ecologia politica

Abbiamo scherzato

 La campagna elettorale è stata lunga e se si guarda la TV non è mai finita.

Discutono, litigano, ognuno simula di essere all’opposizione non si sa di chi e su cosa visto che con il secondo governo di larghe intese fra un po’ sono due anni che PD e PDL governano insieme in perfetto accordo; infatti nelle aule parlamentari arrivano leggi e decreti già fatti e confezionati; e soprattutto in lineare continuità con i governi del passato.

La TAV è un affare perfetto che va bene a tutti, per gli inceneritori è una gara a difenderli, gli F35 servono per armare la pace, in Afghanistan si resta anche perché, sebbene non si sappia, siamo il paese disponibile a restare dopo il ritorno a casa dei marines. Il finanziamento ai partiti continuerà, forse aumenterà, attraverso forme meno appariscenti e mettendo in chiaro anche i contributi dei privati che a quel punto diventerebbero del tutto normali. Che i M5S restituiscano allo Stato altri 1,5 milioni di euro non deve fare notizia e non c’è uno solo degli altri spinto dall’emulazione che li imiti.

Truman Show 2.0… evvai…!!!

 di Giovanni Chiambretto *

 

A ben riflettere il passaggio dalla prima alla cosiddetta seconda Repubblica non è stato un cambiamento così importante. Gli interessi dei poteri forti sono sempre stati gli stessi. Forse un po’ rimaneggiati con un maggiore peso di Berlusconi e delle sue televisioni, un periodo di crisi e quindi un indebolimento degli Agnelli, qualche parvenu (i capitani coraggiosi o i furbetti del quartierino). Ma poco d’altro. Il problema era che con Mani Pulite la credibilità del sistema istituzionale e di potere era crollato a livelli senza precedenti e la formula che avevamo ereditato dai tempi della guerra fredda si stava ingrippando. La formula “seconda repubblica” non si è risolta in altro che in una geniale reinvenzione pubblicitaria di una rappresentazione mediatica che incanalava aspirazioni, bisogni, stati d’animo, interessi, in un circuito controllabile e sterile. Il genio visionario che ha saputo dare il via a questa nuova sceneggiatura è stato innegabilmente Berlusconi. Gli altri l’hanno seguito.

 

CHI HA UCCISO ALEXANDER LANGER?

di Maurizio Di Gregorio

 

Alex Langer è stato un intellettuale ed un politico assai speciale nel panorama italiano.. Altoatesino di nascita visse in prima persona il contrasto etnico italiani/tedeschi in Alto Adige e si adoperò per un superamento di esso negli stessi anni in cui dirigeva la rivista Die Brucke (Il Ponte).

 

Appartendo alla generazione del ’68 fu in prima fila negli anni di esperienza di Lotta Continua e poi come eco-pacifista fu tra gli ispiratori e i fondatori del Verdi italiani a cui cercò di trasmettere l’insieme di idee, pratiche ed ideali dei Grunen e Alternativen tedeschi.

 

Leader riconosciuto ma non davvero seguito affrontò in prima persona l’orribile vicenda dei genocidi nella ex jugoslavia degli anni 90 dovendo, per rigore morale alla fine schierarsi, (lui ecopacifista integrale e genuino) a favore di un intervento armato che ponesse uno stop a quel bagno di sangue.

 

Il 3 luglio 1995 Alexander Langer si suicidò impiccandosi ad un albero di melo o di albicocco della sua casa nella campagna toscana.

La democrazia va rifondata

 Intervista con Gianroberto Casaleggio *

 

«Un nuovo contratto tra cittadini ed eletti: referendum per sfiduciare i parlamentari. Oggi temo guerre per l’acqua o il petrolio»

 

Casaleggio, l’enciclopedia online Wikipedia definisce democrazia digitale «la forma di democrazia diretta in cui vengono utilizzate le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle consultazioni popolari». Si ritrova in questa definizione?
«No, la democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, non è relativa soltanto alle consultazioni popolari, ma a una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune scompariranno. La democrazia rappresentativa, per delega, perderà significato. È una rivoluzione prima culturale che tecnologica, per questo, spesso, non viene capita o viene banalizzata».
La democrazia diretta sostituisce il Parlamento?
«È più corretto dire che ne muta la natura, gli eletti devono comportarsi da portavoce, il loro compito è sviluppare il programma elettorale e mantenere gli impegni presi con chi li ha votati. Ogni collegio elettorale dovrebbe essere in grado di sfiduciare e quindi di far dimettere il parlamentare che si sottrae ai suoi obblighi in ogni momento attraverso referendum locali».

Finalmente smascherata, una volta per tutte, la vera natura politica del progetto M5S

 di Sergio Di Cori Modigliani *

  Le rivoluzioni sono tutte uguali; eppure sono tutte diverse tra di loro. In compenso, le rivolte sono tutte uguali, e sono anche tutte uguali tra di loro. Ciò che le contraddistingue -e non è roba da poco- consiste nel fatto che le rivolte finiscono tutte male. Le rivoluzioni, invece, finiscono tutte bene; altrimenti non sarebbero tali. Le rivolte nascono e si manifestano in maniera imprevista, inattesa, soprattutto spontanea. La maggior parte di esse scaturiscono da eventi minimi, vere e proprie cause occasionali, che esplodono con sorpresa generale. Si affermano e trovano immediata adesione perchè contengono l’esplosiva miscela di rabbia, indignazione, disperazione e impossibilità di farsi ascoltare; veicolano quindi il forte bisogno di un gruppo sociale, di un movimento, di un popolo, di far sentire finalmente la propria voce e presentare pubblicamente le proprie esigenze, istanze.

