no al nucleare

Atomiche, Italia allucinante

 di Tommaso Di Francesco

 

   ( il manifesto, 28 ottobre 2016 )

Allucinante Matteo Renzi. Allucinante Paolo Gentiloni. Ieri notte era all’ordine del giorno dell’Assemblea generale dell’Onu un voto davvero importante: una risoluzione perché dal 2017 partano i negoziati per un Trattato internazionale che vieti le armi nucleari.

La risoluzione è stata approvata da 123 Paesi, 16 Stati si sono astenuti ma 37 Paesi hanno votato contro, tra cui l’Italia. In compagnia di quasi tutte le nazioni nucleari del mondo e tanti alleati degli Stati uniti che, come l’Italia, hanno sul proprio territorio ogive nucleari.

 

Ecco perché la pericolosità del nucleare è sempre elevatissima

 Nuovi documenti spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è.

 

Alessandro Codegoni *

 

Alcune nuove ricerche spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è. Volendo trovare un lato buono in ogni cosa, si può dire che persino i disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima a qualcosa sono serviti: hanno reso, attraverso controlli, stress test e adeguamenti, il nucleare esistente più sicuro, forse tanto sicuro che disastri di quella portata sono diventati praticamente impossibili. Ma è proprio così? Pare di no.

continua

In Europa nucleare da pensionare: nuovi rischi per impianti troppo vecchi

  Oggi 240 attivisti di Greenpeace hanno lanciato proteste in 6 diversi paesi. Su 151 reattori nucleari attivi 67 hanno più di 30 anni, 25 più di 35 e 7 oltre 40 anni di servizio

 

 di Greenpeace

Questa mattina in tutta Europa 240 attivisti di Greenpeace hanno preso parte alle proteste per evidenziare i rischi dell’invecchiamento degli impianti nucleari in Europa. In 6 paesi, Francia, Svezia, Belgio, Spagna e Paesi Bassi si sono svolte una serie di azioni; gli attivisti si sono ritrovati di fronte alle centrali nucleari per chiedere ai propri governi di fermare gli investimenti su questi reattori ormai in decadenza e impegnarsi invece ad investire su energie più pulite e sicure, per sostenere l’obiettivo del 45 per cento di fonti di energie rinnovabili entro il 2030 in Europa.
«Chiedendo di estendere le vite di queste vecchie centrali nucleari – dichiara Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia – le grandi compagnie elettriche europee stanno cercando di avere maggior profitti spremendo “mucche ormai troppo vecchie”, mettendo così i cittadini europei di fronte a rischi enormi dovuti a possibili incidenti nucleari».

Governo Renzi. Pace, acqua, energia: fine della ricreazione!

di Mario Agostinelli *

Il funambolico Matteo Renzi ci ha presentato la sua squadra con i fasti di un evento “son et lumières”: sorrisi ammalianti, nidiate tricolori, cascate di flash su griffes impeccabili.
 
Ma il suo delfino Delrio si è dovuto subito dopo occupare delle biografie di ministri e ministre sicuramente non inappuntabili. Così sospette, da convincermi che il nuovo governo sia nei suoi punti chiave schierato manifestamente contro i 27 milioni di cittadini che hanno votato sì ai referendum del 2011 e risulti ostile a quei movimenti per la pace e la sostenibilità legittimati da una forte partecipazione dal basso. Partecipazione radicata, che una domenica di primarie con due milioni di consensi una tantum dovrebbe comunque rispettare, se non riconoscere come risorsa e valore.
 

Il nucleare inglese sarà made in France (e China)

Verrà esportato il disastro Epr. Il “nucleare a buon mercato” non esiste. Accordo capestro tra Edf e governo britannico.


I no-nuke: «Sovvenzioni vergognose che pagheranno i contribuenti».

Il governo britannico e la multinazionale nucleare statale francese Edf hanno deciso di costruire la prima nuova centrale nucleare del Regno Unito ad Hinkley Point nel sud-ovest dell’Inghilterra, presentandola come «Parte del continuo impegno del governo britannico per ridurre le emissioni di carbonio a metà dalla metà degli anni 2020». Per questo il governo dei conservatori e degli ex-no-nuke liberaldemocratici prevede di rinnovare alcuni dei suoi vecchi impianti nucleari esistenti e di costruire nuovi reattori in sostituzione di quelli più obsoleti.

