internazionali

Le Pussy Riot: “Entreremo in politica”

Nel Parlamento russo contro Putin

 

Scatta da Berlino l'appello a "combattere fino alla fine". Duro attacco al presidente russo: "Un regime debole che non sa riconoscere i suoi errori". Via alla campagna per liberare i prigionieri politici

Le Pussy Riot annunciano il loro ingresso in politica. Il primo passo sarà quello di fondare un'organizzazione, che si chiamerà "Zona del diritto" e avrà come scopo la liberazione dei prigionieri politici russi. "Sì, cercheremo di entrare in Parlamento a Mosca", hanno detto infatti Nadeschda Tolokonnikowa e Marija Aljochina, sottolineando di voler "combattere fino alla fine" e di "non aver paura di dire la verità e di rompere il silenzio".

L'annuncio è stato dato alla Berlinale, dove le Pussy Riot hanno tenuto una conferenza stampa, accanto al nipote di Nelson Mandela, in vista di un gala nella capitale tedesca, promosso dal festival, dedicato al tema "cinema for peace". 
 

 

Obama, la montagna partorisce un topolino

 di Carlo Formenti

I leader del sistema economico globale stanno abbandonando la linea “negazionista” in tema di crescita delle diseguaglianze economiche. Per decenni imprenditori, politici, media e accademici hanno sostenuto, contro ogni evidenza, la tesi secondo cui il processo di globalizzazione avrebbe contribuito a ridurre le diseguaglianze, sia fra i vari Paesi sia all’interno di ognuno di essi. A sette anni dall’inizio della crisi questa menzogna è divenuta insostenibile anche per i più zelanti lacché del pensiero unico liberal liberista.
 
Così, negli ultimi mesi, iniziano ad apparire imbarazzate ammissioni: sulle pagine dell’Economist, come nei discorsi al recente Forum di Davos, circolano discorsi in cui si riconosce che la distanza fra ricchi e poveri non è mai stata tanto grande, che ai primi segni di ripresa della “crescita” (leggi dei profitti) non fanno riscontro significativi aumenti dell’occupazione e dei salari, che tale tendenza potrebbe durare a lungo, anche in presenza di un rilancio più consistente dell’economia, infine che questa situazione è destinata a generare aspri conflitti sociali.
 

E’ il papavero il simbolo del fallimento della guerra Afghanistan: mai così tanta droga

di Umberto Mazzantini ( da greenreport.it )

 

Ieri il presidente Usa Barack Obama, rispondendo alle critiche di dell’ex capo del Pentagono e Robert Gates che nelle sue memorie mette in dubbio la fiducia di Obama sulla strategia Usa in Afghanistan, ha detto di non avere dubbi su quanto sta facendo l’America e che «Quel che è importante è che la strategia sia buona, ma è difficile e lo è sempre stata».

Ma è difficile per Gates ed Obama, per repubblicani e democratici, far credere che l’intervento Usa e degli alleati (Italia compresa) abbia centrato uno solo degli obiettivi che si era prefissato: la democrazia in quel Paese è una finzione esercitata in qualche palazzo di Kabul, mentre nel resto del Paese comandano i talebani e i signori della guerra che trattano con le forze di liberazione-occupazione e con i servizi segreti pakistani; le donne che l’intervento militare straniero voleva emancipare sono sempre più soffocate sotto il burka di un islamismo medioevale; le piantagioni di papavero da oppio che gli americani avevano giurato di eradicare non sono mai state così fiorenti e i talebani che le avevano praticamente eliminate durante il loro “califfato” ora usano la droga per finanziarsi ed armarsi. I russi, che di Afghanistan se ne intendono dolorosamente, girano il coltello nella piaga ed oggi Viktor Ivanov, direttore del Servizio federale russo per il controllo degli stupefacenti (Fskn), ha detto che «Nel 2013 l’Afghanistan ha prodotto stupefacenti su una superficie di 209.000 ettari. E’ un livello record».

