ecologia sociale

L'ambiente a perdere

di Guido Viale 

 

Il nuovo paradigma che deve prendere il posto di quello fallimentare imposto dal pensiero unico liberista è la sostenibilità ambientale. La si chiami decrescita, conversione ecologica, giustizia sociale e ambientale o economia dei beni comuni. È l’unica soluzione che può garantire equità nella distribuzione delle risorse e salvaguardia degli equilibri ambientali. Il mondo non è più quello dell’immagine di un universo economico e sociale in espansione che ha consolidato l’idea della crescita destino del pianeta.

 

Nel corso degli ultimi trenta e più anni la globalizzazione è andata sviluppandosi lungo due assi: orizzontale, con l’unificazione del mercato; e verticale, riunificando sotto il comando del capitale finanziario la stragrande maggioranza delle attività produttive. In entrambi i casi, ad aver trasformato radicalmente gli assetti dei processi produttivi e delle politiche dei governi nazionali, locali e sovranazionali è l’economia del debito. Sullo sfondo della crisi economica e sociale e ad essa direttamente connessa c’è la crisi ambientale che ha ormai investito tutto il pianeta e che rischia ogni giorno di più di arrivare a un punto di non ritorno.

Invece degli F35

 I Canadair in Italia ( Antonio Benforte su econote.it )


Ormai l’estate torrida è arrivata, in gran parte dell’Italia le temperature sono già vicine, se non oltre, i 30 gradi. Come ogni anno, quindi, si preannunciano mesi critici per gli incendi nei nostri boschi, soprattutto ad agosto. Sappiamo benissimo che spesso basta una piccola distrazione, come un fuoco acceso o una sigaretta gettata dal finestrino, a creare pericolosi incendi, per non parlare dei casi in cui le fiamme sono di natura dolosa. E quando questi incendi accadono, è necessario avere tutte le risorse a disposizione per poter rapidamente arginare il propagarsi delle fiamme. Oltre a personale a terra, molto utili sono da sempre i Canadair, gli aerei che trasportano e gettano acqua sulle fiamme, per intenderci.

European Green Capital 2015: è Bristol la capitale più verde

 di Roberta Ragni *


È Bristol la città più smart e green d'Europa. La "city" del Sud Ovest dell'Inghilterra ha vinto l'ambito European Green Capital Award 2015, consegnato dal Commissario europeo per l'Ambiente, Janez Potočnik, che ha gratificato il duro lavoro di amministrazione e cittadini con il prestigioso riconoscimento europeo.


La città è stata premiata dalla giuria per i suoi eccellenti risultati in termini di lotta ai cambiamenti climatici, miglioramento della qualità dell'aria e riduzione dell'inquinamento acustico, oltre che per il suo impegno ad agire come un vero e proprio modello per la green economy in Europa e nel mondo. Particolarmente promettente è la strategia di comunicazione e l'uso dei social media come un vero e proprio invito all'azione rivolto ai suoi cittadini. Ma oltre ad avere una esemplare pagina web, che permette ai visitatori di conoscere le iniziative verdi e i progetti realizzati dal Comune e di controllare le ultime notizie sulla città, Bristol ha impegnato un budget di 500 milioni di euro per il miglioramento dei trasporti entro il 2015 e fino a 300 milioni di euro per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili entro il 2020.

Consumismo di comodo - Molti prodotti sono progettati per guastarsi a fine garanzia

 Molti elettrodomestici che acquistiamo normalmente sono “programmati per morire” poco dopo la scadenza della garanzia. Non è una lamentela o un sospetto complottista del consumatore medio arrabbiato, ma il risultato di uno studio commissionato dal partito dei Verdi tedeschi. Secondo gli ecologisti tedeschi, infatti, i produttori degli elettrodomestici li realizzerebbero proprio con l’idea di farli durare poco, in modo da costringere gli acquirenti a comprarne sempre di nuovi. Fanno notare i Verdi però, tutto ciò produce una montagna di RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) estremamente pericolosi se non vengono recuperati e riciclati correttamente, perché spesso contengono metalli pesanti.

Acqua: Bene Comune Urbano

 di Fabrizio Bottini *


La discussione sul ruolo ecologico e sociale dell’acqua mette un po’ in secondo piano aspetti che andrebbero invece sempre tenuti ben in vista, e che sono la base su cui si fonda qualunque azione futura. Le infrastrutture verdi metropolitane.

