internazionali

Norvegia, svolta a destra, ma perde voti e seggi il partito xenofobo di Breivik, il boia di Utøya

 di Umberto Mazzantini *


I laburisti si confermano primo partito, esordio assoluto dei Verdi in Parlamento


Il Partito Laburista (Ap) resta la più grande forza politica della Norvegia, con il 30,9%, ma con un calo del 4,5% permette alla coalizione “borghese” di sconfiggere dopo 8 anni la coalizione di sinistra che governava la Norvegia, uno dei Paesi più ricchi, meglio amministrati, più democratici del mondo e soprattutto con un welfare state che sarebbe il sogno di ogni italiano.

L’appello di Beck e Cohn-Bendit: “L’Europa siamo noi, è il momento di ricostruirla”.

 di Ulrich Beck e Daniel Cohn-Bendit *

 

Un Anno europeo di volontariato per tutti - per tassisti e teologi, per lavoratori e disoccupati, per manager e musicisti, per insegnanti e allievi, per scultori e sottocuochi, per giudici della corte suprema e cittadini anziani, per uomini e donne - come risposta alla crisi dell'euro!

 

I giovani d'Europa non sono mai stati così istruiti, eppure si sentono impotenti di fronte all'incombente bancarotta degli Stati-nazione e al declino terminale del mercato del lavoro. Tra gli europei con meno di venticinque anni, uno su quattro è disoccupato. Nei tanti luoghi in cui hanno allestito campeggi e lanciato proteste pubbliche, i giovani defraudati dei loro diritti rivendicano giustizia sociale. Ovunque - la Spagna, il Portogallo, i paesi del Nordafrica, le città americane o Mosca - questa domanda sale con grande forza e grande fervore. Sta montando la rabbia per un sistema politico che salva banche mostruosamente indebitate, ma dilapida il futuro dei giovani. Ma quanta speranza può esserci per un'Europa che invecchia costantemente? Il presidente americano John F. Kennedy sbalordì il mondo con la sua idea di fondare un Corpo della pace. "Non chiedetevi che cosa può fare per voi il vostro Paese, chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro Paese". Noi che firmiamo questo manifesto vogliamo farci portavoce della società civile europea.

Afghanistan, nuove vittime: addio ritiro di truppe (italiane)

Truppe italiane nel mirino dei taliban dopo l'annuncio del ministro della Difesa Usa: Roma guiderà la missione ''Resolute Support'' dopo il 2015. Altro che rientro per natale 2014: a Herat ci rimarremo anni


di Sirio Valent *

Due attentati contro truppe italiane in Afghanistan, nel giro di 10 giorni. Cresce la pressione taliban sui nostri uomini: perché? A Bruxelles la risposta. Il nostro ministro della Difesa ha già assicurato a Washington e al Comando Nato che accetta la missione “Resolute Support”, dal 2015 in poi, dopo il ritiro americano. Altro che ritiro immediato: in Afghanistan gli italiani ci resteranno ancora per anni. Senza una votazione parlamentare, con scarsi risultati pratici e 53 vittime in 8 anni.

Ecuador: la guerra indigena al petrolio

 Sono pronti a combattere con le cerbottane contra le armi da fuoco. I 400 indigeni della tribù Kitchwa vivono bel cuore del Parco Nazionale delle Yasuni, in Ecuador, che la Chevron Oil si prepara a invadere. La compagnia mira a mettere le mani sui 70 mila ettari di foresta pluviale, dove sono state identificate risreve petrolifere per un valore di 7,2 milioni di dollari. "Combatteremo fino alla morte.

Ognuno di noi difenderà il proprio territorio" sostengono gli indigeni". La comunità ha deciso di rifiutare un'offerta della compagnia petrolifera perché preoccupata per gli effetti a lungo termine dell'attività estrattiva sull'ambiente.

 

Francia: dopo un mese si torna al voto per l’Assemblea Nazionale

 

      di Massimo Marino *

Il 10 ed il 17 giugno i francesi tornano al voto, come sempre un mese dopo le presidenziali, per eleggere 577 deputati dell’Assemblea nazionale, il corrispondente della nostra Camera dei deputati; ma lo faranno attraverso un tortuoso e infernale meccanismo basato su collegi uninominali e doppio turno, con un governo già costituito da Hollande, al quale il sistema presidenziale affida questo potere, a prescindere dalla eventuale maggioranza che uscirà dalle urne di giugno.