Germania: Accordo Grosse Koalition

 di Toni Ferigo *

I due maggiori partiti tedeschi, SPD e CDU/CSU hanno raggiunto un accordo di programma per la formazione di una “ larga coalizione” di governo. L'accordo verrà sottoposto al vaglio degli iscritti della SPD. Si prevede non poche critiche e una considerevole opposizione, ma è parere comune che l'accordo sarà approvato dalla base del partito. Il testo è corposo;185 pagine preparate da sei gruppi di lavoro. Ci soffermiamo sui punti più importanti che possono interessare gli altri paesi europei facendo riferimento ad articoli apparsi sul sito della “ Fondazione Hans-Boeckler “, un istituto di ricerca economica vicino al sindacato. L'accordo presenta un dato paradossale. La parte dedicata alle politiche europee , nove pagine, è deludente per un osservatore esterno. Vi sono invece , nella parte economico-sociale dedicata alla politica interna, punti che potrebbero tornale a, mite, vantaggio dei paesi europei. In altri termini riforme economico-sociali, compresi alcuni interventi nel sistema di relazioni sindacali, buone in Germania possono esserlo anche per l'Europa, nonostante la politica europea del governo tedesco.

Gli indios tra la minaccia dell’oro e quella dei guerriglieri: in Venezuela si stringe la morsa

 «In tutti i Paesi del bacino amazzonico si fanno discorsi ambientalisti, però tutti si incontrano con le multinazionali per fare strade, miniere o sfruttare le foreste»: è l’impietosa analisi che Gregorio Díaz Mirabal, un indio curripaco che vive nel sud del Venezuela, fa in un’intervista rilasciata ad Humberto Márquez, corrispondente del venezuelano Ips, e pubblicata su Tierramérica.

Nel Venezuela del socialismo bolivariano le cose non si mettono bene per le popolazioni autoctone. Díaz Mirabal, coordinatore dell’Organización Regional de Pueblos Indígenas del Amazonas (Orpia), che riunisce 17 delle 20 etnie dello Stato venezuelano dell’Amazonas, spiega che «In questo paese ci sono più di 50 norme che favoriscono i diritti degli indigeni, però è difficile attuarle e le per le decisioni sui nostri problemi ci si consulta principalmente con gli indigeni che hanno incarichi nel governo»,

Germania: Grosse Koalition

Passi avanti per la Grosse Koalition in Germania, che se andrà in porto influenzerà non poco le politiche della Unione Europea.

 

Il 20 Ottobre il mini-congresso dell'SPD, il partito socialdemocratico tedesco, ha approvato l'inizio delle consultazioni con la CDU di Angela Merkel e la CSU (partito democristiano bavarese) in vista di una coalizione di governo. Il mini-congresso, che si svolge tra due congressi, è il più alto organo di decisione della SPD: 196 delegati hanno votato in favore dell'apertura dei negoziati , 31 contro e 2 si sono astenuti.. La maggioranza è stata più alta del previsto.. Nei giorni precedenti il mini-congresso diversi dirigenti del SPD avevano espresso perplessità. Queste voci sono pertanto restate silenziose. Hannelore Kraft, considerata leader della sinistra del partito, presidente del land Renania del Nord- Wesphalia, che si era fatta portavoce di queste perplessità, ha giocato un ruolo chiave nella costruzione di un ampio consenso sulla proposta di aprire i negoziati . Certamente hanno pesato i sondaggi che danno una forte maggioranza di tedeschi favorevoli ad una Grosse Koalition.

Libia: «Il paese non c'è più, ormai si è somalizzato»

 di Tommaso Di Francesco *


Intervista a Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano, sul sequestro del primo ministro: «È uno scontro di potere. Non sono assolutamente sorpreso». «Ali Zeidan, professore universitario magnificato da tutto l'Occidente è un uomo stranamente ricchissimo»


Per capire l'evolversi della crisi libica abbiamo intervistato Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e massimo esperto internazionale della Libia.

 

Come giudica il sequestro da parte delle milizie armate del primo ministro libico Ali Zeidan, poi liberato?

È uno scontro di potere. Fa parte del caos nel quale la Libia è caduta dopo la guerra della Nato che ha deposto nel sangue Gheddafi. Non sono assolutamente sorpreso del sequestro. L'anno scorso, quando doveva diventare premier Anwar Fekini, figura di spicco dell'opposizione in esilio (e nipote di Mohammed Fekini protagonista della rivolta contro l'occupazioneitaliana) ho cercato di dissuaderlo. Era restio ai miei suggerimenti, ma recentemente mi ha ringraziato dicendomi: «Mi hai salvato la vita».