Dell’affare fanno parte anche due società statali cinesi, Cgnpc e Cnnc, con una quota del 30-40%. Ad Edf andrà il 45 – 50%, mentre l’altr gigante nucleare francese avrà una quota del 10%. Sono in corso contatti anche con altre imprese che alla fine potrebbero avere fino a 15%. Secondo Energy Price, «Il via libera é arrivato dopo mesi di dispute, con i ministri che hanno dovuto affrontano le critiche dopo il disastro nucleare di Fukushima nel 2011. Il governo e la francese Edf Energy hanno approvato un “prezzo di esercizio” – il tasso garantito pagato per l’elettricità prodotta, fino a 92,50 sterline per megawatt-ora di elettricità per 35 anni, più del doppio del tasso corrente di mercato.

Caro energia: tagliare oneri sullo smantellamento nucleare

di Gianni Girotto *

 

La riduzione dei costi della bolletta energetica deve essere valutata complessivamente, senza compromettere le esternalità positive che il settore delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica stanno producendo, ma con un analisi seria, a 360 gradi, che tenga in considerazione anche gli oneri nucleari che incidono per circa 300milioni di euro all'anno sull'A2.

L'argomento è stato affrontato nell'ambito dell'incontro tenuto ieri presso il Ministero delle Finanze tra il Vice Ministro Stefano Fassina, il Capo di Gabinetto Daniele Cabras e una delegazione del M5S composta dal Presidente Gruppo Senato Nicola Morra e i Capigruppo della X Commissione di Senato e Camera Gianni Girotto e Mattia Fantinati per approfondire gli aspetti dello smantellamento e la messa in sicurezza degli impianti nucleari, il suo sistema di finanziamento e i criteri per il rinnovo del CdA Sogin, tutti temi affrontati già nell'interrogazione presentata la scorsa settimana anche al Ministro dello sviluppo economico e dell'Ambiente.

 

In Germania apre il più grande impianto eolico offshore del paese

 

di Marina Perotta *

La Germania ha inaugurato lunedì il più grande impianto eolico off shore del Paese che si trova a circa 100 Km dalle coste dell'Isola di Borkum nel nord-ovest del Mare del Nord. Il parco ecolico con le sue 80 turbine è il più grande della Germania e può fornire una potenza di 400 megawatt con cui alimentare 400 mila famiglie.

La Germania ha deciso di rinunciare alle centrali nucleari e dunque ha preferito puntare sull’eolico e sui grandi impianti offshore. Come ha avuto modo di spiegare Michael Baur il CEO del gruppo che ha costruito l’impianto: Senza questi impianti eolici offshore di grande potenza non è pensabile l’uscita dal nucleare.

Il Giappone dice addio al nucleare

 L'ultimo reattore di 54 in tutto sarà spento il cinque maggio, Tokyo sarà così priva di nucleare a uso civile. Lo ha reso noto l'operatore dell'impianto: rischi di blackout in estate. Tra dieci giorni il Giappone sarà senza nucleare a uso civile: l'ultimo reattore operativo sui 54 totali, il n.3 di Tomari, sarà spento il 5 maggio (''verso le ore 23'').

Lo ha reso noto oggi l'operatore dell'impianto, Hokkaido Electric Power, rilanciando i rischi di blackout in estate.

La Svizzera chiuderà le centrali nucleari entro il 2034

Manifestanti svizzeri contro il nucleare


  Il Consiglio federale ha votato la chiusura definitiva delle centrali entro il 2034, secondo il seguente piano:
La centrale nucleare di Beznau I verrà quindi disattivata nel 2019, Beznau II e Mühleberg nel 2022, Gösgen nel 2029 e Leibstadt nel 2034.
La strategia di approvvigionamento si basa sopratutto sul risparmio energetico; potenziamento dell’idroelettrico e delle rinnovabili; importazione di energia elettrica; ricerca e ampliamento delle reti di trasporto.

Francia: gli ecologisti chiedono un referendum sul nucleare

“Se c‘è da imparare una lezione da Fukushima, è che non è più possibile delegare (a qualcuno) decisioni che coinvolgono a tal punto la salute e la sicurezza di tutti, senza un confronto nazionale che sia il più ampio e il più aperto possibile”. Intellettuali ed ecologisti francesi chiedono una consultazione popolare sul destino delle centrali nucleari e sulla costruzione di nuovi impianti sul territorio nazionale.