internazionali

Europa, la crisi dalle molte teste

   di Mary Kaldor *

Le crisi multiple di oggi riflettono il divario tra i cambiamenti economici e sociali e gli assetti istituzionali e politici che sono fermi a un’epoca passata. Le proteste sociali hanno bisogno di una risposta istituzionale: è possibile un’Europa di pace, verde, democratica e cosmopolitica, al posto di una burocrazia neoliberista?

Agosto non è stato esattamente un mese di vacanza. Giorno dopo giorno ci piovevano addosso le notizie di crisi multiple - la caduta di Gheddafi, le violenze in Siria, la crisi del debito pubblico in Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda, l'impasse al Congresso negli Usa e il declassamento del debito americano dalla tripla A, l'uragano Irene, e poi la campagna contro la corruzione in India e le rivolte in Inghilterra. Non si faceva in tempo a star dietro alla quantità di eventi straordinari che spuntavano dappertutto.

La Germania si prepara al test elettorale di Berlino

               di  Massimo Marino

Nelle elezioni in Meclemburgo la CDU  subisce la sesta sconfitta dell’anno e perde anche il suo alleato liberale. Grünen e SPD continuano a vincere. Il 18 settembre si vota a Berlino.

Quella delle elezioni regionali nel Mecleburgo-Pomeriania per il partito cristiano-democratico è la sesta sconfitta consecutiva dell'anno, dopo quelle subite nelle regionali di Amburgo, Sassonia-Anhalt, Baden-Wuerttemberg, Renania-Palatinato e Brema. Scende dal 28,8 al 23,1% in 5 anni mentre i socialdemocratici salgono di quasi 6 punti al 35,7%. Risultato aggravato dalla scomparsa degli alleati di governo liberali che crollano dal 6,8 al 2,8% e quindi non entrano nel parlamentino regionale.

La fine dell’impero americano


    di Craig Murray *

L’auspicio pronunciato oggi dalla Cina di una nuova moneta di riserva mondiale per sostituire il dollaro dà voce all’inizio della fine dell’Impero Americano. La Cina detiene la maggior quota di titoli in dollari nel mondo, e questo ovviamente costituisce un forte incentivo per mantenere intatta l’egemonia del dollaro. Il fatto che la Cina ora valuti la situazione di rischio del commercio mondiale dovuta all’indebitamento degli Stati Uniti, vista la sempre maggiore perdita potenziale del valore delle sue riserve in dollari, è il punto di svolta che segna l’inevitabile inizio della fine di questo impero.

No logo dieci anni dopo

  di Naomi Klein *

La cultura delle multinazionali non governa solo i centri commerciali. Detta legge a Washington e alla Casa Bianca. E ha creato un presidente-marchio che produce gadget e false speranze. Il cambiamento deve venire dal basso

 

 Nel maggio del 2009 la vodka Absolut ha lanciato una nuova serie limitata: no label, senza etichetta.

Tanto tuonò che piovve

    di Guido Viale *

sulla situazione finanziaria internazionale e i suoi rimedi

Messa a confronto con la potenza della finanza internazionale, la situazione dell’Italia si rivela ormai ben poco differente da quella della Grecia. Non importa che i cosiddetti “fondamentali” dell’economia siano differenti; o che lo siano i rispettivi tessuti industriali (o quel che ne resta: venerdì scorso la Fiat si è sbarazzata di un altro impianto: Irisbus, l’unica sua fabbrica italiana di autobus). La finanza internazionale ha ormai la forza e gli strumenti, se lo volesse, per mettere alle corde persino la Germania. E’ da mesi che gli economisti lo sanno (o lo temono). Ma non lo dicono; per scaramanzia.

Germania – Brema: la Merkel crolla, i Verdi al 23%

   Per la prima volta nella città- stato al voto anche i giovani dai 16 anni in su. Prima la Spd, secondi i Grünen, gli ecologisti tedeschi, la CDU diventa terzo partito.
La SPD del governatore Jens Boehrnsen, resta il  primo partito con il 38% confermando l’egemonia nella città-Stato che conserva da 66 anni , dall'instaurazione della democrazia dopo il '45. I Verdi volano dal 16,5% del 2007 al 22,5% e diventano quindi la seconda forza politica locale, sorpassando la CDU della Merkel che precipita al 20%. 

Germania: No alle grandi opere anche a Stoccarda

            I Grünen governano il Baden-Württemberg

Brasile: vittoria della Roussef..io non esulto... ecco perche'..

di Angelo Bonelli


Vince Dilma Roussef e la sinistra italiana solo per nostalgia di tutto ciò che si chiama sinistra esulta. Io personalmente non esulto e conoscendo la realtà brasiliana bene hanno fatto i Verdi brasiliani a non schierarsi. La sinistra italiana dimentica che il PT di Lula  ha sacrificato in nome del PIL  la foresta amazzonica. Sotto il governo del PT di Lula e  di Roussef si sono raggiunti i livelli più alti di deforestazione e violazione di diritti umani ai danni delle popolazioni indigene. Il governo Lula ha portato il nucleare  e avviato la costruzione di mega dighe  in Amazzonia che ha portato alla mobilitazione delle popoalzioni e i preti di base. Solo  la diga lungo il fiume  Xingu sarà realizzata con un decreto che condanna all'espulsione 100.000 persone lungo il fiume Xingu .

Elezioni in Brasile: la novità è il 20% della verde Marina Silva

     di Massimo Marino

E’ ormai certo che sarà il secondo turno, il 31 Ottobre, a decretare il 36° Presidente della Repubblica Federale Democratica del Brasile che avrà un ruolo da protagonista sul palcoscenico internazionale con il Mondiale di Calcio 2014 e le Olimpiadi del 2016.

Contestualmente alle elezioni presidenziali del 3 ottobre si è votato anche per il rinnovo della Camera dei Deputati ( 513 seggi) e del Senato (54 degli 81 membri); si eleggono anche i governatori dei 26 stati brasiliani e del Distretto Federale (27 in totale).   A contendere la vittoria a Dilma Rousseff, ( Partido dos trabalhadores - PT) che non ha superato il 50%, ( ferma al 47%)  sarà il socialdemocratico José Serra, (PSDB) dalle radici calabresi (32%); non ci sono partiti formalmente di destra . Dilma Rousseff ha vinto in 18 dei 27 Stati del paese, José Serra in 8 e la verde  Marina Silva in uno, il Distretto Federale della capitale Brasilia.

Germania: già in difficoltà il governo giallo-nero

di Massimo Marino

Spd e Verdi in testa nei sondaggi
 
A un anno dalle elezioni politiche che hanno visto il successo della coalizione CDU/CSU (democristiani) - FDP ( liberali conservatori ) ed il crollo dell’ SPD (socialdemocratici) è sempre più precario il governo nero-giallo tedesco dilaniato da aspri conflitti interni. I Liberali hanno spinto davvero per una sterzata liberista, proponendo tagli alle tasse nel bel mezzo della crisi e una riforma che toccherebbe  il sistema sanitario, bloccati  dalla resistenza della CDU e dalla ostilità di più dell’80% degli elettori.

La coalizione ha  mostrato una scarsa coesione interna, con continue liti tra i vari esponenti del governo scontentando un po’ tutti: gli elettori moderati, attirati dalla Merkel centrista della precedente grosse-koalition; ma anche quelli pro-business, delusi dall’incapacità del liberale  Guido Westerwelle di portare a casa le cosiddette riforme.