 

Che cosa è accaduto in Libia dall'uccisione di Gheddafi, nell'ottobre 2011, a oggi?

È accaduto il fenomeno della proliferazione delle milizie armate.

Schiaffo a Obama: il Governo federale chiuso per assenza di budget. A casa 800mila dipendenti

 di Marco Valsania *

New York - Lo shutdown è scattato. La mezzanotte è arrivata e passata senza che alcun accordo dell'ultimo minuto tra repubblicani e democratici abbia potuto tenere aperto il governo americano.

 

L'anno fiscale è scaduto e i duellanti hano tenuto duro: i repubblicani che controllano la Camera hanno insistito nel voler legare qualunque nuovo budget all'affossamento della riforma sanitaria; i democratici che hanno la maggioranza al Senato hanno continuato a rifiutare quello che hanno definito un ricatto senza scrupoli. La Casa Bianca, nella notte, ha inviato istruzioni alle agenzie federali e ai ministeri di dare il via ai piani di emergenza per mantenere operative le attività essenziali con uno staff ridotto ai minimi. Le Forze armate avranno lo stipendio garantito, ha assicurato il presidente Barack Obama in un messaggio video alle truppe nel quale ha denunciato l'irresponsabilità del Congresso e dei repubblicani nel provocare la paralisi. Molti uffici federali, nel primo shutdown del governo in quasi vent'anni, saranno in gran parte chiusi a partire da questa mattina per la mancanza di fondi. Almeno 800.000 lavoratori federali cominceranno a essere lasciati temporaneamente a casa, musei e parchi nazionali vedranno porte e cancelli sbarrate. Una paralisi che rischia di costare miliardi di dollari al giorno in danni economici - 55 miliardi se durerà tre o quattro settimane, secondo le stime di Moody's.

«Grosse Koalition», decideranno 472 mila iscritti alla SPD

di Jacopo Rosatelli *

 

L'assemblea nazionale (Parteikonvent) del Partito socialdemocratico ha deciso che la coalizione di governo con la Cdu-Csu della Merkel si farà solo se i militanti lo vorranno. L'ultima parola sulla grosse Koalition l'avranno i 472mila iscritti alla Spd.

 

Questa è la conclusione più importante alla quale è giunta l'assemblea nazionale (Parteikonvent) del Partito socialdemocratico (Spd) nella tarda serata di venerdì. Un paio d'ore prima, l'ex candidato cancelliere Peer Steinbrück aveva comunicato la sua rinuncia a qualsiasi nuovo incarico. L'organismo riunitosi a Berlino per valutare il risultato elettorale di una settimana fa è la massima istanza decisionale del partito tra un congresso federale e l'altro: più vasto della direzione ( Parteivorstand ), raggruppa oltre duecento delegati territoriali «di peso». Che, evidentemente, si sono fatti sentire.

Elezioni tedesche: riuscirà Angela a condire lo strudel ?

di Massimo Marino

 


Precedute questa domenica dal voto regionale in Baviera le elezioni federali tedesche per il rinnovo del 18° Bundestag, il parlamento federale della Germania e determinarne i circa 600 rappresentanti, si terranno il 22 settembre 2013. Il 6 agosto è stato pubblicato l’elenco dei partiti ammessi alle elezioni; la lista comprende 34 diversi partiti ma in realtà il sistema elettorale, di fatto proporzionale con un quorum al 5% (una soglia che la Corte federale Costituzionale tedesca ha recentemente sanzionato come inaccettabile) , funziona egregiamente ed il confronto vero avverrà fra 7 partiti, dei quali probabilmente da 3 a 5 otterranno dei seggi.

 

A differenza del 2009, quando si formò la coalizione conservatori-liberali, CDU/CSU ( 33,8%) + FLP ( 14,6%) ) e restarono all’opposizione 3 partiti, SPD (23%), Linke ( 11,9%) e Grünen ( 10,7%) le possibili alleanze, che in Germania sono determinate dai risultati del voto e da accordi di compromesso sui programmi, sono più che mai aperte.