarà ridotta dal 50 al  75%, e che verranno chiuse le centrali nucleari più vecchie; le energie rinnovabili saranno fortemente incrementate, ma ci si chiede ancora se verranno costruiti 2 o 3 reattori nucleari EPR.
Mentre Hollande in televisione metteva in discussione il sacro nucleare francese, l’ufficio esecutivo di Europe Écologie – Les Verts (Eelv)  approvava (con 7 voti contro 3) la non-entrata nel nuovo governo guidato da Manuell Valls, l’esponente della destra socialista che, almeno secondo i sondaggi che circolano sulla stampa francese, sembra però piacere molto sia alla base della Rosa nel pugno che all’elettorato della “gauche de la gauche”.
 

Salvador, Sanchez Ceren diventa presidente

di Giulia Belardelli *

Storia di un ex guerrigliero che ha scalato il potere paragonandosi a El Pepe Mujica.

Per un soffio, ma alla fine l’ha spuntata lui: Salvador Sanchez Ceren, il candidato del Fronte Farabundo Marti per la liberazione nazionale (Fmln), è diventato presidente del Salvador. Si tratta della prima volta in cui un ex guerrigliero diventa presidente di una nazione in cui la guerra civile ha ucciso 76mila persone, senza contare le migliaia di desaparecidos. Il 69enne Sanchez Ceren ha battuto per meno di 7mila voti Norman Quijano, il candidato del partito di destra Alleanza Repubblicana Nazionalista (Arena): 50,11% versus 49,89%, così ha decretato il Tribunale elettorale supremo, di fatto ratificando la vittoria di Sanchez e respingendo al mittente la richiesta dei conservatori di invalidare il voto. Salvo sorprese dell’ultima ora, dunque, (la proclamazione ufficiale avverrà domenica, quando scadrà il tempo per eventuali ricorsi) questo ex comandante dei ribelli, protagonista degli accordi di pace del 1992), sarà il nuovo lìder di questo piccolo ma fondamentale Stato nel cuore dell’America Centrale.
 

Francia:Nei comuni Hollande può scamparla

di Anna Maria Merlo *

Tra una set­ti­mana la Fran­cia va alle urne, per il primo turno delle ele­zioni muni­ci­pali nei 36mila comuni del paese. Hol­lande e il governo sono assai impo­po­lari, ma potreb­bero scam­parla: nei comuni il voto segue que­stioni locali e l’astensione sarà alta.

La destra Ump è impe­la­gata in una serie di scan­dali, legati alla pre­si­denza Sar­kozy. E il rischio Fronte nazio­nale è limi­tato: l’estrema destra pre­senta liste in soli 600 comuni, ma potrebbe cau­sare delle «trian­go­lari» (passa al secondo turno del 30 marzo chi ha otte­nuto più del 10% di voti il 23 marzo), che in alcuni comuni favo­ri­reb­bero la sini­stra. Il Fronte nazio­nale punta a eleg­gere 4 o 5 sin­daci al mas­simo (ha già gestito alcune cit­ta­dine medie in pas­sato, con risul­tati disa­strosi e scan­dali).
 

Potere, non potere. Dove va il Messico?

Da una parte le illusioni della rappresentanza e i sogni elettorali, dall’altra la possibilità di riprendere il controllo della vita e dei territori. Il potere non è una cosa che qualcuno ha e altri no. È una relazione, dipende da noi decidere di che tipo debba essere. Il Messico che dopo settant’anni si appresta a privatizzare la compagnia petrolifera nazionale è ormai un paese senza legge. La Costituzione, fatta a pezzi  da centinaia di modifiche volute dai diversi presidenti, non regge il peso degli anni. A cominciare dalla questione indigena. I problemi costituzionali, però, come diceva Lassalle, non sono problemi di diritto ma di potere

di Gustavo Esteva *
La Costituzione del 1917 è stata distrutta nella sua essenza, ha scritto Adolfo Gilly due mesi fa. Oggi il Messico è un paese senza legge. Ha ragione. Dobbiamo prendere sul serio la sua diagnosi e ponderarne le conseguenze.
La recente batosta ha permesso di rilevare in che misura viviamo privi di garanzie costituzionali. Il nostro patto sociale era arrivato malconcio al 1982, ma era ancora lì. Da quell’anno è iniziato uno smantellamento sistematico del regime giuridico e istituzionale ereditato della rivoluzione. Di esso non rimane quasi niente, e non ce n’è un altro al suo posto.
L’importanza reale e simbolica di Petróleos Mexicanos (Pemex, azienda pubblica in procinto di essere privatizzata con la recente riforma energetica, ndt) spiega la reazione attuale, ma non la giustifica. Il patto del 1917 era stato costruito attorno alla terra, per il carattere stesso della rivoluzione. Quel patto è stato distrutto nel 1992, non ora, a forza di dare concessioni (minerarie a società straniere ndt) per 50 anni su un terzo del territorio e di mettere sotto il controllo privato buona parte del resto.