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Germania: una nuova Europa inizia dal voto nei Länder ?

 di Massimo Marino *

Mentre in Italia si vota con regole modificate per i Comuni ( doppio turno mantenendo il premio e riducendo del 20% gli eletti) e in Francia nello stesso giorno con regole altrettanto distorte si elegge addirittura un Presidente che comanda sul Parlamento), in Germania il sistema proporzionale con il quorum al 5% funziona al meglio e porta a continue votazioni e cambiamenti democratici senza particolari traumi.


Dopo l’elezione parlamentare del nuovo presidente della Repubblica, Joachim Gauck, la piccola regione della Saar ha votato il 25 marzo scorso per il rinnovo dell’assemblea parlamentare. In queste ore segue il land di Schleswig-Hollstein ( 2,8 milioni di abitanti) e il 13 maggio il più importante e popoloso Nordreinwestfalen (18 milioni di abitanti). Italia, Francia, Germania: elezioni diverse ma test importanti sulla strada che potrebbe portare nel giro di meno di due anni all’uscita di scena oltre che di Zapatero (già fuori), anche di Berlusconi (il PDL sembra di fronte al tracollo imminente nelle comunali), di Sarkozy ( già sconfitto secondo tutti i sondaggi) e della Merkel nel settembre del 2013 , se ci arriverà.

La Libia e la dissoluzione tribale-petrolifera

La Cirenaica/Barqah si dichiara semi-indipendente

di Umberto Mazzantini *


Quello che molti temevano (e in diversi profetizzavano) per la Libia del post-Gheddafi potrebbe davvero accadere. Mustafa Abdel Jalil, il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), ieri ha detto che «Alcuni Paesi arabi sostengono e finanziano la sedizione dell'est della Libia»», probabilmente si riferisce agli stessi Paesi arabi (Arabia Saudita e Qatar) che hanno finanziato ed armato la ribellione che è partita proprio dalle Cirenaica senussita.

Elezioni: la Spagna fà una giravolta e si ritrova per terra

  

     di Massimo Marino *

E’ desolante leggere i pochi commenti sui risultati delle elezioni politiche spagnole seguite al tracollo del governo socialista di Zapatero, con il tonfo del suo partito, il PSOE , il non-trionfo dei conservatori del PP  e lo spappolamento in mille direzioni degli elettori in un paese da mesi al centro dei commentatori per la pesante crisi sociale e per l’azione dei giovani indignados che hanno tenuto le tende per settimane  nelle principali piazze del paese.

 

I socialisti di Rubacalba hanno perso quasi un terzo dei voti del 2008 (4,5 milioni di voti) riducendosi a poco meno di 7 milioni (il punto più basso di sempre) ma i conservatori del PP  di Mariano Raioy, che con il 44,6% (+3%)  hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ne hanno guadagnati meno di 500 mila ( 32 seggi in più alla Camera).

Persepolis, un cartone spacca la Tunisia

Dopo la rivoluzione del 14 Gennaio il dibattito interno e' diventato "vero". E la societa' si confronta per quello che é. Ed ecco che il famoso modello tunisino di un paese diverso si scopre con problematiche comuni agli altri.

 

di Fabio Merone *

Dopo 10 giorni di campagna elettorale blanda e senza apparente posta in gioco, gli animi si surriscaldano improvvisamente, ed ancora una volta é la religione, o cio’ che di essa vi é di simbolico-affettivo, a scatenare il putiferio. Venerdi sera il canale privato “Nessma TV” manda in onda il film franco-iraniano “Persepolis” nel quadro di un dibattito sul rischio di derive estremiste nel processo di transizione democratica.

Danimarca: I socialdemocratici perdono le elezioni… ma il centro-sinistra vince

  di Massimo Marino

Singolare risultato delle elezioni del 15 settembre in Danimarca dove si sono svolte le elezioni parlamentari che hanno decretato la vittoria del centrosinistra con 89 seggi a fronte degli 86 della coalizione di centrodestra.

Le elezioni hanno visto fronteggiarsi due schieramenti:

La coalizione di centro-sinistra, formata da 4 partiti: Socialdemocratici, Partito Popolare Socialista, Sinistra Radicale, questi ultimi più moderati dei Socialdemocratici e l’ Alleanza Rosso-Verde.

La coalizione di centro-destra costituita da 5 partiti: Partito Liberale Danese (primo partito del paese), Partito Popolare Danese ( di estrema destra) , Alleanza Liberale, Partito Popolare Conservatore, Cristiani Democratici.