ambiente

La deforestazione è sempre più mossa dal profitto, non più dalla povertà

  Il principale motore della deforestazione non è più l'agricoltura di sussistenza. La distruzione delle foreste non è più causata dai contadini poveri che dissodano campi per per far sopravvivere la propria famiglia, ma è sempre più provocata dall'espansione dell'agricoltura industriale. I massicci programmi di dissodamento di nuove terre per la piccola agricoltura segnano oramai il passo: la globalizzazione spinge milioni di contadini verso le grandi città, mentre le campagne - e le foreste - sono sempre più gestite da grandi gruppi industriali organizzati su vasta scala. I governi, per non perdere preziose opportunità di sviluppo, si affrettano a finanziare grandi progetti infrastrutturali come strade, dighe e centrali elettriche, che aprono nuove aree di foreste incontaminate, come ben illustrato da diversi studi del CIFOR.

Il riciclo frutta 9,5 miliardi di euro

  Se prima riciclare faceva bene solo all'ambiente, oggi fa bene anche alle tasche degli italiani (anche se molti ancora non ne hanno sentito gli effetti). Nel 2011 il fatturato dell'industria del riciclo degli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro ammonta a 9,5 miliardi di euro. Di questi, 2,2 miliardi sono l'indotto del sistema Conai (recupero e consegna), e 7,3 i fatturati dell'industria del riciclo.

 

L’Australia protegge tutti i suoi mari

L'Australia ha deciso di proteggere 3,1 milioni di kmq di oceano vietando pesca ed esplorazioni per la ricerca di gas e petrolio attorno all'intero continente. Il numero delle riserve marine passerà da 27 a 60, comprendendo, oltre alla Grande Barriera Corallina, tutte le isole australiane, inclusa l'intera Tasmania (che è uno Stato federale), le barriere del Western Australia e le coste paludose nel Mare degli Arafura (nord): in totale il 40% delle acque nazionali, dove vivono 4000 specie di pesci, 6 (su 7) specie di tartarughe marine e 45 (su 78) specie di balene e delfini.

I peggiori inquilini del Pianeta Terra

 Secondo i numeri che emergono dal rapporto “Living Planet 2012″ targato WWF, la Terra ha gia’ perso il 30% della biodiversità negli ultimi 40 anni e il consumo di risorse è raddoppiato dal 1966 a oggi, al punto che ormai si utilizza “un pianeta e mezzo”.


Una situazione allarmante, con una tendenza che non promette davvero nulla di buono per il futuro nostro e dell’ambiente che ci circonda. Il rapporto, che viene pubblicato con cadenza biennale, ha calcolato anche le impronte ecologiche nei vari paesi: i peggiori consumatori di risorse sono risultati gli abitanti del Qatar, seguiti da Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.

Al quarto posto gli abitanti della Danimarca seguiti dagli USA, a cui va comunque la palma di paese con i consumi più alti al mondo.

Shell dà i numeri e non sono buoni

 di Luca Manes *

Il rapporto annuale della Shell, appena reso pubblico, rivela una lunga serie di dati quanto mai interessanti. A cominciare dalla notizia che nei confronti della compagnia petrolifera anglo-olandese è stata intentata una causa «per aver contribuito a causare i cambiamenti climatici». Senza fornire ulteriori particolari, ma evidenziando che anche altre corporation sarebbero coinvolte, l'azienda si è subito affrettata a dichiarare di ritenere «che queste cause siano prive di valore e non siano di pertinenza della Shell». Considerando il precedente dello scorso anno, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti archiviò una denuncia di simile portata, c'è poco da essere ottimisti sul buon esito dell'azione legale.

Brasile: rinviata l'apocalisse dell'Amazzonia (per ora)

Il voto sul nuovo Codice forestale del Brasile, è stato ancora una volta rinviato. La proposta di nuovo codice forestale è stata approvata dal Senato la scorsa settimana, ed è stato reinviata a questa settimana dalla Camera dei deputati brasiliana, la camera bassa del Congresso Nazionale brasiliano. Qui però il voto è stato rinviato al marzo 2012, forse per evitare di imbarazzare il Brasile che si appresta a ospitare il vertice Rio+20. Le modifiche alla legge forestale prevedono una amnistia per la deforestazione illegale, e il considerevole aumento dell'area che può essere deforestata legalmente.


Durban, conferenza sul clima, chi rema contro?

      di Beppe Grillo *

Il mondo è distratto dalla crisi economica e ha accantonato quella ambientale. I governi pensano a come accendere il camino di casa mentre l'appartamento va a fuoco. La chiamano crescita. Dicono che è necessaria per il Pil, per il benessere. Non un solo Stato occidentale ha messo in discussione l'attuale modello di sviluppo. Anzi, nuovi alfieri (più affidabili) di questa economia moribonda stanno sostituendo i vecchi politici alla guida dei governi in tutta Europa.

Fronte dei porci

      di Guido Viale *

E l'ambiente? È scomparso dai radar, soffocato dalla paura dello spread, della crisi, del default. Non solo in Italia ma in tutta Europa; e in tutto il mondo. Non solo a livello locale, ma anche a quello globale.

Tra il 28 novembre e il 10 dicembre si terrà a Durban (Sudafrica) la Cop 17, l'ultima conferenza sul rinnovo degli accordi di Kyoto per il contenimento delle emissioni che sono all'origine dei cambiamenti climatici. Scienziati di tutto il mondo, riuniti nell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) insistono nel mettere in guardia i governi che il tempo per evitare una catastrofe irreversibile che cambierà i connotati del pianeta Terra e le condizioni di sopravvivenza della specie umana sta per scadere; e che misure drastiche devono essere adottate per realizzare subito un cambio di rotta. Ma a Durban, come a Cancun (2010) o a Copenhagen (2009) non succederà niente.

Tutto il fango del paese

      di Luca Telato *

Ormai sembra diventato un tragico appuntamento con la morte, tutto nostrano, un diluvio di inizio stagione che in Germania o in Francia non smuoverebbe neanche una tenda, da noi si trasforma in un’apocalisse che cancella interi paesi e, spesso purtroppo, anche vite umane. Come la tragedia di ieri che ha messo in ginocchio mezza Liguria e una parte della Toscana. Sei i morti accertati e otto dispersi, altre probabili vittime,

Il PIL cresce con la pioggia

  di Pierluigi Sullo *

Sarebbe troppo facile, far notare che la disastrosa alluvione tra Toscana e Liguria aiuterà il PIL italiano a crescere, e che quindi anche il Consiglio europeo avrà meno rimproveri da fare al nostro governo (e paese). Così come è una amarissima ironia il fatto che una delle aree allagate, proprio nell’epicentro della “bomba d’acqua”, come dice Walter Domenichini, che si occupa di ambiente per il Prc della Spezia, doveva ospitare a breve la posa della prima pietra di un mega-oulet, una città dello shopping come se ne vedono spuntare ovunque.