Quando si pensa al termine Infrastrutture Verdi vengono in mente una montagna di cose. Che partendo dall’immagine quotidiana di un fazzolettino di terra sotto la finestra della cucina, si espande sino ai magari lontanissimi crinali di alture che si intravedono all’orizzonte. Una visione tra l’altro anche scientificamente confermata da quelle di organismi internazionali riconosciuti, come il consiglio per le iniziative ambientali locali (ICLEI) che parla di “rete composta da superfici naturali, paesaggi trasformati, spazi aperti e urbanizzati che conservino funzioni e valori di ecosistema, offrendo vantaggi alla popolazione umana”.

Che cosa è un ECOHUB ?

F.A.Q.(Frequently Asked Questions) n. 1 su  EcoHub Castelli Romani  

Che cosa è un EcoHub?
Un EcoHub è un ecocentro, un centro ecologico polivalente dove sono svolte le più diverse attività, per esempio terreni e fabbricati dove coltivare orti bio singoli e/o collettivi, laboratori artigiani, empori naturali, libreria specializzata, biobar, negozio e ristorante bio etc con spazi sociali per incontri, spettacoli, manifestazioni varie, conferenze, dibattiti, per ospitare nuove iniziative e la capacità di promuoverle.

Perché questo nome e non, per esempio, ecocentro?
Eco sta per ecologico o ecologista, hub, un termine inglese che originariamente significa “il mozzo della ruota”, dà più direttamente l’idea di cosa vuole fare essere e diventare un ecohub; come negli aeroporti e in altre strutture vi sono gli hub, così si vuole indicare la capacità di un centro di essere di servizio per i suoi soci ma anche per tutta la comunità e la bioregione in cui si trova. 

Gruppi di acquisto di terreni

  di Città invisibile*

Dall’alleanza con i produttori biologici alla produzione concordata, dall’affitto dei terreni per avviare aziende agricole biologiche all’acquisto vero e proprio. E’ la nuova frontiera dei gruppi d’acquisto solidale (…).
Alla loro esperienza si ispira infatti quella innovativa dei Gruppi acquisto terreni (Gat). Un vero e proprio ritorno alla terra, attraverso una nuova forma di investimento etico e ambientale.
 

San Francisco: nuova legge per trasformare tetti e spazi di cemento abbandonati in orti urbani

di Marta Albè *

Lì dove c'era cemento, oggi c'è un orto. San Francisco sta per trasformarsi in una delle città più all'avanguardia del mondo per quanto concerne l'autosufficienza alimentare. Grazie ad una nuova legislazione approvata negli scorsi giorni, infatti, gruppi di contadini potranno appropriarsi di aree e terreni abbandonati a se stessi, tetti e terrazze, al fine di dare inizio ad opere per la realizzazione di nuovi orti urbani nei quali coltivare frutta e ortaggi di cui la popolazione cittadina potrà cibarsi.
 

L’alternativa all’austerità

di Guido Viale *

A otto mesi dall’insediamento del governo Monti bisognerebbe chiedersi: l’economia italiana sta meglio o peggio? E sta meglio o peggio la democrazia ad essa legata a doppio filo? Quanto a occupazione, redditi popolari e del lavoro, servizi sociali stiamo sicuramente peggio; ma siamo ripagati in termini di migliori prospettive? Abbiamo subito un decreto “salvaitalia”, ma, usando gli indicatori di chi ci governa, spread e rapporti debito/PIL e deficit/PIL, il paese non si è allontanato di un centimetro dal baratro. Abbiamo subito due decreti per la “crescita” – il terzo è in arrivo – che hanno massacrato servizi, pensioni e lavoratori del privato e del pubblico impiego; ma, a parte le cifre a suo tempo sparate dal Premier “tecnico” (le ricordo: PIL +11% per cento; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti +18), ci stiamo avvicinando – per usare la sua metafora – più alla Grecia che alla Germania.
 

Hera, i manager costano quanto gli investimenti nella rete idrica

di Giovanni Stinco *


Nel 2011 ammonta a 19 milioni di euro la voce degli stipendi per cda e dirigenti rispetto ai 21 messi per il servizio base offerto dal colosso di acqua e gas. Senza contare i costi dirigenziali della galassia di partecipate e controllate e, come segnalato dalla Cgil, "i numerosi benefit come auto, carta di credito, spese di rappresentanza, vitto e alloggio"


I manager di Hera costano 19 milioni di euro l’anno, solo due milioni in meno rispetto agli investimenti fatti in tutto il 2011 sulla rete idrica. A fare i conti è la Filctem-Cgil che denuncia anche la corsa alle nuove nomine dirigenziali, addirittura sette il giorno dopo l’approvazione del piano che porterà alla fusione tra il colosso emiliano-romagnolo che si occupa di rifiuti, acqua e energia e la veneta Acegas-Aps.