Le rivolte sono prive di strategia, proprio perchè spontanee. Il potere costituito non teme le rivolte, mai. Lo lasciano indifferente. Le considera delle semplici scocciature, un incidente di percorso; tant’è vero che raggiunto il limite massimo di sopportazione per il sistema, le fa abortire in un attimo; il più delle volte con esiti tragici e una incredibile scia di morte, dove a cadere sono persone innocenti. Si intende, tra i rivoltosi. La sola idea della rivoluzione, invece, terrorizza il potere costituito.

 

Il teatrino della politica

                                           editoriale ECOLETTERA 19

Siamo ipnotizzati dall’inesorabile procedere delle scadenze post elettorali e dalla cortina fumogena dei media in tutte le sue forme (compresi i trolls sul sito di Grillo del tutto credibili). Se osserviamo i fatti sgombrando la testa dalle sovrastrutture indotte, sembra molto semplice: la Casta deve fare un governo. Un governo qualsiasi, che però rispetti, con gli opportuni aggiustamenti, le spartizioni precedenti. Bersani, Renzi, Amato o Rodotà cambia poco. L’urgenza di dare ossigeno alle cordate è assolutamente improcrastinabile. Non è vero che l’Italia non reggerebbe ad un prolungato periodo di vacanza governativa. In realtà è la casta che non reggerebbe ad un prolungato periodo di astinenza.

Se è una rivoluzione non sarà un pranzo di gala

 di Massimo Marino


Lo tsunami in sintesi

PD e PDL hanno perso insieme circa 10 milioni di voti sul 2008; ne mantengono in totale 16 milioni su 42 milioni di aventi diritto al voto. Sarebbero due partiti in rotta se non controllassero totalmente i media, che si sono spartiti minuziosamente nel corso degli anni, se non avessero soldi in abbondanza ( Berlusconi qualche spicciolo in più ), se non avessero decine di migliaia di eletti, funzionari , cariche e clientele in tutte le migliaia di organismi dello stato, di enti locali e dintorni; tutto pagato, sia ben chiaro, da tutti noi. Il partito confindustriale di Monti, dopo un anno intero in cui veniva indicato in tutti i sondaggi come il vero futuro dell’Italia ha raccolto con gli alleati circa 3,5 milioni di voti.

 

Le elezioni hanno cancellato dalla scena almeno sei partiti; partiti esistenti da tempo, o che simulavano di esistere o che si dichiaravano promettenti neonati con un radioso futuro: Italia senza Valori, Rifondazione e Comunisti italiani, Verdi, la Rivoluzione Civica di Ingroia e De Magistris, il BPP, partito personale di Bonino - Pannella che cambia nome e schieramento alla bisogna.

 

Italia 2.0

Nella valanga di commenti successivi al voto il problema per tutti è capire cosa è successo e non perdere di vista il finale possibile della storia. Berlusconi, Bersani e Monti si somigliano come gocce d'acqua alle quali la luce soffusa dei media dà sfumature diverse. Vorrebbero fare le stesse cose ma se ne contendono la gestione: La tav, gli inceneritori, mille km di nuove autostrade, tutto il cemento ancora possibile, una spartizione dettagliata dei loro portavoce sui media che chiamano pluralismo, una strizzata d’occhi al pezzente capitalismo italiano, uno sguardo distratto verso i gruppi economici collegati alle mafie, un po’ di F35; vengono dopo ambiente, precarietà, giustizia sociale e democrazia. In fin dei conti il governo a tre di Monti è stato questo e tutti fingono di non sapere che la gran parte dei suoi effetti devono ancora arrivare.

Sotto la toga, niente

di Guido Viale *


Il flop di Rivoluzione civile non era scontato, ma largamente prevedibile. Quella lista era stata promossa da tre ex pm che portavano in dote uno, una sacrosanta polemica con il presidente della Repubblica e un’inchiesta contrastata sulla trattativa Stato-mafia, ma che era solo all’inizio, o era stata interrotta precocemente (mancava sicuramente, in quell’indagine, lo scambio tra l’arresto di Riina e la «messa in salvo» del suo archivio, consegnato indenne a Provenzano.

 

Il porcellum genera porcellini ciechi

 di Massimo Marino


Dopo un anno di confronti, più o meno riservati e dietro le quinte, e spargendo una grande nebbia mediatica perché non si capisse di che si discuteva, PD e PDL hanno di fatto concluso che nessuna delle varianti rispetto al porcellum, elaborate con la fantasia degna di un poeta medioevale, poteva azzerare la possibile presenza in Parlamento, allora ben più di oggi sottovalutata, di un gruppetto di grillini e di eventuali altri eversori dell’ordine costituito. Veri rompiscatole in un Parlamento delle larghe intese. Così hanno concluso che il porcellum in definitiva andava benissimo ad entrambi. Il PD, in particolare nella fase finale, malgrado un po’ di pressing di Napolitano, ha tenuto duro immaginando che il capolavoro di Calderoli andasse benissimo. I sondaggisti di famiglia davano rassicurazioni.